Una sanità che sempre meno serve chi ne ha più bisogno
Sempre più fragili rinunciano alle cure
Negli ultimi anni sta emergendo un quadro sempre più complesso per il sistema sanitario italiano. Secondo un recente rapporto presentato alla Camera dei deputati, una quota significativa di cittadini è costretta a rinunciare o rimandare cure e visite necessarie. Il fenomeno colpisce soprattutto le persone più fragili — con redditi bassi, problemi di salute cronici o scarse risorse sociali.
In generale, tra il 9% e il 10% degli italiani ha dichiarato di aver rinunciato o posticipato prestazioni sanitarie considerate necessarie. La percentuale però supera il 20% tra le fasce più vulnerabili. Le prestazioni più frequentemente rimandate sono visite specialistiche, esami diagnostici e trattamenti che, se effettuati in tempo, potrebbero evitare peggioramenti dello stato di salute.
Costi elevati e disuguaglianze
Una delle cause principali è il peso economico delle cure. La spesa sanitaria sostenuta direttamente dai cittadini rappresenta quasi il 24% della spesa complessiva, una quota tra le più alte in Europa occidentale. Per molte famiglie questo significa dover scegliere se affrontare una spesa sanitaria o rinviarla.
Il rapporto evidenzia anche un forte legame tra condizione sociale e salute. Il tasso di mortalità evitabile è molto più alto tra le persone con un basso livello di istruzione rispetto a chi possiede una laurea, segno che le difficoltà di accesso alle cure producono conseguenze concrete. La situazione è particolarmente delicata per la popolazione anziana: milioni di over 65 non autosufficienti vivono in Italia e l’assistenza domiciliare integrata copre solo una parte di chi ne avrebbe bisogno.
In teoria il sistema sanitario italiano è universale, ma nella pratica i dati mostrano che chi è più fragile è anche chi più spesso rinuncia alle cure, mettendo alla prova il principio di equità su cui si fonda la sanità pubblica.


