Brando Ephrikian risponde alle accuse di Raffaella Scuotto: violenza e processo mediatico

Di In Gossip
Febbraio 03, 2026
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Nei giorni scorsi Raffaella Scuotto ha affidato ai social il racconto delle ragioni che l’hanno portata a mettere fine alla relazione con Brando Ephrikian. Parole forti, cariche di dolore, in cui l’ex protagonista televisiva ha descritto un legame definito “tossico” e ha dichiarato di portarne ancora le conseguenze emotive. Nel suo sfogo ha parlato apertamente di tradimenti e di violenze, affermando:
“So di essere stata tradita perché lui me lo ha confermato. Ma io ho scelto di andare avanti e ho scelto di andare avanti anche nonostante sia stata vittima di violenza psicologica e vittima di violenza fisica”.

Un’accusa grave, che ha immediatamente acceso il dibattito pubblico e ha spinto Brando Ephrikian a interrompere il silenzio mantenuto fino a quel momento. L’ex tronista ha pubblicato un video in cui, leggendo un testo scritto, ha scelto di rispondere con toni misurati, sottolineando la delicatezza del tema trattato.
“In questi giorni stanno circolando dichiarazioni e accuse molto gravi e diffamanti che mi riguardano. Voglio parlare con rispetto, con calma e con responsabilità. Credo profondamente che ogni forma di violenza, fisica o psicologica, sia un tema serio, delicato e da non banalizzare mai”.

Nel suo intervento Ephrikian ha voluto ribadire un principio fondamentale: la necessità di tutelare chi subisce realmente violenza, senza però trasformare accuse non verificate in sentenze mediatiche.
“Le donne che subiscono realmente realmente violenza meritano ascolto, tutela e verità. Sempre. Proprio per questo, però, sento il dovere di chiarire che le accuse mosse nei miei confronti non trovano alcun riscontro nei fatti e non corrispondono alla realtà”.

L’ex tronista ha poi denunciato la diffusione di contenuti privati, sostenendo che siano state violate la privacy e la dignità di persone estranee alla vicenda:
“In modo altrettanto grave sono state diffuse conversazioni private che coinvolgono terze persone, senza alcun consenso, in violazione della privacy e della dignità di chi nulla ha a che fare con questa vicenda”.

Secondo Ephrikian, il caso sarebbe stato travolto da un’esposizione mediatica eccessiva, in cui il giudizio pubblico ha preso il posto dell’accertamento dei fatti:“Mi trovo improvvisamente esposto a un’ondata mediatica fatta di giudizi, supposizioni e condanne preventive, in un momento storico in cui è purtroppo facile che il clamore superi i fatti”.
E ha concluso ribadendo la propria posizione:
“Posso solo ribadire con assoluta serenità che non ho mai esercitato alcuna forma di pressione, abuso o comportamento violento”.

Alla luce di quanto accaduto, Brando Ephrikian ha annunciato di stare valutando anche la strada legale:
“Sto valutando ogni eventuale iniziativa giudiziaria nei confronti degli autori di tali comportamenti, con rispetto per la verità e per tutte le persone coinvolte, senza alimentare odio né scontri pubblici”.
Nel suo messaggio ha infine richiamato il principio della presunzione di innocenza e ringraziato chi gli ha manifestato vicinanza: “Chiedo soltanto che venga riconosciuto a tutti, donne e uomini, lo stesso diritto fondamentale: quello di non essere giudicati colpevoli prima che i fatti parlino”.

Le versioni fornite dai due protagonisti appaiono oggi profondamente distanti. Da un lato il racconto di una donna che parla di una relazione segnata da violenza e sofferenza, dall’altro la difesa di un uomo che respinge ogni accusa e parla di diffamazione. È una vicenda complessa, che tocca un tema estremamente delicato come quello della violenza, fisica e psicologica, e che richiede responsabilità, attenzione e rispetto.

Le denunce di violenza devono sempre essere ascoltate e trattate con la massima serietà, perché il silenzio e la minimizzazione sono spesso parte del problema. Allo stesso tempo, però, l’accertamento delle responsabilità non può avvenire sui social network né attraverso processi mediatici ma è nelle sedi giudiziarie che devono emergere i fatti e, eventualmente, le verità. Solo così si può tutelare davvero chi subisce violenza, senza svuotare di significato una parola che pesa e che non può essere usata con leggerezza.