Davide contro Golia
Il 22 febbraio 1980 ai giochi di Lake Placid c’è una partita di hockey che sarà destinata a rimanere nella storia, l’anticipazione di una guerra che scoppierà da lì a pochi anni cioè la guerra fredda, da una parte gli USA formata da un gruppo di normali ragazzi universitari dall’altra l’Unione Sovietica che da anni domina il Mondo sul campo ghiacciato.
Nessuno pensava che la partita potesse avere un equilibrio, l’Unione Sovietica è un gruppo abituato ad allenarsi insieme tutto l’anno e solo quattro anni prima avevano già battuto gli USA in una gara pre-olimpica con il risultato di 7-3.
La nazionale statunitense decide di porre la sfida sul piano mentale scegliendo ragazzi affamati e disposti a tutto pur di vincere quella partita e che puntano tutto sull’intensità.
Il racconto della partita
L’unione Sovietica parte forte come sempre e dopo nove minuti passa in vantaggio, sembra l’inizio di un’imbarcata ma gli Stati Uniti pareggiano e dopo un nuovo vantaggio da parte degli URSS arrivano al primo intervallo sul risultato di 2-2.
Il risultato dà speranza ai ragazzini, mentre l’allenatore dei sovietici Tikhonov sottovaluta il pericolo sostituendo il portiere Tretiak considerato il miglior portiere al mondo in quel momento.
Il secondo periodo si riapre con un dominio da parte dei sovietici che però non riescono a trovare la via della rete anche grazie alle parate miracolose fatte dal portiere americano, il muro cade solo a pochi secondi dall’intervallo e l’Unione sovietica fa 3-2 ma gli statunitensi ci credono.
L’inizio del 3 periodo è incredibile, il capitano statunitense tira da lontanissimo e fa 3-3, tutta l’ arena si alza in piedi mentre si vede crescere la preoccupazione sui giocatori dell’URSS. Al settimo minuto però succede l’impensabile Mark Jhonson segna e fa 4-3 per gli USA, Lake Placid esplode, mancano dieci minuti per entrare nella storia. Gli ultimi minuti sono un assedio da parte dei sovietici che cercano disperatamente il pareggio ma gli americani resistono e quando mancano pochi secondi tutta l’arena inizia a fare il conto alla rovescia, suona la sirena, i giocatori statunitensi si guardano increduli tra loro sono entrati di diritto nella storia. Le parole del telecronista americano Al Michaels : “Do you believe in miracles?” fanno capire davanti aa quale impresa ci troviamo davanti, la vittoria verrà celebrata anche dall’allora presidente americano Jimmy Carter.
Una vittoria simbolo di riscatto
Questa partita paradossalmente non è neanche la finale che invece si svolgerà contro la Finlandia contro cui gli americani vinceranno, aggiudicandosi la medaglia d’oro ma nella mente degli americani di quel torneo si ricorda una sola data il 22 febbraio 1980 cioè “The Miracle on Ice”, simbolo di riscatto da parte degli Stati Uniti.