La figlia di Totò Riina apre il ristorante Corleone a Parigi

Lucia Riina, figlia ultimogenita del capo dei capi di Cosa Nostra, apre un ristorante a Parigi.

La notizia fa il giro del web anche perché l’insegna scelta da Lucia Riina per il ristorante che si trova al numero 19 di Rue Daru (una stradina non lontana dall’Arc de Triomphe, dal Parc Monceau e dal cabaret Lido) si chiama Corleone.

«Vita nuova» scrive Lucia Riina, 39 anni, su Facebook insieme ad alcune foto del parco e della capitale transalpina. Il cambiamento che coinvolge la famiglia di Lucia Riina, il marito Vincenzo Bellomo, e la figlia che ha poco più di due anni, riguarda il loro trasferimento e l’apertura del ristorantino nella capitale francese.

Il Cafè-restaurant parigino, dove Vincenzo Bellomo è di casa, ha la facciata in legno e vetro sormontata da una tenda verde col nome e la firma che Lucia Riina utilizza anche per i suoi quadri. Da anni ha scoperto di avere una vena artistica e ha cominciato a dipingere organizzando anche qualche mostra. Spicca lo stendardo con lo stemma di Corleone: un leone rampante che stringe un cuore. Dentro il bistrò ha luci soffuse, tavolini in marmo bianco, sedie e divanetti in legno e imbottitura verde scuro che richiamano lo stendardo e la tenda esterni.

Il locale promette «autentica cucina siciliana-italiana da scoprire in un ambiente elegante e accogliente».

Il ristorante è intestato alla società per azioni Luvitopace con un capitale sociale di 1000 €. Il presidente è Pierre Duthilleul. Al numero di telefono del locale risponde un giovane che parla perfettamente italiano. Alla domanda se fosse possibile parlare con Riina o con il marito l’interlocutore si consulta con un’altra persona e poi dice di non potere dire nulla, di non poter fornire informazioni. Spiega però che i proprietari sono due francesi e che forse la gestione è affidata alla coppia di Corleone. Lui è solo il direttore di sala.

Via chat, invece, Lucia Riina chiede il “rispetto della privacy‘ e dice che “non rilascia interviste”

La donna ha conosciuto la vera identità del padre solo dopo il suo arresto il 15 gennaio del 1993.

Da tempo voleva lasciare Corleone dove si sentiva “oppressa” ed “emarginata” e dove sosteneva di avere con la famiglia un basso reddito tanto da aver richiesto nel 2017 il bonus bebè che gli era stato rifiutato due volte dal Comune di Corleone e una volta dall’Inps. Proprio in quell’ occasione scrisse su facebook: “Chiederemo al presidente della Repubblica la revoca della cittadinanza italiana sia per noi che per nostra figlia così sarà chiaro al mondo intero come l’Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perché sono brutti, sporchi e cattivi”, aveva detto.

Nel 2008 si è sposata con Vincenzo Bellomo, un giovane di Corleone che faceva il rappresentante di prodotti vinicoli e alimentari. Il marito, che ha 44 anni, era stato al centro delle attenzioni investigative antimafia perchè sospettato di essere il “Vincenzo Belluomo” di cui si parlava in un pizzino ritrovato nel covo di Montagna dei Cavalli, a Corleone, dov’è stato arrestato l’altro padrino corleonese Bernardo Provenzano.

La notizia dell’apertura del ristorante ha sollecitato la reazione di Nicolò Nicolosi, sindaco di Corleone: “È inaccettabile che chi ha massacrato Corleone, contribuendo a marchiarla in maniera infame, oggi possa usare il nome del Paese per trarne vantaggio economico”.

“Negli anni – dice Nicolosi – abbiamo assistito spesso all’abuso del ‘marchiò Corleone, servito per promuovere beni di ogni tipo. Se questo uso viene fatto da aziende in regola, da persone perbene per far conoscere nel mondo le eccellenze del territorio, non possiamo che esserne felici. Non è ammissibile, invece, che a usare il nome del paese sia chi ha maltrattato Corleone, siano persone legate al boss Totò Riina, come in questo caso. Faremo di tutto per neutralizzare questa iniziativa e metteremo in campo le armi di cui la legge ci dota“.

Lo Statuto comunale di Corleone limiterebbe anche l’uso dello stemma del Paese, il leone rampante con il cuore: “Verificherò questo aspetto e vedremo se in qualche modo potremo bloccarne l’uso”, ha chiarito il primo cittadino della cittadina siciliana.

[Link: Il Fatto Quotidiano, Il Messaggero, Facebook]

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