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47 anni fa, l’11 aprile 1976, il mondo assisteva alla nascita di una leggenda: l’Apple I. Figlio dell’ingegno di due Steve, Jobs e Wozniak, questo computer rivoluzionario rappresentava il primo passo di una lunga e gloriosa avventura.

Il prezzo di 666,66 dollari, cifra scelta da Jobs per un tocco di misticismo, potrebbe sembrare esorbitante per l’epoca, ma consideriamo che si trattava di una scheda madre nuda, priva di monitor, tastiera e alimentatore. Un computer “spartano”, per veri pionieri dell’informatica, che richiedeva l’assemblaggio e l’aggiunta di componenti esterni per prendere vita.

Nonostante la sua semplicità, l’Apple I vantava un processore da 1 MHz e 4 KB di memoria RAM, una vera e propria impresa tecnologica per l’epoca. Per la prima volta, il grande pubblico poteva accedere ad un personal computer, un’alternativa rivoluzionaria ai costosi e ingombranti mainframe che dominavano il panorama informatico.

L’Apple I non fu un successo commerciale strepitoso, con circa 200 unità vendute, ma il suo valore storico è inestimabile. Ha acceso la scintilla di una rivoluzione, aprendo la strada a una nuova era di personal computing. Da quell’aprile del 1976, il mondo non sarebbe stato più lo stesso.

apple I

Due ragazzi californiani, uno con la visionarietà e l’altro con il genio ingegneristico, danno vita ad un sogno in un garage. Quel sogno si chiamava Apple I e ha cambiato per sempre il modo in cui viviamo, lavoriamo e comunichiamo.

L’Apple I non era solo un computer, era un simbolo di speranza, di innovazione e di libertà. Un invito a esplorare nuove frontiere, a sfidare le convenzioni e a credere nel potere della tecnologia per migliorare le nostre vite.

Oggi, a distanza di decenni, l’eredità dell’Apple I vive ancora. Ogni iPhone, iPad e Mac che usiamo porta con sé l’eco di quel primo passo coraggioso, di quella scintilla accesa da due Steve in un garage nella Silicon Valley.

L’11 aprile 1976 non è solo una data, è un momento che ha segnato la storia. Il giorno in cui il futuro ha bussato alle nostre porte e ci ha detto: “Tutto è possibile.”

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