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di Annachiara Flaminio

Si avvicina il periodo pasquale ed è innegabile che il mercato risenta degli effetti della guerra attualmente in corso in Ucraina.

Sulle tavole degli italiani quest’anno probabilmente si avrà consumare una quantità più ridotta dell’alimento pasquale per eccellenza: l’agnello. E la motivazione risiede in ragioni di tipo economico.

Il costo degli agnelli nazionali

In Sardegna e Toscana i pastori hanno avuto e continuano ad avere non poche difficoltà nella produzione. Specie nell’isola, i lavoratori hanno diminuito la quantità di agnelli destinati al macello a causa del peso dei suddetti animali e soprattutto del loro costo da vivi. Un prezzo quasi insostenibile per il produttore , al quale deve aggiungere i costi della filiera di distribuzione. Si sceglie dunque di macellare agnelli che non superino i 5 kg in ragione del prezzo più conveniente con cui i pastori li acquistano.

Da costi così elevati ne consegue una maggiorazione del prezzo per il consumatore, che sul banco vendita trova quest’anno agnelli che arrivano anche a 22 euro al kg.

A fronte di una offerta minima, dovuta ad una quantità minore di agnelli macellati, si giunge ad un aumento esponenziale della domanda.

In alternativa al prodotto nazionale è quello che arriva da Macedonia, Croazia, Grecia e Bulgaria. Tali Paesi provano altresì a bilanciare il prezzo degli agnelli distribuiti in Italia, abbassando notevolmente i prezzi. Tuttavia, resta comunque alto il prezzo per l’approvvigionamento degli agnelli stranieri. Una volta sui banconi, il costo dell’animale non può essere inferiore ai 15 euro né superiore ai 17 euro al kg. Occorre però prestare particolare attenzione ai prodotti esteri. Nella maggior parte dei casi si tratta di carcasse di animale congelate, dunque di una qualità nettamente inferiore rispetto a quelli offerti dal nostro Paese.

Al consumatore si consiglia di diffidare dai grandi distributori, preferendo invece acquistare gli agnelli presso il proprio macellaio di fiducia.