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Troppo dilagante per non parlare della questione femminicidi che imperversa nel mondo: dalla Turchia di Erdogan al caso Everard questo argomento merita un occhio di riguardo serio. Ne parliamo in Vox Populi, Vox Mea del 22 marzo

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Sarah Everard e l’ingiustizia dell’innocenza

Non merita tante spiegazioni tutto quello che è successo nei giorni scorsi per le strade di Londra e dell’Inghilterra tutta. Questa settimana scrissi un articolo, con tanto di osservazioni, sulla questione della giovane 33enne inglese.

Sarah non aveva fatto nulla di male. Ma la condizione della donna nel “mondo moderno” è preoccupante. Sembra di fare 10 passi indietro ogni volta che se ne fa uno davanti. Una situazione insostenibile, e non solo per la dignità femminile, bensì per il concetto di donna libera che non riesce a trovare il suo spazio nella società attuale.

Quello di Sarah, come dicevo, non è solo l’ennesimo femminicidio, ma un’altra dimostrazione che la “supremazia” maschile è ancora uno scoglio che appare invalicabile. Proteste e manifestazioni, a volte anche violente, potrebbero essere necessarie nei limiti di un governo dedito alla protezione di tale categoria, se categoria si può chiamare.

È incredibile pensare che una donna, che sia mamma, figlia, sorella, moglie o fidanzata debba, nel 2021, stare ancora attenta all’uomo nero. Perché è questo quello che è accaduto nel sud est di Londra.

Sarah si sentiva per qualche motivo minacciata, tanto da rivolgersi a un uomo in uniforme. Uno di quelli che avrebbe dovuto proteggerla e invece l’ha fatta a pezzi, rendendola irriconoscibile, e gettandola come un sacco di patate in un bosco del Kent.

Ma allora, non si può nemmeno più camminare?

Chiediamo per Sarah.

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La Turchia di Erdogan: le donne che “non meritano”

Se si dovesse dimostrare un esempio di negligenza ed obsolescenza, quello sarebbe il caso della Turchia di Recep Erdogan. Come ampiamente raccontato in un recente articolo – nel Paese comandato da un uomo che ha modellato la costituzione a sua immagine e somiglianza – la Turchia è uscita fuori dalla Convenzione di Istanbul.

Ma cos’è questa tanto acclamata Convenzione di Istanbul? In realtà la denominazione ufficiale di questa convenzione dovrebbe spiegare già di per se di cosa parliamo: “Convenzione del consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. Aperta alla firma dall’11 maggio ad Istanbul.

Il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza. Vuol dire che Erdogan, allora primo ministro, avrebbe firmato ed acconsentito ad una serie di leggi a tutela della violenza domestica – fenomeno che colpisce quotidianamente le donne turche – e delle donne del suo Paese in generale.

Non trova scuse e motivazioni che reggano, questa scelta tanto discordante con i principi di famiglia di cui tanto si vanta il governo in carica. Ma la domanda – come al solito ne lascio una – è un’altra.

In un Paese dove sono state uccise 77 donne nei primi 78 giorni del 2021, ed un totale di 300 nell’arco di tutto il 2020…qual è il problema principale?

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