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E’ il mestiere simbolo di questa pandemia: il rider. Ma spesso i fattorini su due ruote sono “vittime” di un lavoro senza garanzie e dai diritti incerti.

Gli indagati

La notizia è che sono indagate 6 persone, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza delle società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo. La Procura di Milano ha infatti aperto un’indagine sul colosso americano Uber Eats. Ciò “per verificare se sia configurabile una stabile organizzazione occulta” dal punto di vista fiscale. Lo annuncia il procuratore di Milano Francesco Greco nel corso di una conferenza stampa convocata per fare il punto sulle indagini a tutela dei rider. “E’ bene che sia aperta questa analisi fiscale su Uber Eats, peraltro già in corso. Non è più il tempo – sostiene Greco – di dire sono schiavi ma è il tempo di dire che sono cittadini”. Oltre “60mila lavoratori” di società del delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”, ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. 

Greco

E ciò sulla base, come spiegato nella conferenza stampa della Procura di Milano, di verbali notificati stamani alle aziende. “Diciamo al datore di lavoro – è stato spiegato – di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni”. Altrimenti saranno presi “provvedimenti” specifici. In Italia i rider “hanno un trattamento di lavoro che nega loro un futuro – conclude Greco – e hanno un permesso di soggiorno regolare, ma non permettiamo loro di costruirsi una carriera adeguata”. Riusciranno gli “eroi da strada”, quelli che “hanno permesso a tante aziende di non chiudere” in questo momento di emergenza sanitaria, ad avere maggiori tutele e diritti? Ai posteri l’ardua sentenza.

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