Israele-Iran, pioggia di missili e nuova escalation in Medio Oriente
L’escalation militare tra Israele e Iran, già un tema centrale del nuovo equilibrio geopolitico regionale, è precipitata nelle ultime ore con un attacco preventivo di USA e Israele contro Theran denominato “Il ruggito del leone”. Ad annunciarlo è stato il ministro della Difesa dello Stato ebraico, Israel Katz, mentre l’IDF ha comunicato che la prima salve di missili ha sorpreso il paese nella mattinata, costringendo il comando militare a emettere immediatamente ordini di protezione civile per le aree direttamente sotto tiro. Immediato il contrattacco israeliano, che ha reso ancora più drammatica la situazione, con sirene d’allarme che sono risuonate non solo in Israele ma anche in alcune zone della Giordania confinante.
Come riportato dall’Ansa, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto ai membri delle Guardie Rivoluzionarie, delle forze armate e della polizia: “Deponete le armi e sarete trattati giustamente con l’immunità totale o affronterete una morte certa”. Lo ha detto Donald Trump lanciando anche un messaggio “al grande e orgoglioso popolo iraniano: l’ora delle libertà è vicina. State al riparo, non lasciate le vostre abitazioni, è molto pericoloso là fuori. Ci sono bombe che cadono ovunque”.
Nel giugno scorso gli Stati Uniti avevano lanciato l’operazione militare denominata “Martello di Mezzanotte” contro tre siti nucleari iraniani — Fordow, Natanz ed Esfahan — aprendo una fase di altissima tensione culminata in dieci giorni di intenso scambio di missili e nel crescente timore di un’escalation nucleare nella regione.
Nei giorni scorsi, a Ginevra, si è tenuto il terzo round di colloqui indiretti sul nucleare mediato dal ministero degli Esteri dell’Oman con Steve Witkoff e Jared Kushner rappresentanti della delegazione di Washington, e una delegazione di Teheran guidata dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi. Seppur in quella sede non sono stati firmati accordi, il dialogo lasciava trasparire sensazioni positive.
La dimensione dell’attacco e la rapidità della risposta militare israeliana segnano un salto di intensità nei rapporti tra le capitali di Gerusalemme e Teheran, già tesi da anni per via dei programmi nucleari iraniani e delle dinamiche di influenza nel Levante. La reazione dell’Iran si inserisce infatti in un quadro più ampio di contro-offensiva regionale in risposta alle operazioni militari israeliane in Siria e nei confronti di gruppi filoiraniani in Libano e Iraq.
Reazioni militari e scenari futuri
Dall’altra parte, l’IDF ha dichiarato di aver intercettato, nella misura possibile, una parte dei razzi in arrivo, grazie ai sistemi di difesa anti-missile come l’Iron Dome (Cupola di Ferro). Tuttavia, la rapidità e la quantità dei lanci hanno messo alla prova anche le capacità di difesa israeliane, confermando la natura grave di questa nuova fase di tensione.
Non sono mancate dichiarazioni di responsabilità da Teheran, che parla di “risposta giustificata” alle pressioni israeliane e alle operazioni delle forze congiunte americane e israeliane nella regione. Le autorità militari iraniane, nei loro comunicati, hanno sottolineato di aver scelto una risposta “proporzionata e mirata”, pur mantenendo aperto il canale diplomatico con altre potenze internazionali.
La contro-offensiva missilistica rappresenta un salto di qualità nell’escalation che attraversa il Medio Oriente da anni. Se nei mesi scorsi gli scontri si erano concentrati su operazioni locali, supporto ai proxy e confronti indiretti, l’uso diretto di missili contro il territorio nemico indica una fase in cui gli attori statali sono pronti a superare le barriere convenzionali della “guerra per procura”.
Allarme per la popolazione
Il lancio missilistico ha avuto immediati riflessi per la popolazione civile. Come dichiarato dal responsabile delle scuole della Custodia di Terra Santa, Padre Ibrahim Faltas, si respira un clima di tensione e paura “simile a quello del 7 ottobre 2023”. Una percezione diffusa tra i residenti, tornati a convivere con sirene, rifugi e comunicazioni di emergenza.
L’Israeli Defense Forces (IDF) ha utilizzato piattaforme social e sistemi di allarme per ordinare ai residenti israeliani, soprattutto nelle zone settentrionali e nel centro del Paese, di raggiungere immediatamente i rifugi pubblici e privati. Le sirene sono risuonate anche in aree urbane densamente popolate, creando scene di corsa verso spazi protetti e una percezione di rischio pervasiva.
La Giordania, che condivide un lungo confine con Israele e mantiene un ruolo delicato nei rapporti diplomatici regionali, ha registrato attivazioni delle sirene di emergenza in alcune località, sebbene non siano stati riportati colpi diretti sul suo territorio. Le autorità di Amman, pur mantenendo una posizione cauta, hanno espresso preoccupazione per il possibile allargamento del conflitto.
La tensione coinvolge anche le cancellerie europee. “La situazione è molto preoccupante, già abbiamo ridotto da alcune settimane al minimo la presenza diplomatica a Teheran. Siamo pronti all’evacuazione anche degli italiani che volessero farlo, come abbiamo fatto in occasione della guerra di qualche mese fa”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Antonio Tajani a SkyTg24.
Il titolare della Farnesina ha spiegato che l’Italia segue “minuto per minuto l’evolversi della situazione” e che già da giorni era stato rivolto un invito ai connazionali a lasciare il Paese. Turisti e lavoratori temporanei avrebbero già fatto rientro, mentre resterebbero in Iran soprattutto cittadini residenti stabilmente, spesso con legami familiari misti.
Una riunione d’emergenza alla Farnesina servirà ora a valutare eventuali provvedimenti, compresa un’evacuazione organizzata dei connazionali, qualora le condizioni lo rendessero necessario e compatibile con i livelli di sicurezza. Un ulteriore segnale di quanto la crisi stia assumendo contorni sempre più ampi, ben oltre il fronte militare diretto.
Verso un possibile allargamento del conflitto
L’allarme resta alto: il coinvolgimento di popolazioni civili e la reazione delle difese israeliane segnano una possibile apertura di un fronte più ampio. In un contesto in cui sono in corso anche negoziati diplomatici sul nucleare con l’intermediazione di capitali europee e statunitensi, la violenza armata rischia di compromettere ogni tentativo di distensione.
Il linguaggio usato finora da Gerusalemme è quello della difesa: proteggere i civili, preservare l’integrità territoriale, e rispondere agli attacchi con precisione e determinazione. Dall’altra parte, Teheran sembra voler consolidare un ruolo di potenza regionale in grado di esercitare deterrenza di fronte a presunte minacce.
Ma il conflitto sembra ora propagarsi oltre l’asse diretto tra Israele e Iran. Nuove e forti esplosioni hanno scosso il Golfo. La capitale del Bahrein, Manama, sarebbe stata colpita dopo che una base statunitense presente sul territorio era stata oggetto di un attacco missilistico attribuito all’Iran, in risposta ai raid condotti da Stati Uniti e Israele. A riferirlo è l’agenzia di stampa francese Afp.
Negli stessi minuti, potenti esplosioni sono state udite anche a Doha, capitale del Qatar. Il Ministero della Difesa di Doha aveva poco prima annunciato che tutti i missili lanciati dall’Iran erano stati intercettati prima di raggiungere il territorio nazionale, parlando di minaccia “gestita immediatamente” secondo i protocolli di sicurezza pre-approvati. Parole ufficiali a cui, tuttavia, hanno fatto seguito nuove detonazioni percepite in diverse aree della città.
La comunità internazionale osserva con apprensione la situazione in Medio Oriente, che resta al centro del confronto globale, conscia che da questi sviluppi dipende non solo la sicurezza di Gerusalemme e dei paesi confinanti, ma anche l’equilibrio di un’area dove ogni scintilla rischia di trasformarsi in incendio su vasta scala.

