La piccola enclave spagnola di Ceuta, lembo di terra europeo incastonato nella costa nordafricana, sta affrontando la più drammatica crisi migratoria della sua storia recente. Tra il 30 e il 31 luglio, una fiumana umana stimata in circa 60.000 persone ha letteralmente travolto i confini, aggirando le barriere e gettandosi in mare a nuoto pur di calpestare il suolo dell’Unione Europea. Il bilancio di questo assalto di massa è tragico: ad oggi sono almeno 84 i cadaveri recuperati dalle squadre di subacquei lungo le coste del Tarajal, mentre le strutture sanitarie e logistiche locali sono andate istantaneamente al collasso.
Le cause scatenanti di questo esodo improvviso rimangono al centro di un duro scontro geopolitico. Il governo del Marocco ha inizialmente attribuito l’ondata a una campagna di disinformazione virale rimbalzata sui social media, ma diversi analisti internazionali sospettano che Rabat abbia deliberatamente allentato le maglie dei controlli alla frontiera per esercitare una forte leva politica su Madrid e Bruxelles. A complicare lo scenario normativo vi è anche una recente sentenza della Corte Suprema spagnola, che ha messo fine ai respingimenti automatici dei migranti intercettati in acqua.
Nelle ultime ore, tuttavia, la situazione nell’exclave sta lentamente evolvendo verso una tesa normalità. Le autorità locali segnalano che oltre 73.000 migranti sono già rientrati o sono stati ricondotti in territorio marocchino grazie a un’accelerazione delle procedure di rimpatrio concordate tra i due Paesi. Nonostante il progressivo svuotamento delle strade, l’emergenza umanitaria non si può dire conclusa. Si stima che almeno 5.000 persone vivano ancora nascoste in aree isolate, edifici abbandonati e zone periferiche di Ceuta.
La crisi ha immediatamente innescato un violento terremoto politico all’interno della stessa Unione Europea, riaccendendo le frizioni sulla gestione dei confini esterni. Il governo italiano ha reagito con estrema fermezza all’evento, minacciando la sospensione del trattato di Schengen con la Spagna per prevenire il transito incontrollato di migranti irregolari sul proprio territorio. Una presa di posizione che ha scatenato l’immediata reazione di Madrid, che ha respinto le critiche accusando Roma di non essere all’altezza della gestione dei flussi. Con la tensione che sale anche tra i residenti dell’enclave, i ministri dell’Interno europei si preparano a un vertice straordinario per coordinare una stretta comune e definire nuove misure di protezione delle frontiere.