Il vento sovranista soffia sull’Europa: Germania, Italia e Francia alla prova del consenso
L’estate del 2026 è una delle più torride degli ultimi anni, sia sotto l’aspetto climatico sia su quello politico. Da una parte, le alte temperature e i repentini cambiamenti meteorologici continuano ad alimentare l’eterno dibattito tra ambientalisti e mondo della politica: i primi lanciano nuovi allarmi sugli effetti del cambiamento climatico, mentre i secondi, almeno in parte, difendono le esigenze del sistema produttivo e del mondo dell’industria.
In questa stagione, però, anche il termometro della politica sta raggiungendo livelli altissimi, alimentato dalla crescente ondata sovranista che attraversa l’Occidente. Se da una parte del mondo l’asse USA-Israele è alle prese con la guerra in Medio Oriente e con le rispettive campagne elettorali — quelle di metà mandato per il presidente americano Donald Trump e quelle parlamentari nello Stato ebraico per Benjamin Netanyahu — anche in Europa le destre stanno cercando di aprire un nuovo corso politico nel tentativo di rilanciare la propria immagine, dopo che slogan come America First hanno mostrato risvolti tutt’altro che positivi.
In particolare, i Paesi nei quali questa nuova stagione politica appare più evidente sono Italia e Germania, due nazioni che, nel secolo scorso, furono alleate durante la Seconda guerra mondiale sotto i regimi di Benito Mussolini e Adolf Hitler e che, dopo la sconfitta dell’Asse, hanno intrapreso un lungo percorso di ricostruzione democratica destinato a ridefinire il loro ruolo in Europa.
Oggi, in Italia e in Germania, stanno prendendo forza nuove formazioni politiche che fanno della difesa dell’identità nazionale uno dei principali cavalli di battaglia. In Italia Futuro Nazionale, fondato dal generale Roberto Vannacci. In Germania Alternativa per la Germania (AfD), guidata da Alice Weidel, leader di estrema destra dichiaratamente lesbica che convive con la produttrice cinematografica svizzera Sarah Bossard, con la quale ha adottato due bambini.
Il leitmotiv di entrambe le formazioni è la cosiddetta remigrazione, ossia il progetto di favorire il rimpatrio nei Paesi d’origine degli immigrati, anche regolarmente presenti sul territorio, attraverso accordi bilaterali o multilaterali tra Stati e l’introduzione di incentivi economici.
Se in Italia il fenomeno Vannacci continua a dividere profondamente l’opinione pubblica, attirando una parte dell’elettorato di destra deluso dall’attuale governo Meloni e facendo registrare una crescita costante nelle adesioni e nei sondaggi, il fronte più moderato prende sempre più le distanze dall’ex generale. Nelle scorse settimane Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria e vicesegretario nazionale di Forza Italia, ha liquidato la remigrazione come una «stronzata», definendola un’idea tanto rozza quanto impraticabile.
Il congresso dell’AfD: contestazioni in Germania
Nei giorni scorsi si è celebrato a Erfurt, capitale del Land della Turingia, il congresso dell’AfD. Una scelta che ha fatto discutere l’opinione pubblica tedesca, poiché l’assise si è svolta proprio nel centenario del congresso del Partito Nazionalsocialista del 4 luglio 1926 a Weimar, distante appena una ventina di chilometri. Una coincidenza, secondo i vertici del partito, che hanno respinto qualsiasi accostamento storico, ma che per molti osservatori rappresenta un simbolismo difficile da ignorare. Se il precedente congresso, svoltosi nel gennaio 2025 ad Halle, in Sassonia, era passato alla storia per il videocollegamento di Elon Musk, allora vicino al presidente americano Donald Trump e membro della sua amministrazione come responsabile del Dipartimento per l’efficienza governativa, quello di Erfurt è stato invece caratterizzato dalle proteste di piazza.
Decine di migliaia di persone, tra le 31 mila stimate dalla polizia e le oltre 50 mila rivendicate dagli organizzatori, hanno manifestato contro il partito di estrema destra, dando vita alla mobilitazione denominata “Resistenza”. I manifestanti, sostenuti da sindacati, associazioni della società civile e partiti della sinistra, hanno bloccato gli accessi alla città, con alcuni attivisti che si sono calati con corde da un ponte autostradale e altri che hanno occupato le principali arterie del centro urbano nel tentativo di rallentare l’arrivo dei delegati. Nonostante alcuni momenti di tensione, durante i quali la polizia ha fatto ricorso anche ai lacrimogeni e alcuni giornalisti sono rimasti feriti, la maggior parte delle manifestazioni si è svolta in maniera pacifica.
All’interno del congresso, intanto, il partito ha ribadito la propria linea dura sull’immigrazione: poco prima dell’apertura dei lavori sui canali social dell’AfD è stata diffusa la canzone “Send them back” (“Rimandateli indietro”), mentre nel centro congressi erano in vendita cartoline con lo slogan “You will be deported” (“Sarai deportato”). Sul piano politico, il congresso si è concluso con la riconferma alla guida del partito di Alice Weidel e Tino Chrupalla, confermando la continuità della leadership che negli ultimi anni ha accompagnato la crescita dell’AfD fino a trasformarla in una delle principali forze politiche della Germania.
Germania e Italia, due strategie diverse verso i sovranisti
Tuttavia, contestazioni di piazza a parte, l’estrema sinistra tedesca ha mostrato una significativa apertura nei confronti della controparte sovranista. La leader del Bündnis Sahra Wagenknecht – Vernunft und Gerechtigkeit (BSW), Sahra Wagenknecht, ha infatti teso la mano all’AfD proponendo una collaborazione istituzionale per superare il cosiddetto “cordone sanitario”, ossia l’isolamento politico imposto dai principali partiti tedeschi nei confronti della formazione guidata da Alice Weidel e Tino Chrupalla.
Pur rimanendo profonde le differenze ideologiche, i due opposti estremismi sembrano convergere su alcuni dossier ritenuti strategici, a partire dalla riduzione dell’immigrazione e dal rilancio dei rapporti con la Russia, con il ripristino dei gasdotti Nord Stream. Un terreno comune che ha alimentato il dibattito politico tedesco e riportato d’attualità, secondo alcuni osservatori, la teoria del Querfront, ovvero la collaborazione tra forze agli estremi opposti dello schieramento politico.
Almeno per il momento, però, la proposta di Wagenknecht non sembra destinata a concretizzarsi. Alice Weidel ha infatti respinto l’ipotesi di un’intesa, ribadendo che l’obiettivo dell’AfD non è quello di essere semplicemente tollerata dagli altri partiti, bensì di conquistare la guida del governo federale come prima forza politica della Germania.
Uno scenario profondamente diverso rispetto a quello italiano. Se in Germania una parte della sinistra radicale sembra disposta ad aprire un dialogo con i sovranisti, in Italia Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, continua a trovare forti resistenze sia tra le forze progressiste sia all’interno dello stesso centrodestra. Le critiche espresse nelle scorse settimane dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che ha definito la remigrazione una «stronzata», rappresentano soltanto uno dei segnali di un isolamento politico che appare trasversale.
A confermare questa linea contribuisce anche il dibattito sulla possibile nuova legge elettorale, ribattezzata “Melonellum”. Tra le ipotesi allo studio vi sarebbe infatti una norma che imporrebbe a Futuro Nazionale di affrontare la raccolta delle firme per presentare le proprie liste, nonostante il movimento possa già contare sull’adesione di parlamentari e sulla costituzione della componente FREE all’interno del Gruppo Misto della Camera. Un’eventualità che, secondo i sostenitori di Vannacci, rischierebbe di trasformarsi in un ulteriore ostacolo alla crescita del partito in vista delle prossime elezioni politiche.
Il destino di Marine Le Pen nelle mani della Corte d’Appello
Mentre in Germania l’AfD consolida la propria crescita e in Italia il dibattito ruota attorno alla nascita di Futuro Nazionale, in Francia il futuro del Rassemblement National resta appeso alla decisione della Corte d’Appello. A poche ore dalla sentenza, Marine Le Pen ha ribadito di non avere paura del verdetto, pur consapevole che la conferma della condanna in primo grado le impedirebbe di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2027. In quel caso, la leader del RN ha assicurato che sosterrà “con grande energia, convinzione e fiducia” la candidatura del presidente del partito, Jordan Bardella, considerato da tempo il suo successore naturale. Se invece la pena dovesse essere ridotta o annullata, Le Pen potrebbe tornare in corsa per l’Eliseo, a condizione di poter svolgere liberamente la campagna elettorale. Intanto, dietro l’immagine di unità mostrata dai due dirigenti, emergono anche differenze politiche, come dimostra la recente apertura di Bardella a una revisione della storica posizione del partito sulle pensioni. La decisione della magistratura francese potrebbe quindi non solo determinare il destino politico di Marine Le Pen, ma anche ridefinire gli equilibri interni del Rassemblement National in vista della prossima sfida presidenziale.

