Aggressioni in sanità, oltre 23 mila operatori coinvolti
Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario in Italia continua a crescere e raggiunge livelli sempre più critici, spesso descritti come fuori controllo. La violenza contro il personale sanitario e sociosanitario continua a segnare la vita quotidiana degli ospedali e dei servizi di cura italiani. I dati ufficiali diffusi dal Ministero della Salute parlano di quasi 18 mila episodi segnalati nell’arco dell’ultimo anno, con 23.367 operatori coinvolti. Il quadro descrive un fenomeno ampio e radicato, che incide sul lavoro di chi opera ogni giorno a contatto con pazienti e familiari e pesa sul clima interno delle strutture sanitarie. Le aggressioni più frequenti restano quelle verbali, che rappresentano la parte prevalente dei casi, mentre una quota rilevante riguarda episodi fisici e danni contro beni e strutture. A subire più spesso queste situazioni sono soprattutto gli infermieri, seguiti dai medici e dagli operatori socio sanitari. Le donne risultano le più colpite nella maggior parte delle regioni. I responsabili sono in prevalenza i pazienti, seguiti da familiari e caregiver. I luoghi più esposti sono il pronto soccorso, i servizi psichiatrici di diagnosi e cura e le aree di degenza, cioè gli spazi in cui la pressione assistenziale è più alta e i tempi di attesa o le condizioni cliniche possono generare tensione. Il confronto con l’anno precedente mostra un numero di segnalazioni sostanzialmente stabile, con un lieve calo degli episodi registrati, ma con un aumento del numero complessivo degli operatori coinvolti. È un passaggio importante, perché racconta una realtà che continua a chiedere attenzione, protezione e strumenti concreti di prevenzione. Proprio in questa direzione il Ministero ha aggiornato la raccomandazione sulla sicurezza, ampliando le tutele anche al personale di supporto e di front office. Difendere chi cura significa tutelare il lavoro sanitario e rafforzare la qualità dell’assistenza offerta ai cittadini.

