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E’ bastato veramente poco perché Giovanni Leoni polarizzasse la discussione intorno al suo talento. Una manciata di presenze in Serie B e gli addetti ai lavori hanno cominciato a credere nella sua grande futuribilità. Un’idea di centrale “moderno” troppo bella per non immaginare possa promettere l’impossibile. Insomma, sembra tutto pronto per lo sbarco nell’alta società pedatoria.

Nel frattempo che il suo nome rimbalza sui giornali, alimentando il dibattito sullo spazio marginale che viene concesso ai giovani, Pirlo gli sta ritagliando un ruolo da protagonista, facendogli accumulare abbondante minutaggio, in una Sampdoria pienamente in corsa per la promozione. In effetti, con il pareggio contro lo Spezia, consolida l’ottava posizione.

Il coraggio di Pirlo

L’intuizione dei blucerchiati, che a gennaio l’hanno prelevato in prestito con diritto di riscatto dal Padova, dove aveva esordito tra i professionisti grazie al tecnico biancoscudato Vincenzo Torrente, è stata di buon auspicio per la rinascita di una “nobile decaduta”. Che sta rilanciando prepotentemente la sua candidatura per un posto nei playoff.  

Nulla di strano, se non stessimo parlando di un diciassettenne (è nato il 21 dicembre 2006), che tiene il campo senza alcun timore reverenziale, al cospetto dei più smaliziati “bucanieri” della cadetteria. Altro che minorenne alle prime armi, dunque. In questo scenario, bisogna riconoscere il pragmatismo di Pirlo, che ha messo da parte le sue convinzioni, cambiando in corso d’opera: aveva infatti iniziato il campionato optando per una tradizionale difesa a quattro. Ma i risultati erano stati talmente interlocutori, da far scivolare in classifica la Doria, al punto che lo spettro dei playout pareva concretissimo. Da lì, la decisione coraggiosa di passare al 3-5-2, un sistema in grado di offrire maggiore protezione alla difesa, con i tre centrali che garantiscono copertura reciproca in situazione di superiorità numerica.

La concomitanza degli infortuni di Murru e Alex Ferrari ha spinto l’allenatore a schierare tra i titolari proprio Leoni, in qualità di “braccetto” di destra. Tra l’altro, in una retroguardia in cui già giocava con continuità Ghilardi (classe 2003), protagonista con l’Italia allo scorso Mondiale Under 20.

Fisicità e senso dell’anticipo

La fisicità dominante di Leoni – misura un metro e novantatré, sicuramente ha margini di crescita -, contribuisce a bilanciare una evidente inesperienza. Sbavature dovute all’età, che però si limano solo col tempo. Soprattutto l’incapacità di temporeggiare: magari azzarda ancora l’intervento da dietro, nonostante l’attaccante, di spalle, sia riuscito a usare il corpo per nascondergli il pallone.

Queste critiche tornano di moda le volte in cui si distrae, facendosi attirare dalla palla, subendo poi gli inevitabili tagli. Comunque, oltre a una discreta mobilità, al netto delle leve lunghe, è dotato di una certa istintività in situazione di uno contro uno, che gli consente di tentare spesso con successo l’anticipo, frapponendosi tra l’avversario e la porta. Nonché, assorbire facilmente gli strappi in profondità con efficaci diagonali difensive.

In definitiva, il rovescio della medaglia di una Serie A in cui sussiste la patologica riluttanza nel mettere in campo giovani o giovanissimi dall’alto potenziale, rimane la B. Nient’affatto orientata a provocare il rallentamento nel processo di crescita del talento. Anzi, il campionato cadetto da sempre ha la notevole propensione nel fare da laboratorio funzionale ad arricchire l’alveo delle nuove promesse.

Emblematico allora l’esempio della Sampdoria, che con Leoni ha rischiato. Rafforzando tuttavia la bontà di una filosofia a lungo termine. Vale a dire, costruirsi in casa un potenziale campione.

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