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Come si cura un bimbo a casa con un’infezione da Covid-19? Risponde Guido Castelli Gattinara, pediatra e infettivologo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e presidente della Società Italiana di Infettivologia Pediatrica.

Isolamento e controllo dei sintomi

Nella maggioranza dei casi, fino all’adolescenza l’infezione da SARS-CoV-2 colpisce in modo lieve, senza sintomi o con disturbi simili a quelli dell’influenza: febbre, tosse, mal di testa, dolori muscolari, talvolta dolori addominali, nausea e vomito. È raro che un bambino arrivi a sviluppare una polmonite.

“Il piccolo paziente può quindi essere curato a casa, dai genitori”, dice l’infettivologo. “Naturalmente deve osservare l’isolamento: non può andare a scuola, fare visita ai nonni, uscire di casa e incontrare altre persone, ma può giocare e prendere aria sul terrazzo o nel giardino di casa, se se la sente. Se i genitori sono negativi, devono indossare la mascherina e osservare le dovute cautele quando si prendono cura di lui, per non essere contagiati a loro volta”.

Il pediatra deve essere avvertito della situazione e aggiornato puntualmente sulle condizioni del bambino. Non sempre è necessaria una visita di persona, in ambulatorio. “Se si manifesta in forma lieve, l’infezione si affronta come un’influenza: assumendo all’occorrenza paracetamolo o ibuprofene contro il malessere legato alla febbre, riposando, curando l’alimentazione e bevendo spesso acqua, succhi, spremute. Non è obbligatorio che il bambino rimanga a letto, se ha voglia di alzarsi e si sente abbastanza bene”, spiega Castelli Gattinara.

Segnali di attenzione nel bambino

I genitori devono prestare particolare attenzione a eventuali segnali di un improvviso peggioramento. “Se la febbre si alza, oppure si ripresenta dopo che per alcuni giorni era stata assente, se compare una tosse intensadolori addominali o mal di testa forte, bisogna avvertire il pediatra e seguire le sue indicazioni”, dice l’infettivologo.
Sulla base dei sintomi riferiti, il pediatra potrebbe decidere che è opportuno visitare di persona il piccolo. “In tal caso, organizzerà con la famiglia un incontro nel suo studio, in condizioni di sicurezza”, spiega l’esperto. “Il bambino e un genitore potranno uscire di casa per raggiungere l’ambulatorio, benché si trovino in stato di isolamento”.

Una possibilità rara

Esiste la possibilità, benché molto rara, che il bambino sviluppi una reazione infiammatoria grave al virus, nota come simil-Kawasaki, perché somiglia alla sindrome di Kawasaki, una malattia autoimmune che attacca i vasi sanguigni e il cuore di bambini geneticamente predisposti, scatenata da agenti infettivi. “La vera sindrome di Kawasaki colpisce soprattutto i bimbi sotto i 3 anni di età, mentre la reazione simil-Kawasaki correlata al SARS-CoV-2, detta MIS-C, colpisce in prevalenza bambini un po’ più grandi, intorno ai 6 anni, e deve essere trattata tempestivamente in ospedale”, spiega Castelli Gattinara.

“Purtroppo non c’è modo di identificare i piccoli predisposti alla Kawasaki e quelli che possono sviluppare una sindrome infiammatoria MIS-C, prima che il problema si manifesti. Bisogna fare attenzione alle condizioni di salute e avvertire prontamente il pediatra di qualunque segnale di improvviso aggravamento. Si tratta, comunque, di un evento molto raro”.

Se dovesse rendersi necessario un ricovero ospedaliero, sarà il pediatra a indicare alla famiglia la struttura dove portare il piccolo. “Al momento del ricovero, il bambino non viene separato dal genitore, che può rimanere con lui, adottando tutte le precauzioni necessarie per proteggersi dal rischio di contagio se non è a sua volta positivo”, dice l’infettivologo.

Come si accerta la guarigione del bambino

Per essere riammesso a scuola, uscire di casa e frequentare altre persone, il bambino che è risultato positivo a un tampone ma non ha manifestato sintomi deve aspettare almeno 10 giorni dal primo test e ripetere il tampone. Se l’esito è negativo, si considera libero dall’infezione e non più contagioso.
Se invece ha manifestato sintomi, per fare un secondo tampone deve attendere almeno 10 giorni dalla diagnosi di infezione e almeno 3 dalla scomparsa dei sintomi. (fonte Quimamme.corriere.it)

Bambino, foto da web