8 marzo: tra diritti conquistati e obiettivi da raggiungere
Se la parità tra uomini e donne fosse pienamente raggiunta in termini di diritti, opportunità e riconoscimento sociale, l’8 marzo non sarebbe altro che una giornata celebrativa. La realtà, però, è più complessa.
In molti ambiti della vita sociale ed economica persistono ancora profonde disuguaglianze: dalla partecipazione al mercato del lavoro ai livelli salariali, dall’accesso ai ruoli decisionali fino alla sicurezza personale e alla tutela dalla violenza di genere. L’eredità culturale della società patriarcale grava ancora pesantemente sui modelli che organizzano le strutture sociali.
Per queste motivazioni “la Giornata internazionale dei diritti della donna” non è solo un giorno di festa in cui celebrare tutti i passi avanti che sono stati fatti o i diritti conquistati ma deve essere anche un giorno di riflessione su quelli ancora da raggiungere.
8 marzo tra lotta e conquiste
La Giornata internazionale dei diritti della donna è una ricorrenza internazionale che si celebra l’8 marzo di ogni anno e sottolinea l’importanza della lotta per i diritti delle donne, in particolare per la loro emancipazione, ricordando le conquiste sociali, economiche, politiche portando l’attenzione su questioni come l’uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi, le discriminazioni e le violenze di ogni genere e forma contro le donne.
Questa giornata inizia a prendere forma grazie all’intreccio di movimenti operai, rivendicazioni politiche e lotte per i diritti civili avvenute tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Le radici della ricorrenza si trovano negli Stati Uniti dove, il movimento socialista e operaio, organizzò il 28 febbraio 1909 una giornata dedicata ai diritti delle donne su iniziativa del Partito Socialista Americano.
In quegli anni le donne erano sottoposte a lavori spesso in condizioni durissime, soprattutto nelle fabbriche tessili. L’evento si sviluppò a partire dalle proteste e rivendicazioni per migliori condizioni di lavoro, salari più equi e soprattutto per il diritto di voto femminile.
Un passaggio fondamentale avvenne nel 1910 a Copenaghen, durante la Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste. Qui l’attivista tedesca Clara Zetkin propose l’istituzione di una giornata internazionale dedicata alla lotta per i diritti delle donne. La proposta fu approvata, anche se inizialmente non venne fissata una data unica.
La prima Giornata Internazionale della Donna fu celebrata nel 1911 in diversi Paesi europei, tra cui Germania, Austria, Svizzera e Danimarca.
In Italia, la prima celebrazione risale al 1922, ma la ricorrenza si diffuse soprattutto dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1946 l’Unione Donne Italiane scelse la mimosa come simbolo della giornata, fiore economico e facilmente reperibile all’inizio di marzo.
Statistiche e realtà: il divario di genere in cifre
Un’analisi delle statistiche italiane ed europee permette di osservare in modo concreto come le differenze di genere si manifestino ancora oggi in diversi ambiti della vita sociale ed economica e di quanto questo divario continui a rappresentare una realtà significativa.
I dati Istat degli ultimi anni dimostrano quanto la parità di genere sia ancora lontana. In Italia il tasso di occupazione femminile, tra i 15 e i 64 anni, è inferiore a quello maschile e resta uno dei più bassi dell’UE, con un divario di genere di più di 18 punti percentuali. Il tasso di occupazione femminile è di circa il 53-54% mentre quello maschile supera il 71%.
I dati mostrano anche un forte divario territoriale nell’occupazione femminile: mentre nel Nord Italia lavora circa il 63% delle donne, nel Sud la percentuale scende a poco più del 35%. Questo divario è legato a fattori economici, alla minore presenza di servizi per l’infanzia e alla persistenza di modelli culturali più radicati nella società.
Riguardo il “gender pay gap” (la differenza di retribuzione tra uomini e donne) la situazione non è tanto differente. In Italia le donne guadagnano in media circa il 10-11% in meno degli uomini a parità di lavoro. Nell’Unione Europea il divario medio è circa il 12%. In alcuni settori o con l’avanzare della carriera il divario può diventare molto più alto, arrivando anche oltre il 25-30%.
La violenza sulle le donne rappresenta una delle violazioni dei diritti umani più diffuse e persistenti a livello globale. Essa si manifesta in molte forme, dal maltrattamento fisico e psicologico, alla coercizione economica e sessuale, e colpisce donne di tutte le età, contesti sociali e culturali. Circa il 31,9% delle donne italiane tra 16 e 75 anni ha subito violenza fisica o sessuale almeno una volta nella vita. Circa 18,8% ha subito violenze fisiche. Circa 23,4% ha subito violenze sessuali. I dati includono varie forme di violenza, da minacce e molestie all’abuso fisico grave.
Nel corso del 2025 si stima che il numero di femminicidi sia stato circa tra i 80 e i 90 casi complessivi, di cui la maggior parte avvenuti in contesto familiare o affettivo. I femminicidi non si fermano e il numero delle donne uccise nel 2026 è sempre più preoccupante.
Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi(FLT)
Continuare a contare i femminicidi è un gesto politico per non dimenticare le vittime. In Italia non esiste una banca dati istituzionale, pubblica e centralizzata dedicata specificamente ai femminicidi con aggiornamenti regolari e criteri univoci come accade per altri fenomeni statistici.
L’Osservatorio Femminicidi Lesbicidi Transcidi (FLT), che, insieme al sito Femminicidioitalia.info, monitora su base mensile i casi che emergono sulla stampa italiana. Il lavoro dell’Osservatorio fornisce una lettura approfondita del fenomeno con un approccio transfemminista tenendo conto con precisione delle persone uccise per la loro identità di genere o orientamento sessuale, delle donne lesbiche, delle persone trans e non binarie.
Il patriarcato come realtà quotidiana
Oltre che nelle disparità e condizioni economiche, le radici dell’oppressione e della discriminazione di genere sprofondano anche nella cultura, nell’educazione o più comunemente nella ineguale suddivisione dei compiti di cura e famiglia.
In linea con la teoria femminista sulla violenza di genere è più difficile realizzare ed ammettere che le nostre società, dato il modo in cui sono strutturate e organizzate, possano avere un ruolo centrale in questi episodi. Diventa quindi di fondamentale importanza comprendere che, non solo vivendo in queste società possiamo essere esposti a rischi, siamo anche parte del problema complessivo.
Famiglia, amicizie, scuola, ambiente lavorativo, e media possono influenzare la probabilità che si verifichi una violenza, e possono farlo attraverso norme e pratiche condivise. In un Paese in cui le donne hanno meno opportunità degli uomini di accedere a determinate risorse e ruoli ognuno di questi contesti prossimali tenderà a rispecchiare questa disparità, rafforzandola.
Tale squilibrio di opportunità crea una società in cui la minore presenza delle donne nel mondo del lavoro o nella sfera politica diventa la norma, favorendo e rafforzando credenze e stereotipi che giustificano questa disparità con presunte differenze di conoscenze e competenze.
E questo perché il concetto di genere femminile deve subire le ripercussioni di millenni di dominio di una visione patriarcale della società. La cultura patriarcale ha infatti codificato modelli e significati in relazione alla natura corporea e alla virilità degli individui, attribuendo alla donna il ruolo di essere inferiore. La donna nel corso degli anni è sempre esistita secondo la visione maschile: essa era la creazione dell’uomo, destinata alle faccende domestiche, subordinata, oppressa e sfruttata.
In una società tuttora a radice patriarcale, ha rappresentato un atto di coraggio collettivo, perché senza questo passaggio molte conquiste che tuttora consideriamo naturali non esisterebbero. Oggi siamo chiamati a un passo ulteriore.
Il femminismo può trasformarsi in una forza capace di creare cambiamento attraverso collaborazione e partecipazione condivisa. Quando tutto ciò si unisce al femminile interiore, smette di essere solo rivendicazione e diventa una proposta attiva che muove i passi verso una società più armonica, dove il potere parte dalla responsabilità.
Ridurre l’8 marzo ad una banale festa, accompagnata da cene e regali, è solo l’ennesimo modo della nostra società di sminuire l’importanza di tutte le lotte e le conquiste che le donne hanno ottenuto durante il tempo. Bisogna invece considerare e vivere questa ricorrenza in modo diverso anche per tutte quelle donne che hanno lottato e continuano a farlo ogni giorno della loro vita, per rivendicare ed affermare quei diritti fondamentali che oggi a molte vengono ancora negati.

