L’Inghilterra all’indomani della Prima Guerra Mondiale
Gli ultimi decenni del XIX secolo videro la campagna elettorale concentrata sulle home rule irlandesi. L’Irlanda si unì con la Gran Bretagna, andando a formare il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, grazie all’Atto di Unione del 1800, successivo alla rivolta irlandese del 1798 e della grande carestia irlandese che colpì il paese tra il 1845 e il 1852.
Le home rule furono sostenute dal primo ministro britannico, William Gladstone, il quale sperava che il paese avrebbe seguito le orme del Canada come dominion all’interno dell’impero, ma il suo Home Rule Bill del 1886 fu sconfitto in Parlamento. Anche se il disegno di legge, se approvato, avrebbe concesso all’Irlanda meno autonomia rispetto alle province canadesi, molti parlamentari temettero che una Irlanda parzialmente indipendente avrebbe potuto costituire una minaccia per la sicurezza della Gran Bretagna o segnare l’inizio di una disgregazione dell’impero. Un secondo disegno di legge di Home Rule ebbe la stessa sorte per motivi simili.[132] Un terzo fu approvato dal Parlamento nel 1914, ma non ebbe modo di essere applicato per via dello scoppio della prima guerra mondiale che portò alla Rivolta di Pasqua del 1916
Intorno alla fine del XIX secolo, in Gran Bretagna iniziarono a crescere i timori che non sarebbero stati più in grado di difendere la metropoli e la totalità dell’impero, mantenendo allo stesso tempo la politica dello “splendido isolamento“.
La Germania, con la sua rapida crescita come potenza militare e industriale, fu all’epoca vista come il più probabile avversario per una eventuale futura guerra. Riconoscendo la situazione tesa nel Pacifico e la minaccia della marina imperiale tedesca, la Gran Bretagna formò, nel 1902, un’alleanza con il Giappone con i suoi vecchi nemici Francia e Russia, rispettivamente nel 1904 e nel 1907.
La prima guerra mondiale

I timori della Gran Bretagna di una possibile guerra con la Germania si concretizzarono nel 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale. Immediatamente la Gran Bretagna invase e occupò la maggior parte delle colonie d’oltremare della Germania in Africa. Nel Pacifico, l’Australia e la Nuova Zelanda occuparono rispettivamente la Nuova Guinea tedesca e Samoa. I piani per una divisione post-bellica dell’impero ottomano, che si schierò in guerra a fianco della Germania, furono segretamente redatti dalla Gran Bretagna e dalla Francia nel quadro dell’accordo Sykes-Picot del 1916. Questo accordo non fu divulgato a al-Husayn ibn Ali, Sharif della Mecca, che fu incoraggiante gli inglesi a lanciare una rivolta araba contro i loro governanti ottomani, dando l’impressione che la Gran Bretagna sostenesse la creazione di uno stato arabo indipendente.

La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania e i suoi alleati coinvolse le colonie e i Domini che fornirono preziosi aiuti in termini di personale militare, sostegno finanziario e materiali. Oltre 2,5 milioni di uomini servì negli eserciti dei Domini, così come molte migliaia di volontari provenienti dalle colonie della Corona. I contributi e i sacrifici delle truppe australiane e neozelandesi durante la Campagna di Gallipoli del 1915 contro l’Impero ottomano, ebbero in patria un grande impatto sulla coscienza nazionale e segnarono un momento decisivo nel passaggio dell’Australia e della Nuova Zelanda da colonie a nazioni completamente autonome. I paesi continuano a commemorare questi eventi in occasione dell‘ANZAC Day. I canadesi vinsero la battaglia del crinale di Vimy in una simile prospettiva. L’importante contributo dei Domini per lo sforzo bellico fu riconosciuto nel 1917 dal primo ministro britannico David Lloyd George quando invitò ciascuno dei primi ministri dei Domini di partecipare a un gabinetto imperiale di guerra per coordinare la politica imperiale.
Secondo i termini del conclusivo trattato di Versailles firmato nel 1919, l’impero raggiunse l’apice delle sue dimensioni con l’acquisizione di 4700000 km² di territorio e 13 milioni di nuovi soggetti. Le colonie della Germania e dell’impero ottomano furono distribuite alle potenze alleate come mandato della Società delle Nazioni. La Gran Bretagna annesse la Palestina, la Transgiordania, l’Iraq, parti del Camerun e del Togo e il controllo di Tanganica. Gli stessi Domini acquisirono dei territori: l’Unione Sudafricana acquisì il Sud-Africa occidentale (l’attuale Namibia), l’Australia la Nuova Guinea tedesca, la Nuova Zelanda la Samoa Occidentale. Nauru fu di fatto controllata da un mandato combinato dalla Gran Bretagna e dai due Domini del Pacifico.
Il periodo interbellico

Il cambiamento nell’ordine mondiale conseguente alla guerra, in particolare la crescita degli Stati Uniti e del Giappone come potenze navali, e l’aumento dei movimenti indipendentisti in India e in Irlanda, portò a una grande rivalutazione della politica imperiale britannica. Costretta a scegliere tra un allineamento con gli Stati Uniti o con il Giappone, la gran Bretagna scelse di non rinnovare l’alleanza con l’impero nipponico e siglò il trattato navale di Washington, dove la gran Bretagna accettò la parità navale con gli Stati Uniti. Questa fu oggetto di molte discussioni in Gran Bretagna nel corso del 1930, in quanto governi militaristici presero piede in Giappone e in Germania aiutati in parte dalla grande depressione, poiché si temeva che l’impero non avrebbe potuto sopravvivere a un attacco simultaneo da parte di entrambe le nazioni. Anche se la questione della sicurezza dell’impero fu una seria preoccupazione in Gran Bretagna, allo stesso tempo l’impero rappresentava un fondamento vitale per l’economia britannica.
Nel 1919, le frustrazioni causate dai ritardi nella soluzione della causa irlandese portò i membri del Sinn Féin, un partito indipendentista che aveva vinto la maggioranza dei seggi irlandesi a Westminster nelle elezioni generali britanniche del 1918, di stabilire un gruppo a Dublino che dichiarò l’indipendenza della nazione. Contemporaneamente, gli appartenenti alla Irish Republican Army iniziarono una guerriglia contro l’amministrazione britannica. La guerra anglo-irlandese si è conclusa nel 1921 con un nulla di fatto e la firma del Trattato anglo-irlandese istituì lo Stato Libero d’Irlanda, un dominiom all’interno dell’Impero Britannico con un’effettiva indipendenza interna ma ancora costituzionalmente legato alla Corona britannica. L’Irlanda del Nord, composta da sei delle 32 contee irlandesi, tramite il Government of Ireland Act esercitò immediatamente l’opzione di mantenere lo status esistente all’interno del Regno Unito.

Un simile disputa iniziò nell’India quando il Government of India Act del 1919 non riuscì a soddisfare le richieste per l’indipendenza.[151] Preoccupazioni per l’infiltrazione di movimenti comunisti e di intromissioni estere a seguito della cospirazione di Ghadar portò al deteriorarsi della situazione; il Rowlatt Act contribuì ulteriormente a questo. Vi furono diverse manifestazioni di protesta, in particolare nella regione del Punjab, le cui le misure repressive culminarono nel massacro di Amritsar. In Gran Bretagna l’opinione pubblica fu divisa sulla legittimità dell’intervento, tra chi lo considerò come inevitabile per aver salvato l’India dall’anarchia e coloro lo videro con disgusto.[152] Il successivo movimento movimento di non cooperazione fu sospeso nel marzo 1922 a seguito dell’incidente di Chauri Chaura e il malcontento continuò a covare per i successivi 25 anni.
Nel 1922, all’Egitto, che allo scoppio della prima guerra mondiale era stato dichiarato un protettorato britannico, fu formalmente concessa l’indipendenza, anche se fino al 1954 continuò ad essere uno stato cliente. Le truppe britanniche rimasero di stanza in Egitto fino alla firma del trattato anglo-egiziano del 1936,[154] in base al quale fu deciso che esse sarebbero state ritirate, tuttavia continuando ad occupare e difendere la zona del Canale di Suez. In cambio, l’Egitto fu assistito perché si unisse alla Società delle Nazioni. L’Iraq, un mandato britannico dal 1920, entrò anch’esso nella Società, dopo aver raggiunto l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1932. In Palestina, la Gran Bretagna fu alle prese con il problema di mediare tra le comunità arabe ed ebraiche. Con la Dichiarazione di Balfour del 1917, in cui furono esplicitati i termini del mandato, fu deciso che un “focolare nazionale” per il popolo ebraico sarebbe stato stabilito in Palestina. Ciò portò ad un aumento della conflittualità con la popolazione araba, che si ribellò apertamente nel 1936, nella cosiddetta grande rivolta araba. Nel corso del 1930, con l’aumentare della minaccia di guerra in Germania, la Gran Bretagna giudicò il sostegno della popolazione araba in Medio Oriente più importante dell’istituzione di uno stato ebraico nella terra d’origine, e quindi si mutò verso una posizione pro-araba, limitando l’immigrazione ebraica e di conseguenza innescando una rivolta di quest’ultimi.
La possibilità dei Domini di decidere la propria politica estera, in modo indipendente dalla Gran Bretagna, fu riconosciuta dalla Conferenza Imperiale del 1923. La richiesta dell’anno precedente della Gran Bretagna di assistenza militare da parte dei Domini allo scoppio della crisi di Çanakkale fu rigettata dal Canada e dal Sudafrica, il Canada rifiutò anche di essere vincolata al Trattato di Losanna del 1923. A seguito di pressioni da parte di Irlanda e Sudafrica, la Conferenza Imperiale 1926 emesse la dichiarazione di Balfour, in cui si asseriva che i Domini fossero “Comunità autonome all’interno l’impero britannico, pari ad uno stato, in alcun modo subordinate l’un l’altro” all’interno di un “Commonwealth delle nazioni“. Grazie allo statuto di Westminster del 1931 i parlamenti del Canada, Australia, Nuova Zelanda, dell’Unione del Sudafrica, dello Stato libero d’Irlanda e Terranova erano ormai indipendenti dal controllo legislativo britannico, potendo annullare le leggi promosse senza il loro consenso. Nel 1933 a Terranova venne ripristinato lo stato coloniale in seguito alle sofferenze finanziarie dovute alla Grande depressione. L’Irlanda prese ulteriori distanze dalla Gran Bretagna con l’introduzione, nel 1937, di una nuova costituzione, che la rese una repubblica a tutti gli effetti.

