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Il Como ha intenzione di essere protagonista anche in Serie A. In questo senso, la promozione è un segnale lanciato all’italico pallone dalla Sent Entertainment, società londinese che appartiene all’indonesiana Global Media Vision Ltd. dei fratelli Robert Budi e Michael Hartono. Del resto i proprietari, titolari di un patrimonio personale stimato dalla rivista “Forbes” intorno ai quarantadue miliardi di dollari, tali da renderli la 67esima e la 69esima persona più ricca al mondo, nonché tra le più facoltose all’interno del variegato “Sistema-calcio” professionistico in Italia, ha parlato subito con i fatti. Non a caso, il Lario è diventato la nuova meta di ex grandi campioni – Cesc Fàbregas, Thierry Henry e Dennis Wise -, tutti con ruoli operativi, di consulenza, oppure in qualità di azionista di minoranza.

Nonostante una montagna di denaro messo a disposizione del club, il progetto di crescita doveva essere graduale. Inizialmente, l’obiettivo era quello di conquistare i play-off. L’accelerazione, invece, è arrivata con l’esonero di Moreno Longo. Decisione apparentemente inspiegabile, che aveva suscitato non pochi dubbi. Per le modalità – dopo una vittoria in trasferta, ad Ascoli – e considerando pure che la squadra era sesta in classifica, con una partita da recuperare. Al suo posto, promosso dalla Primavera, Fàbregas. Una scelta ad interim, solamente per cinque giornate. Vale a dire i canonici trenta giorni previsti della deroga concessa a un tecnico senza patentino dal Settore Tecnico.

Poi è arrivato il gallese Osian Roberts, sponsorizzato direttamente da Henry: il loro percorso professionale s’è intrecciato quando Titì stava studiando per ottenere la licenza di allenatore Pro presso la Federcalcio gallese. Il corso era tenuto proprio da Roberts, all’epoca docente federale, già assistente di Chris Coleman quando il Galles si qualificò per gli Europei 2016, dove raggiunse le semifinali. Al netto di altre esperienze importanti, tipo la collaborazione con la Federcalcio marocchina, propedeutica a gettare le basi per la nazionale finita quarta ai Mondiali in Qatar, oppure quella da “secondo” di Patrick Vieira al Crystal Palace, il suo arrivo a Como aveva destato parecchie perplessità.

Il tiki-taka di Fàbregas

Eppure, con la “strana coppia” al timone, il Como ha cambiato decisamente marcia. Il duo Fàbregas-Roberts (allenatore ufficiale) si è dimostrato pragmatico quando serviva. Senza comunque trascurare ampi cenni di tiki-taka: una proposta di calcio assai ambiziosa, orientata chiaramente a dominare l’avversario. Con la squadra che talvolta interpretava un sistema iperoffensivo (il 4-1-2-3), per provare a segnare un gol in più. Uno scenario tattico in cui facevano la differenza esterni con gamba tonica e capacità di inserimento, tipo il terzino destro Iovine, Marco Sala e il francese Da Cunha: gente stilisticamente ineccepibile e dotata di sensibilità nei fondamentali.

Tanti i protagonisti della promozione. Innanzitutto l’attacco, composto da offensive player oggettivamente di categoria superiore. Momentaneamente in crisi d’identità. Ergo, in cerca di una nuova opportunità: Cutrone e Verdi. Specialmente il centravanti ex Milan, cannoniere stagionale dei lariani con 14 gol, s’è riscoperto bomber a casa sua (è originario di Colverde, paesino della cintura comasca), pur muovendosi soprattutto a supporto della prima punta, spendendosi in un lavoro oscuro, fatto di pressing funzionale a disarticolare la compattezza difensiva altrui. Riuscendo comunque a trovare la porta con continuità. Senza dimenticare Gabrielloni, che a suon di reti ha accompagnato la scalata dei comaschi dalla D, e spesso ha sbloccato situazioni intricate, togliendo le castagne dal fuoco ai suoi.

Da segnalare l’enorme impatto prodotto da chi è arrivato a gennaio: Motz Braunoder, talentuoso centrocampista austriaco, capitano dell’U-21 del suo paese, che ha preso le redini del centrocampo insieme a capitan Bellemo, edificando una mediana di governo e lotta imprescindibile per gestire i ritmi del possesso, ed al contempo dare copertura ed equilibrio alla manovra. De facto, un mercato invernale di indubbia sostanza: sono scesi dalla A pure Edoardo Goldaniga e Gabriel Strefezza. Proprio il difensore di proprietà del Cagliari, segnando contro il Cittadella in pieno recupero, alla terzultima giornata, ha sigillato il secondo posto in classifica, mettendo al sicuro la promozione. 

Problema stadio

Adesso sarà necessario affrontare l’annoso problema del “Sinigaglia”, adeguarlo alle esigenze della Serie A, quantomeno attraverso una radicale ristrutturazione. Poco importa che lo stadio incornici un paesaggio suggestivo, dalla vista meravigliosa, direttamente sul Lago. La struttura è vetusta, nonché scomoda dal punto di vista logistico e della viabilità. Se nel campionato cadetto la città si paralizzava per poche migliaia di tifosi ospiti in trasferta, arduo gestire la folla oceanica che muovono le “Big”. Nel frattempo, la proprietà ha acquistato per 3 milioni di euro un centro sportivo a Mozzate, paese a 25 chilometri da Como, poco distante dalla Pinetina.

Insomma, i mezzi a disposizione del Como appaiono pressoché illimitati. E fanno volare con la fantasia i tifosi. Per loro, in passato, disputare la massima categoria equivaleva a salvarsi in extremis, o comunque stazionare nella parte destra della classifica. Ora l’ambizione è quella di entrare a far parte stabilmente della middle class, senza negarsi qualunque altro traguardo nel lungo periodo.

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