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Il quotidiano britannico Daily Mail ha avviato un’indagine avente ad oggetto le normative antidoping nel mondo del tennis.

Il procedimento è stato aperto dopo che i ciclisti Thibaut Pinot e Guillaume Martin avevano commentato la vittoria di Rafael Nadal al Roland Garros. Il campione iberico, infatti, si era sottoposto ad inflitrazioni al piede durante il Major parigino al fine di poter giocare il torneo senza che il dolore inficiasse le sue prestazioni. Allora i due atleti francesi, intervistati dal quotidiano sportivo L’Equipe, avevano lanciato l’accusa: “Nadal è un eroe perché si fa le infiltrazioni, ma se lo facessimo noi ciclisti passeremmo tutti per dopati”.

Il tabloid francese aveva però sottolineato che, diversamente dalle iniezioni di corticosteroidi, quelle di anestetici come la xilocaina (che agiscono localmente, dunque non si diffondono nel sistema sanguigno) sono concesse in quasi tutti gli sport. Tranne nel ciclismo, dove vigono regole più severe.

Fugato ogni dubbio sulla eventualità che Nadal abbia fatto ricorso al doping, la polemica ha indotto Ed Willison e Jannik Schneider ad aprire un’indagine a cura del Daily Mail. Da questa è emerso un dettaglio che ha gettato non poche ombre su questo sport.

Il tennis esente dall’antidoping

A quanto pare, l’ITF (la Federazione Internazionale di Tennis), consentirebbe ai migliori giocatori del circuito di ‘prenotare’ i propri test antidoping. I tennisti in cima alla classifica ATP avrebbero la possibilità di scegliere quando e dove sottoporsi ai test. Ciò sarebbe accaduto in occasione del ‘mille’ di Miami 2022, del Roland Garros 2019 e dell’US Open 2021. Gli organizzatori dei suddetti tornei, al fine di ottenere il maggior numero di campioni possibile, avrebbero inviato gli atleti ad indicare le fasce orarie in cui avrebbero voluto effettuare i test.

La notizia è stata poi confermata dall’ITIA (International Tennis Integrity Agency), che dallo scorso gennaio gestisce il programma antidoping dell’ITF. Quest’ultima è oltretutto accusata di gonfiare il numero di test condotti nel corso delle stagioni. Il Daily Mail avrebbe scoperto che, se un giocatore invia contemporaneamente campioni di sangue, analisi dell’urina e passaporto biologico, il sistema è capace di contare tre diversi test invece di uno.

A onor del vero, l’ITF non ha mai sanzionato un tennista per anomalie presenti nei rispettivi passaporti biologici. Né tantomeno nei confronti dell’EPO (un ormone dell’organismo prodotto nei reni, che stimola la produzione dei globuli rossi nel midollo osseo). Dunque l’organizzazione non ha mai valutato l’entità delle sostanze presenti nel sangue dei tennisti nei tornei più importanti del circuito maggiore.