Legge elettorale, è già battaglia: il centrodestra cerca l’intesa, Schlein promette il muro
Uno dei temi più caldi di questa torrida estate, almeno sul fronte della politica interna, è senza dubbio quello della riforma della legge elettorale, già ribattezzata dagli addetti ai lavori “Melonellum”, destinata nelle intenzioni della maggioranza a sostituire l’attuale Rosatellum.
L’attuale sistema elettorale prevede l’assegnazione di circa un terzo dei seggi attraverso collegi uninominali maggioritari e dei restanti due terzi con un sistema proporzionale. La proposta su cui sta lavorando il centrodestra introduce invece un premio di maggioranza pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la lista o la coalizione capace di superare il 42% dei voti e di risultare prima in entrambi i rami del Parlamento. Il premio, tuttavia, non potrà superare il limite di 220 deputati a Montecitorio e 113 senatori a Palazzo Madama. Qualora nessuna forza politica raggiungesse la soglia prevista, il meccanismo decadrebbe automaticamente lasciando spazio a un sistema proporzionale puro, privo di qualsiasi premio di maggioranza.
Il progetto di riforma continua a dividere tanto il mondo politico quanto l’opinione pubblica. Se le opposizioni promettono battaglia parlamentare, all’interno della stessa maggioranza prosegue il confronto per trovare una sintesi condivisa sul testo definitivo.
Il principale nodo resta quello delle preferenze. Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme a Noi Moderati di Maurizio Lupi, spinge per reintrodurre il voto di preferenza, mantenendo al tempo stesso i capilista bloccati e introducendo il voto disgiunto, ossia la possibilità per l’elettore di scegliere un candidato premier e un candidato appartenente a una lista diversa.
Più prudente appare invece Forza Italia. Il partito guidato da Antonio Tajani preferirebbe mantenere l’impianto previsto dal cosiddetto Bignami bis oppure affrontare una riforma organica delle preferenze, evitando interventi parziali. Ancora più cauta la posizione della Lega. Secondo il Carroccio, infatti, il ritorno delle preferenze potrebbe produrre effetti significativi sulla distribuzione territoriale del consenso, soprattutto all’interno di un sistema proporzionale fondato sui collegi.
Nei giorni scorsi, all’interno del partito di Matteo Salvini, si era diffusa la preoccupazione che il voto fuori sede potesse determinare uno spostamento dell’elettorato dal Mezzogiorno verso il Nord, alterando il peso politico di alcuni collegi settentrionali. Un’ipotesi che lo stesso vicepremier ha successivamente ridimensionato, dichiarandosi favorevole, anche attraverso i propri canali social, all’introduzione del voto fuori sede.
Intanto il calendario parlamentare procede rapidamente. Il termine per la presentazione degli emendamenti è stato fissato a lunedì 13 luglio, una data che potrebbe rappresentare il primo vero banco di prova per misurare gli equilibri interni alla maggioranza e comprendere se il Melonellum riuscirà davvero a imboccare il percorso legislativo oppure dovrà ancora essere oggetto di modifiche e mediazioni.
La Russa apre alle preferenze: “Sarà il Parlamento a decidere”
Sul delicato dossier della riforma elettorale è intervenuto anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che, come riportato dall’Ansa, ha invitato a non considerare ancora chiusa la partita sulle preferenze. A margine di un convegno, la seconda carica dello Stato ha sottolineato come la decisione finale spetterà al Parlamento, mostrando fiducia nella possibilità di raggiungere una mediazione all’interno della maggioranza.
La Russa ha ricordato come oggi siano numerose le forze politiche favorevoli al ritorno delle preferenze, auspicando che il confronto possa approdare a una sintesi condivisa. Quanto a Fratelli d’Italia, il presidente del Senato si è detto convinto che il partito presenterà un proprio emendamento, pur ribadendo che ogni scelta dovrà essere preventivamente concordata con gli alleati di governo. Un equilibrio non semplice da raggiungere, considerato che Forza Italia e Lega continuano a manifestare più di una perplessità sia sul meccanismo delle preferenze sia sul voto fuori sede.
Schlein all’attacco: “Cambiano le regole perché hanno paura di perdere”
Sul fronte opposto, le opposizioni promettono battaglia. Nelle scorse ore la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, intervenendo da Napoli nel corso di un’iniziativa insieme agli altri leader del cosiddetto campo largo — Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli — ha sferrato un duro attacco alla maggioranza.
La leader dem, stando a quanto riportato da Skytg24 il centrodestra avrebbe dedicato oltre tre ore di riunione esclusivamente alla riforma della legge elettorale, con “otto uomini” impegnati, a suo dire, a modificare le regole del voto per timore di perdere le prossime elezioni. Schlein ha quindi annunciato che le opposizioni faranno muro contro il Melonellum, rilanciando al tempo stesso la costruzione di un’alternativa politica condivisa con gli alleati e ribadendo la volontà di proseguire il percorso unitario del centrosinistra partendo dai territori e dalle istanze dei cittadini.

