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Abolire numero programmato creerebbe disoccupazione

“Con oggi parte il nuovo corso della selezione per l’accesso a Medicina, è un primo esperimento che porta con sé tante novità”.
Così Maria Triassi, presidente della Scuola di Medicina e chirurgia dell’Università Federico II di Napoli, nel giorno in cui prendono il via i test per accedere a Medicina. Tante le novità: due le sessioni programmate (da oggi a venerdì 21 aprile e dal 15 al 25 luglio), possono accedere alle prove anche gli studenti del quarto anno delle scuole superiori e i candidati possono iscriversi a entrambe le sessioni di accesso.

“Con questo metodo – aggiunge Triassi – c’è maggiore democrazia e partecipazione. I test sono ‘personalizzati’ pur garantendo la qualità a tutti i candidati ma bisogna essere molto veloci e preparati perché si deve rispondere a 50 quesiti in 90 minuti, ma credo che più della metà dei candidati abbia buone possibilità di superare le prove”.
Triassi ha sottolineato come “anche in virtù della pandemia da covid, la professione medica è sotto i riflettori ed è diventata molto ambita ma dobbiamo stare attenti a mettere in campo una corretta programmazione”.

Resta caldo infatti il tema del numero programmato per l’accesso ai corsi di medicina. Una questione rispetto alla quale la presidente della Scuola federiciana si dice contraria all’accesso libero.

“Negli ultimi tre anni sono aumentati i posti messi a concorso che sono quasi raddoppiati – sottolinea Triassi – la carenza di medici con cui ci confrontiamo oggi è frutto di una cattiva programmazione del passato in cui non si è previsto il massiccio pensionamento degli ingressi nel sistema sanitario che c’è stato alla fine anni Settanta.

Eliminare il numero programmato significherebbe creare una nuova disoccupazione medica come ci ha insegnato l’esperienza degli anni Settanta e Ottanta, pertanto – evidenzia – dobbiamo fare il massimo per programmare l’esatto numero di medici necessari al fabbisogno della popolazione.

Questa è la scommessa importante che si sta cercando di vincere. A ciò si aggiunge un dato poco conosciuto: formare un medico ha un costo elevato al punto che ci sono alcuni Paesi che decidono di ‘importarli’ abdicando alla formazione”.