Tra Ponte e cantieri, la sfida delle grandi opere del Governo Meloni
Il governo Meloni sta battendo qualsiasi record di longevità della storia repubblicana. Tuttavia, tolto il fatto di essere stato il primo esecutivo guidato da una donna e l’austera politica economica accompagnata dal taglio del cuneo fiscale, manca ancora quel (o quei) masterpiece da consegnare agli annali.
Si è provato con la riforma della giustizia promossa dal guardasigilli Carlo Nordio, che mirava alla separazione delle carriere, ma il progetto è stato bocciato dai cittadini con il voto referendario del 22 e 23 marzo.
Manca ancora un anno alla fine della legislatura e, sotto il profilo istituzionale, la partita del governo resta aperta sui temi del premierato e dell’autonomia differenziata.
Se invece guardiamo alle grandi opere, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, è al lavoro per cercare di lasciare al Paese infrastrutture destinate a segnare il suo passaggio al governo.
Il sogno del vicepremier e titolare del MIT resta il Ponte sullo Stretto di Messina, l’imponente infrastruttura che dovrebbe unire la Sicilia al resto del continente, divenuta ormai un’autentica tela di Penelope che sembra destinata, almeno nella realtà in atto, a non vedere la luce. Il progetto del Ponte continua a dividere politica, tecnici e opinione pubblica. Mentre gli esponenti del governo considerano l’opera una delle infrastrutture strategiche più importanti per il Paese, nelle ultime settimane sono emerse nuove criticità che riguardano sia i costi di attraversamento sia i ritardi accumulati nella fase progettuale.
Il nodo dei pedaggi
Uno dei principali punti interrogativi riguarda le future tariffe di attraversamento. Secondo le stime del Governo, il Ponte dovrebbe essere in grado di sostenersi economicamente grazie ai pedaggi versati dagli automobilisti e dai mezzi pesanti che ogni giorno attraverseranno lo Stretto.
L’amministratore delegato della società Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha più volte ipotizzato costi compresi tra i 4 e i 10 euro a seconda della tipologia di veicolo: circa 4 euro per le moto, 7 euro per le automobili e fino a 10 euro per i camion.
Tuttavia, le valutazioni dell’Autorità di Regolazione dei Trasporti hanno sollevato alcuni dubbi. Secondo le simulazioni contenute nel Piano Economico Finanziario, la tariffa media necessaria per garantire l’equilibrio economico dell’opera potrebbe risultare molto più elevata rispetto alle cifre finora comunicate.
La società Stretto di Messina ha però precisato che il valore indicato dall’Autorità rappresenta una media ponderata riferita all’intero traffico annuo e non il costo effettivo che pagherà il singolo automobilista.
Resta comunque aperto il tema della sostenibilità economica dell’infrastruttura. Per raggiungere l’autosufficienza finanziaria, infatti, il Ponte dovrebbe essere attraversato ogni anno da oltre dieci milioni di veicoli. Pedaggi troppo elevati potrebbero scoraggiare parte dell’utenza e rendere più difficile il raggiungimento degli obiettivi previsti.
I ritardi costano 12 milioni di euro
Accanto alla questione delle tariffe emerge anche quella dei ritardi accumulati nella progettazione.
A causa dello slittamento delle tempistiche previste, la società Stretto di Messina dovrà infatti restituire circa 12 milioni di euro ottenuti dall’Unione Europea per sostenere le attività progettuali dell’opera.
Si tratta di una battuta d’arresto significativa per un progetto che punta ad accedere nuovamente ai finanziamenti europei nei prossimi bandi comunitari.
L’obiettivo resta il via libera definitivo
Nonostante le difficoltà, il progetto continua comunque il suo percorso istituzionale. Da Bruxelles sono arrivati giudizi tecnici favorevoli che hanno consentito all’opera di ottenere valutazioni positive nell’ambito dei programmi europei dedicati alle grandi infrastrutture.
Per il governo il Ponte sullo Stretto rappresenta un tassello fondamentale per migliorare i collegamenti tra Sicilia e Calabria e rafforzare il ruolo logistico del Mezzogiorno nel Mediterraneo.
Resta però da capire se le questioni legate ai costi, ai tempi di realizzazione e alla sostenibilità economica riusciranno a essere superate nei prossimi anni. Solo allora sarà possibile comprendere se quella che da decenni è una delle opere più discusse d’Italia riuscirà finalmente a trasformarsi da progetto a realtà.
Dalla Sicilia alla Liguria: il Governo accelera sulle grandi opere
Se il Ponte sullo Stretto continua a rappresentare una delle opere simbolo dell’agenda infrastrutturale del Governo Meloni, anche la Liguria si conferma al centro della strategia nazionale per il rilancio dei collegamenti e della logistica.
Negli ultimi giorni il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha infatti intensificato il confronto con le istituzioni regionali e con i principali soggetti coinvolti nella realizzazione delle opere strategiche del territorio, con l’obiettivo di accelerare i cantieri e migliorare la mobilità di cittadini e imprese.
Estate senza cantieri: l’obiettivo sulla rete autostradale
Lo scorso 27 maggio si è svolta al Mit una riunione operativa dedicata ai principali dossier infrastrutturali liguri. Al centro del confronto vi è stata soprattutto la gestione della rete autostradale durante la stagione estiva.
L’obiettivo condiviso tra Governo, Regione e concessionari è quello di procedere alla progressiva rimozione dei cantieri lungo le autostrade liguri per limitare al massimo i disagi durante i mesi caratterizzati dal maggior afflusso turistico e commerciale.
Un tema particolarmente sentito in una regione che da anni convive con lavori di ammodernamento della rete viaria che, se da un lato risultano necessari, dall’altro hanno spesso provocato lunghe code e difficoltà per residenti, autotrasportatori e visitatori.
Il tunnel della Val Fontanabuona torna al centro del dibattito
Durante l’incontro si è tornato a parlare anche del tunnel della Val Fontanabuona, infrastruttura considerata strategica per migliorare i collegamenti tra l’entroterra e la costa ligure.
Secondo quanto emerso dal vertice, il percorso tecnico e amministrativo dell’opera starebbe procedendo secondo il cronoprogramma previsto, confermando la volontà delle istituzioni di portare avanti un progetto atteso da decenni dal territorio.
Genova punta sul tunnel subportuale
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tunnel subportuale di Genova, uno dei progetti più ambiziosi previsti per il capoluogo ligure.
L’opera è considerata fondamentale per alleggerire il traffico cittadino e migliorare i collegamenti con il porto, uno dei principali scali commerciali del Mediterraneo. Il progetto si inserisce all’interno di una più ampia strategia di potenziamento della logistica ligure, destinata a rafforzare il ruolo di Genova nei traffici internazionali.
Sul tavolo anche la questione dei ristori destinati al comparto dell’autotrasporto, tra le categorie maggiormente penalizzate negli ultimi anni dai numerosi cantieri presenti sia sulla rete autostradale sia su quella ordinaria.
Salvini e Bucci fanno il punto sulle opere strategiche
Pochi giorni dopo si è svolto un ulteriore incontro istituzionale tra il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e il presidente della Regione Liguria Marco Bucci, alla presenza del viceministro Edoardo Rixi.
Nel corso del colloquio è stato fatto il punto sullo stato di avanzamento delle principali opere infrastrutturali della regione. Oltre al tunnel subportuale e al collegamento della Val Fontanabuona, l’attenzione si è concentrata sulla nuova diga foranea di Genova, sul raddoppio ferroviario Finale Ligure-Andora e sul Terzo Valico dei Giovi, considerato uno degli interventi ferroviari più importanti per collegare il porto ligure al Nord Italia e all’Europa.
La Liguria laboratorio delle infrastrutture italiane
Gli incontri degli ultimi giorni confermano come la Liguria rappresenti uno dei principali laboratori infrastrutturali del Paese.
Tra porti, ferrovie, autostrade e nuove opere strategiche, il Governo punta a trasformare la regione in uno dei principali hub logistici del Mediterraneo. Una sfida complessa che richiederà tempi lunghi e investimenti consistenti, ma che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrebbe contribuire a rafforzare la competitività dell’intero sistema economico nazionale.

