Trump in Medio Oriente: vertice a Sharm e dichiarazioni su Gaza e Ucraina
Dopo la prima fase del piano di pace firmato il 9 ottobre a Sharm el-Sheikh, in Egitto, dalle delegazioni di Israele e di Hamas, sono iniziate le liberazioni dei 20 ostaggi israeliani ancora vivi e la restituzione dei corpi di 28 ostaggi deceduti. Un passo significativo in un contesto di tensione che resta altissimo, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione ogni sviluppo.
In questo scenario il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è partito per un breve viaggio in Medio Oriente, con tappe previste in Israele e in Egitto. Il capo della Casa Bianca trascorrerà circa otto ore nella regione, dove sarà in Israele nel corso della mattinata e ripartirà dall’Egitto nel pomeriggio, dopo il vertice a Sharm El-Sheikh al quale parteciperà anche il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Prima di imbarcarsi sull’Air Force One, come riportato dall’Ansa, Trump ha definito il viaggio “speciale” e ha sottolineato il suo coinvolgimento in un momento così delicato: “È un onore partecipare a un evento simile”.
Durante il viaggio, il tycoon ha espresso la sua disponibilità a visitare la Striscia di Gaza, sottolineando il desiderio di “metterci piede”, anche se senza indicare tempistiche precise. Commentando la situazione regionale, ha osservato come il sostegno della popolazione sia unanime, un fenomeno che, secondo lui, non ha precedenti: “Migliaia di persone in Israele e nei Paesi arabi applaudono insieme, qualcosa che non era mai successo prima”.
Ai microfoni dei giornalisti, Donald Trump ha inoltre fatto riferimento alla guerra in Ucraina, dichiarando che potrebbe discutere con Vladimir Putin della possibilità di fornire missili Tomahawk a Kiev, definendo un eventuale invio “un nuovo atto di aggressione” se il conflitto non fosse risolto. Ha poi aggiunto di aver avuto una buona conversazione telefonica con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e ha sottolineato il bisogno urgente di sistemi Patriot da parte dell’Ucraina.

