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Nel secondo tempo l’allungo orogranata con un gran Rayjon Tucker, biancorossi (Moore, 20) out ma a testa altissima.

Il sogno dell’Estra Pistoia dura poco più d’un tempo, ma com’è stato bello!

Accompagnata dal miglior pubblico visto nelle prime due gare delle Final Eight, la formazione allenata da coach Nicola Brienza esce a testa alta e con un passivo più pesante di quanto il campo ha fatto vedere, ma anche con la certezza di aver fatto un buon lavoro.

Troppo forte Venezia alla distanza, i 23 punti di Tucker sono la punta dell’iceberg di una squadra profonda, atletica e varia nelle soluzioni, pur priva di Jordan Parks.

Il lavoro sotto le plance (52 rimbalzi) è di quelli capaci di spiegare il divario di corpi da mettere nel pitturato tra le due squadre, per coach Spahija arriva anche l’indicazione di aver saputo attaccare su ritmi volutamente meno alti quando necessario.

Il primo quarto vede scontrarsi il tatticismo della zona di coach Brienza con la debordante fisicità della Reyer Venezia che trova punti dalle continue penetrazioni di Rayjon Tucker e dal lavoro sotto le plance di Tessitori. 

Pistoia risponde con la frizzantezza di Charlie Moore nelle transizioni rapide e con lo strapotere di Derek Ogbeide che si batte come un leone.

I primi minuti vedono Pistoia condurre, toccando anche il +4 e tenendo la testa anche quando Kabengele e Tucker portano a casa ferro e tabellone con le repliche identiche di Varnado e Ogbeide

Nel finale di primo quarto la Reyer ha un sussulto con Wiltjer che permette agli orogranata di operare il sorpasso in volata e portarsi al primo mini intervallo con 3 lunghezze di vantaggio (19-16).

L’Estra non ci sta e apre il secondo periodo con il break di 2-6 firmato soprattutto Charlie Moore (21-22); Venezia incassa il colpo e risponde a stretto giro con Casarin ed il buon lavoro in post di Tucker che firmano il 25-22 ma subisce ancora le transizioni a tutta velocità che portano Varnado e Moore a colpire con una bomba a testa che vale la controfuga (25-28). 

Nonostante Pistoia continui ad opporre la propria verve alla predominanza reyerina a rimbalzo, gli orogranata riprendono le redini della gara con Tessitori e l’unica tripla della serata di Spissu, al 20’ conducono per 36-34.

È proprio in apertura di ripresa che la Reyer dà un giro di vite alla partita.

Pistoia, pur provando a replicare con i soliti Moore e Ogbeide, soffre maledettamente la serata a dir poco storta di Willis, appena 1/11 dal campo per il secondo dei folletti terribili di coach Brienza.

Le distanze aumentano gradualmente, complice lo strapotere di Mfiondu Kabengele a rimbalzo e le continue scorribande di Tucker a cui si aggiunge anche un ottimo Wiltjer che costruisce il suo fatturato proprio in questo frangente e porta il primo vantaggio in doppia cifra (48-38).

Non ci stanno, però, i biancorossi: ancora Moore, poi Varnado, dimezzano lo svantaggio ma è l’ultima volta in cui Pistoia riesce a correre come sa.

Nel frattempo Moore e Tucker mettono anche sul personale la sfida e si scambiano cortesie in forma di canestri botta e risposta, una situazione che fa bene a chi comanda, infatti Kabengele fissa il parziale al 30’ sul 61-50.

Ma gli uomini di Brienza non si arrendono: Wheatle trova subito la tripla del -8 che darebbe anche più speranze di rimonta se la pressione difensiva non venisse vanificata dai troppi extra possessi concessi ad una Reyer che domina le alture senza se e senza ma.

A ciò si aggiunga che le percentuali pistoiesi ai liberi lasciano tanto amaro in bocca.

Alla Reyer non resta che controllare e offrire lo show di Tucker che supera i 20 punti personali con due triple, tanto per non lasciare nulla d’inesposto del suo campionario tecnico.

È la sentenza: Venezia trova punti decisivi anche dal redivivo Brooks e tocca il +15 come massimo vantaggio, Wheatle ha l’ultimo sussulto per evitare un passivo immeritatamente pesante ma non riesce nell’intento.

All’Inalpi Arena la seconda semifinalista delle Final Eight è Venezia, superiore lì dove contava e quando contava.

A Pistoia, però, va l’onore delle armi; 15 punti sono un passivo che non rispecchia quanto di buono fatto e penalizza oltremodo anche la bella cornice di tifosi che l’hanno accompagnata.

Per Tucker e compagni, però, il prossimo ostacolo si chiama Milano, biancorossa sì, ma decisamente più ostica.