Il presidente statunitense Donald Trump ha attaccato nuovamente la premier italiana Giorgia Meloni.
Con un fotomontaggio denigratorio diffuso sulla piattaforma Truth, il tycoon ha pubblicato un’immagine della presidente del Consiglio in un presunto atteggiamento di adorazione nei suoi confronti, accompagnata dalla didascalia: “Serve un ordine restrittivo“.
L’episodio rappresenta il culmine di un’escalation diplomatica iniziata a giugno 2026, quando il capo della Casa Bianca aveva dichiarato a mezzo stampa che Meloni lo avesse “implorato” per un selfie al vertice del G7 di Evian, aggiungendo di aver assecondato la richiesta solo per “pena”. Dietro i continui affondi social e personali si nascondono profonde frizioni geo-politiche. Trump non ha perdonato all’esecutivo italiano la decisione di mantenere una linea di cautela strategica nello Stretto di Hormuz e la mancata adesione attiva ad azioni militari dirette contro l’Iran.
Nelle ultime ore il leader americano ha rincarato la dose. Ha pubblicamente affermato che la premier starebbe registrando un forte calo di popolarità in Italia e che starebbe cercando di riavvicinarsi a Washington ora che gli Stati Uniti hanno rivendicato successi sul fronte mediorientale.
Le reazioni istituzionali
Mentre a giugno Meloni aveva replicato duramente via Instagram sottolineando che “l’Italia non implora mai”, questa volta Palazzo Chigi ha scelto la linea del silenzio istituzionale per non alimentare la propaganda. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha aspramente stigmatizzato le continue provocazioni del presidente statunitense, definendole parole che si commentano da sole. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha invece cercato di gettare acqua sul fuoco, ricordando che i leader passano ma i rapporti storici tra i due Paesi alleati devono rimanere saldi.
L’attacco giunge in un momento di massima vulnerabilità per gli equilibri geopolitici occidentali. La provocazione via social è stata infatti lanciata alla vigilia del delicatissimo vertice della Nato in programma ad Ankara. In questa sede i capi di Stato europei dovranno ridiscutere i budget per la difesa comune e la tenuta dell’alleanza atlantica, minata proprio dall’approccio imprevedibile della presidenza americana.