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Il Cosenza batte l’Ascoli a domicilio con il solito Gennaro Tutino, che si inventa una giocata delle sue, toccando quota 17 reti in campionato, e conquista aritmeticamente la salvezza con due giornate d’anticipo. Missione compiuta, dunque, per l’attaccante cresciuto nel settore giovanile del Napoli, tornato all’ombra della Sila dopo quattro anni, onorando il patto sottoscritto idealmente con il presidente Guarascio.

Tutino, infatti, stava attraversando una fase di stallo nel suo percorso professionale: contraddittorie le esperienze di Parma e Palermo, “nobili decadute” in cui non era stato capace di ritagliarsi il giusto spazio. In rossoblù, invece, ha ricominciato a vedere la maglia da titolare con continuità, palesando in modo concreto ed evidente un talento ipercinetico. E finendo per assomigliare, dopo tanta Serie B, a quel giocatore che la critica immaginava potesse diventare quando ancora minorenne già faceva il “fenomeno” con la Primavera partenopea in Youth League. Ergo, in grado di tentare nuovamente il salto in A, sostanzialmente fallito col Verona.     

Allargare le ambizioni

In effetti, quest’anno ha dimostrato di essere finalmente giunto al culmine del processo di maturazione. Non solo buttandola dentro con puntualità disarmante, messo al centro del progetto tattico da Fabio Caserta, in virtù di un innegabile dinamismo. L’ex allenatore dei cosentini gli chiedeva spesso di abbassarsi e cucire la manovra, per risalire il campo, stimolandone l’indole associativa. Anche Viali sfrutta l’intelligenza di “Genny”, quella proverbiale abilità nel connettersi coi compagni, lavorando lontano dalla porta.

Proprio a Cosenza (stagione 2018/19), Gennaro aveva cominciato ad allargare l’orizzonte delle sue ambizioni calcistiche, trovando subito fiducia all’esordio tra i cadetti. E segnando 10 gol memorabili. Poi il mezzo passaggio a vuoto di Verona. L’allenatore degli scaligeri Juric lo tiene ai margini delle rotazioni. Ecco che a gennaio Tutino torna indietro, in prestito all’Empoli: un’annata de facto in giudicabile, condizionata inevitabilmente dalla sosta per la pandemia. Quindi, la fragorosa esplosione con la Salernitana: i suoi 13 gol non sintetizzano appieno l’importanza nella promozione in A. L’influenza che produce nella squadra di Castori va bel al di là della fase di finalizzazione. Del resto, sulla panchina i granata hanno un pragmatico. Il suo 3-5-2 nulla concede allo spettacolo. Anzi, attua un calcio decisamente reattivo: baricentro basso e rapide transizioni. Il dogma è verticalizzare immediatamente, andando negli spazi.

Uno stile che rivede e corregge il tradizionale “palla lunga e pedalare”, in cui si esaltano le caratteristiche di Tutino. Ripulisce i lanci dalla difesa, consolida il possesso e permette ai compagni di salire, accorciando in avanti. A quel punto, scarica il pallone e si posiziona in area, saturando quelle zone negli ultimi sedici metri pericolose per un offensive player che “sente” la porta, prima ancora di vederla. 

Sognare il salto di categoria

D’altronde, pur non essendo un corazziere, abbina fondamentali tecnici superiori alla media per la categoria, con buone qualità fisiche. Tutte peculiarità che rendono assai complicato sottrargli il pallone. A inizio campionato, all’interno del 4-2-3-1 di Caserta, il compito di Gennaro era trasformare il possesso intenso e qualitativo in spinta propulsiva, basato su Forte usato nello slot di centravanti. Supportato sulla trequarti dallo stesso Tutino, assieme a Mazzocchi e Canotto. Con gli esterni schierati a piede invertito, così da stimolare la sovrapposizione dei laterali difensivi.

Subentrato in corso d’opera, Viali ha parzialmente modificato il gioco ultraoffensivo del suo predecessore in un sistema maggiormente sostenibile. Con Antonucci e Marras ad esplorare la profondità, e Tutino accoppiato a Forte. In questo scenario, il numero nove ovviamente segna. Ma protegge pure palla in maniera efficace, grazie a doti nello stretto, specialmente il primo controllo, con cui orienta il corpo, appoggiandosi all’avversario diretto. E dopo, manipolandone la marcatura, andandogli via in dribbling.

Insomma, sembra che la metafora dell’attaccate buono soltanto per esaltarsi al piano di sotto non calzi più a pennello per Tutino, ormai pronto per la A. Oggi di lui si parla come candidato al salto di categoria, gioiello pregiato del prossimo mercato.  

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