La scuola dovrebbe essere un posto sicuro, dove i professori insegnano ai nostri figli non solo le nozioni dei libri, ma anche a vivere.

Eppure a volte così non è.

Mandiamo i nostri figli a scuola, convinti di lasciarli in buone mani. Li affidiamo a quelle mani e voci e volti che dovrebbero curarli, aiutandoli a crescere sapientemente, non essere causa di depressione e senso di inadeguatezza.

Il suicidio annunciato

La vicenda risale a luglio 2019, quando un 17enne è morto suicida nel garage di casa. Il ragazzo, visibilmente turbato, aveva manifestato il suo disagio e accennato al suo progetto con i coetanei che però all’inizio avevano minimizzato.

A distanza di un anno e mezzo il suicidio del 17enne non è ancora un fascicolo chiuso e la scuola è ora nel mirino.

Adesso è indagato un professore del liceo che frequentava. Gli amici a distanza di tempo hanno iniziato a descrivere un quadro scolastico da incubo.

Vittima di bullismo a scuola

Secondo i compagni l’adolescente era vittima di umiliazioni e prese in giro da parte dell’insegnante che lo scherniva quasi quotidianamente anche a causa di un lieve ritardo dell’apprendimento.

Sembra infatti che il professore denigrasse il ragazzo che era aiutato da un altro insegnante per alcune ore, come se “valesse poco”, sminuendo l’impegno profuso dallo studente a causa degli strumenti compensativi che doveva usare.

Responsabilità

Se è facile capire perché i ragazzi hanno taciuto di fronte alla forma di “bullismo” che sembra essere stata messa in opera dal professore, è difficile pensare che la famiglia non si sia accorta di nulla in tempo. Infatti così non è stato. La vicenda era stata portata anche all’attenzione della preside da parte della famiglia, quando si era ancora in tempo, ma la dirigente non fece nulla per tutelare il ragazzo.

A distanza di quasi due anni ci auguriamo che il ragazzo abbia almeno la giustizia che merita.

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