Sport missione Comune 2026: fondo speciale per l’impiantistica sportiva sul territorio
L’impiantistica sportiva e non rappresenta in maniera chiara le condizioni di salute di un Paese, rappresentando gli impianti e le infrastrutture i punti di partenza per lo sviluppo di qualsiasi strategia di crescita, in ogni campo. Come dimostrato e fatto notare anche da istituzioni internazionali, quali la UEFA, nel contesto del possibile, ma non ancora al 100% confermato, svolgimento degli Europei di calcio 2032 su territorio italiano, tramite le parole del suo Presidente Ceferin “Gli stadi italiani sono una vergogna”. Il calcio rappresenta l’esempio lampante anche per la sua influenza interna, mediaticità e diffusione sul territorio, ma la situazione risulta tragica nella stragrande parte degli sport.
Secondo i dati riportati da Sport e Salute, sul territorio sono presenti più di 80 mila impianti sportivi, di cui il 70% di proprietà pubblica (Comuni, Province, ecc..), con una distribuzione ancora una volta penalizzante per il Sud, in cui si trovano solo il 27% degli impianti. Inoltre, dei più di 3000 impianti fuori uso, più della metà sono ubicati nel mezzogiorno. Proprio la natura pubblica della proprietà delle infrastrutture ha portato le stesse a divenire di anno in anno sempre più obsolete, scivolando con sempre maggiore frequenza negli ultimi posti delle priorità degli amministratori locali, che si sono limitati, nella maggior parte dei casi, ad affittare i beni ai migliori offerenti o sempre agli stessi soggetti, senza richiedere particolari sforzi nella preservazione degli stessi.
Come sottolineato da Confindustria, la competitività, nel 2026, viene misurata anche dalla qualità delle infrastrutture sociali, le quali aumentano l’attrattività territoriale, favoriscono la rigenerazione urbana e rappresentano uno dei migliori esempi di finanza sostenibile, cioè investimenti con alti valori di impatto sociale sulla popolazione. L’Italia, inoltre, a causa della povertà di impiantistica all’altezza, ogni anno, perde grandi opportunità offerte dal mercato sportivo, il quale vede nelle infrastrutture potenzialità altissime con stadi e palazzi che diventano spazi multifunzionali, integrati nel tessuto sociale.
L’intervento del Governo
In questo senso il Governo cerca di intervenire, incentivando e aiutando il più possibile gli Enti Territoriali nello sviluppo dell’impiantistica sportiva. Negli ultimi 3 anni sono stati stanzianti più di 700 milioni di euro in agevolazioni in questo senso.
L’ultimo avviso pubblico, promosso da Roma e gestito direttamente dall’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale (ICSC), “per la concessione di contributi in conto interessi per il totale abbattimento della quota interessi sui mutui destinati al finanziamento di progetti di impiantistica sportiva pubblica” mette a disposizione un plafond di 42 milioni di euro, per un massimo di 6 milioni per ogni Ente Territoriale, in base all’estensione del Comune, con tasso abbattuto allo zero per finanziamento fino a 10 anni. Il bando rappresenta la possibilità di concessione di contributi agli Enti richiedenti, i quali vogliano impegnarsi in nuovi progetti oppure che abbiano già presentato un progetto inerente alla propria impiantistica sportiva ma che incorrono in aumento di spese dovuti alle variazioni di prezzo; a spese per perizie suppletive; l’acquisto di un immobile o dell’area utile per la realizzazione del progetto.
Tra gli interventi che possono usufruire di questo bando troviamo:
- Piste ciclabili
- Cofinanziamento di bandi PNRR, Sport e Periferie e Regionali
- Riqualificazione ed efficientamento energetico
- Ristrutturazione e manutenzione dell’impianto sportivo
- Abbattimento barriere architettoniche
- Acquisto dell’immobile destinato a struttura sportiva
Il processo di richiesta di accesso ai fondi risulta molto semplificato e completamente online ed ha scadenza il 30 settembre 2026.
Laureato in Economia e Commercio Internazionale, con una specialistica in Sport Management. Appassionato di Sport, politica, economia e attualità. Parlo inglese, spagnolo e francese.

