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Un Libro diverso, poco noto, scavato di nascosto su una bancarella prima di un viaggio, prima di un incontro.
Uno di quei libri che ti vengono accanto. Ti si avvicinano, ti tengono compagnia per la durata di un breve percorso e poi ti chiedono di partecipare ad un nuovo viaggio. Di strada in strada, di idea in idea.
Il fucile da caccia è un libro da “viaggio”.
Dopo letto lo si dona. Dopo letto lo si “abbandona” nelle mani di un altro viaggiatore e così per il resto del suo esistere.

Quando, nel 1949, il critico d’arte e poeta Inoue Yasushi pubblica il suo primo romanzo, Il fucile da caccia, ha già quarantadue anni. Tutti, la critica in primis, capiscono immediatamente di trovarsi di fronte a uno scrittore importante. Sebbene le numerose opere successive non abbiano fatto che confermare questa impressione, nessuna di esse ha mai eguagliato la folgorante perfezione della prima. In “Il fucile da caccia”, Inoue (che in seguito scriverà libri ben più corposi) trova nella brevità una misura ideale e nell’oscillazione fra il detto e il non detto raggiunge un miracoloso equilibrio narrativo. Equilibrio impervio come il gioco amoroso che tiene legati i destini dei quattro personaggi. Un uomo e tre donne. Pur appeso a un filo sottilissimo, questo particolarissimo feeling, li accompagna nel corso degli anni senza mai ledere la calma ritualità delle loro esistenze. Tuttavia il romanzo è attraversato da una tensione costante, da una rabbia sorda e trattenuta che non esplode neanche alla fine, quando ogni menzogna è stata svelata, ogni passione consumata e a regnare è la consapevolezza che ogni essere è abitato da una vita segreta inavvicinabile.
Puro teatro dell’assurdo.
Vero nella sua menzogna.
Non sveliamo la trama del libro, perché rientra tra le sue particolarità.

Ogni lettera contribuisce a costruire una diversa versione della storia e a spesso la stravolge.
È molto probabile che leggendolo in due vi sembrerà di aver letto due libri diversi!

Lettura breve, da viaggio in treno. Vi catturerà da subito.
Delicato e crudo allo stesso tempo. Pieno di detti e non detti, dolcezza e strazio, passione ma anche di rabbia. Delicato equilibrio degli opposti.
Un elefante sul filo.
Puro equilibrismo.
Teatro e circo.
Il fucile da caccia di Inoue Yasushi sa fare riflettere e mettere una tensione sempre altissima. Questa tensione verrà incanalata? Un altro aspetto interessante? Lo spazio espressivo donato alle tre donne è frutto di un lavoro interiore, intenso e doloroso, frutto di un uomo.
Il fucile da caccia è breve ma si fa sentire.