Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trova a Doonbeg, in Irlanda, per una due giorni dovuta al torneo di golf in programma questo fine settimana presso il suo resort privato. Tuttavia, il soggiorno dell’inquilino della Casa Bianca nell’Isola di Smeraldo non è stato un evento squisitamente sportivo. Trump, infatti, nelle scorse ore ha avuto un bilaterale con il Taoiseach (primo ministro) Micheál Martin e, durante la conferenza stampa congiunta a Dublino, il tycoon ha rilasciato una delle sue dichiarazioni politiche ad effetto.
Trump, come riportato dall’ANSA, ha asserito: “L’Irlanda? Mi piacerebbe vederla unificata. Prima o poi succederà. Qui c’è l’uomo giusto per far partire il processo (Martin, ndr). Credo che sarebbe una cosa fantastica; penso che il Regno Unito avrebbe qualcosa da ridire al riguardo, ma ritengo che sarebbe un’ottima cosa. Come potrebbe essere un male?“.
Il Presidente americano continua dunque a ridisegnare il mappamondo secondo le sue visioni, ma, a differenza di ben altre recenti provocazioni, come lo Stretto di Hormuz che vorrebbe assumesse il suo nome, o l’espansione del territorio USA che comprende Groenlandia, Islanda, Messico, America Centrale e numerose isole dei Caraibi, questa volta le sue parole hanno un intento pacifico.
Le tensioni tra Irlanda e Regno Unito
La storia dell’Irlanda è segnata da secoli di tensioni tra una parte dell’isola e la Corona britannica, alimentate dal dominio inglese e dalla contrapposizione tra indipendentisti e unionisti. Tra Ottocento e Novecento maturarono le prime spinte verso l’autogoverno, con la nascita del movimento nazionalista e di Sinn Féin, fino alla guerra d’indipendenza combattuta dall’IRA dopo le elezioni del 1918. Il conflitto portò alla partizione dell’isola con il Government of Ireland Act del 1920 e, successivamente, al Trattato anglo-irlandese del 1921, che diede vita allo Stato Libero d’Irlanda, mentre sei contee dell’Ulster rimasero legate al Regno Unito. La separazione non pose però fine alle tensioni: dopo la guerra civile irlandese e la successiva nascita della Repubblica d’Irlanda nel 1949, dagli anni Sessanta l’Irlanda del Nord fu nuovamente attraversata dalla violenza dei cosiddetti “Troubles”, terminati sul piano politico con l’Accordo del Venerdì Santo del 1998. L’intesa rappresenta ancora oggi il punto di riferimento per un’eventuale riunificazione dell’isola, che potrebbe avvenire soltanto attraverso un referendum qualora maturasse nell’Irlanda del Nord un chiaro consenso in questa direzione.
Le reazioni di Londra alle parole di Trump sulla riunificazione dell’Irlanda
Le parole di Donald Trump sulla possibile riunificazione dell’Irlanda non sembrano trovare terreno fertile a Londra. Il premier Andy Burnham ha infatti confermato la linea già espressa nei giorni scorsi sul tema di un eventuale referendum per l’unificazione dell’isola, ribadendo che, allo stato attuale, non esisterebbero le condizioni per sottoporre nuovamente la questione al voto dei cittadini. «Non mi risulta che vi sia un sostegno maggioritario dell’opinione pubblica a un altro referendum e, finché la situazione non cambierà, non ce ne sarà uno», aveva affermato il primo ministro.
Sulla stessa linea, seppur per ragioni politiche differenti, anche Nigel Farage, esponente britannico e padre della Brexit, vicino alle posizioni di Trump. Il leader di Reform UK ha infatti respinto l’idea di una possibile unificazione, sottolineando, come riportato dall’ANSA, che “l’Irlanda del Nord è una parte orgogliosa e integrante del Regno Unito”. Le dichiarazioni provenienti da Londra mostrano dunque come l’uscita del Presidente americano abbia riaperto una questione particolarmente sensibile, sulla quale il governo britannico non sembra intenzionato, almeno per il momento, a cambiare posizione.
Il parallelo dell’Irlanda con le due Coree e le isole Falkland
Dopo un anno di tensioni internazionali su vasta scala, si rivede un Trump nei panni di pacificatore. Le dichiarazioni rilasciate nella conferenza stampa a Dublino sulla riunificazione dell’isola richiamano alla memoria i negoziati con le due Coree del suo primo mandato alla Casa Bianca, quando l’amministrazione repubblicana passò repentinamente dalla fortissima tensione militare alla diplomazia diretta.
Tuttavia, questa volta lo scenario è radicalmente diverso: malgrado le dichiarate buone intenzioni, l’approccio del leader MAGA rischia di ignorare le delicatissime complessità locali e i trattati di pace esistenti, imprimendo una scossa emotiva al dibattito politico che ha già raggelato i rapporti diplomatici con Londra.
La questione irlandese si aggiungerebbe alla volontà di Trump di voler risolvere la disputa tra Argentina e Regno Unito sulla sovranità delle isole Falkland o Malvinas. Già nel 1982, la disputa sull’arcipelago situato nell’Atlantico meridionale segnò il banco di prova definitivo per l’asse atlantico, già messo a dura prova dall’improvvisa Guerra delle Falkland-Malvinas.
L’allora Presidente americano Ronald Reagan, che, come Trump, faceva parte del Partito Repubblicano, ebbe qualche frizione con il premier britannico liberista Margaret Thatcher. Davanti all’invasione della giunta militare argentina, la Casa Bianca oscillò inizialmente in una complessa neutralità, divisa tra la necessità di preservare un partner anticomunista in America Latina e il dovere di sostenere il suo più solido alleato nella NATO.
Oggi, invece, Trump, qualora gli venisse richiesto, sarebbe pronto a favorire una composizione del contenzioso tra Argentina e Gran Bretagna sulle isole Falkland, assumendo una postura ben diversa da quella di Reagan, che nel 1982 si schierò a favore dell’alleato nella riconquista dell’arcipelago occupato dai militari argentini. Il Presidente americano ha inoltre espresso dubbi sulla capacità del governo britannico di poter impiegare risorse sufficienti per difendere, in caso di necessità, un territorio così distante.
Di fronte all’intransigente fermezza della “Lady di Ferro” — che rifiutò categoricamente ogni compromesso diplomatico con i dittatori di Buenos Aires — Reagan sciolse le riserve: pur mantenendo un profilo pubblico cauto per non alienarsi il Sudamerica, Washington garantì a Londra un supporto d’intelligence e logistico vitale, rivelatosi decisivo per la vittoria finale britannica e per il definitivo consolidamento della Relazione Speciale tra le due potenze.
Tra i tanti scenari, ivi compresa l’elezione di metà mandato, anche l’unificazione dell’Irlanda sarà un’osservata speciale e si vedrà se le parole di Trump siano state solo una dichiarazione a caldo oppure avranno delle ripercussioni serie in futuro.
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