Lutto nel mondo del Tennis: Nicola Pietrangeli ci lascia a 92 anni
La scomparsa e un’eredità incancellabile
Ci lascia un’icona del tennis italiano, Nicola Pietrangeli si è spento oggi 1 dicembre all’età di 92 anni. La sua scomparsa ha suscitato un’ondata di commozione nel mondo dello sport italiano e mondiale, che lo ha salutato come un maestro capace di aprire la strada a generazioni di tennisti. Con lui se ne va un pezzo di storia, ma resta intatta l’eredità di un campione che ha cambiato per sempre il modo in cui l’Italia guarda il tennis. Non è stato solo un vincitore: è stato un simbolo, un ambasciatore, un gentiluomo del campo e della vita.
Le origini e la formazione di un talento
Nicola Pietrangeli nacque l’11 settembre 1933 a Tunisi, in un contesto familiare cosmopolita: il padre era un italiano appassionato di tennis, la madre una rifugiata russa. La Seconda Guerra Mondiale segnò profondamente la sua infanzia e, al termine del conflitto, la famiglia si trasferì definitivamente a Roma. Nella capitale, il giovane Nicola mostrò talento in diversi sport: per un periodo giocò persino a calcio nelle giovanili, ma fu il tennis ad affascinarlo più di tutto. Scelse la racchetta per istinto e per curiosità verso il mondo, intuendo che quel campo in terra rossa gli avrebbe permesso di viaggiare, di crescere e di diventare qualcuno.
La carriera e l’ascesa nel tennis mondiale
Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, Pietrangeli divenne il volto più brillante del tennis italiano. Il suo talento esplose al Roland Garros, dove riuscì nell’impresa che nessun italiano aveva mai compiuto prima: vincere un titolo dello Slam. Lo fece nel 1959, ripetendo lo straordinario successo l’anno successivo. Elegante, creativo, capace di far sembrare semplici anche i colpi più difficili, dominava soprattutto sulla terra battuta. Nel 1960 raggiunse anche la semifinale di Wimbledon, mentre nel corso della carriera vinse complessivamente decine di tornei in tutto il mondo, ritagliandosi un posto stabile tra i migliori dieci giocatori dell’epoca e toccando il terzo posto mondiale. Il nome di Pietrangeli è legato indissolubilmente alla Coppa Davis, competizione nella quale divenne un’icona. Nessuno, ancora oggi, ha disputato tante partite quanto lui: ben 164. Con la maglia azzurra vinse più incontri di chiunque altro, sia in singolare che in doppio, diventando il simbolo di un’Italia combattiva, capace di affrontare le nazioni più forti del mondo senza timore. Fu protagonista delle finali del 1960 e del 1961 da giocatore, ma lasciò un segno ancora più profondo come capitano: nel 1976 guidò infatti la nazionale italiana alla sua prima, storica vittoria in Coppa Davis, un trionfo che segnò un’epoca e che ancora oggi viene ricordato come una delle imprese più grandi del nostro sport.
Carisma, stile e una vita oltre il campo
Oltre ai successi sportivi, Pietrangeli era noto per il suo carisma naturale. Fascinoso, elegante, ironico, rappresentò perfettamente lo spirito dell’Italia degli anni Sessanta, quella della dolce vita e delle notti romane. Sapeva intrattenere, raccontare storie, farsi amare dal pubblico e anche essere critico quando serviva. Nel 1986 entrò nella International Tennis Hall of Fame, primo italiano a ricevere questo onore. Nel 2006 gli fu intitolato anche uno stadio del Foro Italico, un omaggio a un uomo che aveva contribuito a rendere il tennis popolare nel nostro Paese.


