Le cause della Prima Guerra Mondiale (II parte)

Di In Cultura e Società
Maggio 05, 2026
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In base all’Entente Cordiale, stipulata nel marzo 1904, Francia e Gran Bretagna, in reazione al riarmo navale tedesco, si riavvicinarono, appoggiando le rispettive politiche coloniali in Africa settentrionale.

In questo modo, con l’appoggio della Gran Bretagna, la Francia ottenne l’influenza su buona parte del Marocco, zona importante per i commerci.

Nel marzo del 1905 il Kaiser, in crociera nel Mar Mediterraneo, venne convinto dal suo ministero degli esteri a tenere un discorso a Tangeri, in cui definiva il Marocco uno stato indipendente, nella speranza di seminare malcontenti e di far scoppiare una crisi tra Francia, Marocco e Gran Bretagna. In effetti la crisi ci fu, ma invece di indebolire i rapporti tra i due paesi li rese ancora più saldi.

Un nuovo tentativo di rivendicare la propria influenza sul Marocco fu fatto nel 1911; quando i francesi, col pretesto di nuove agitazioni, inviarono delle truppe a Fez, nella speranza di imporre il proprio protettorato sul paese, la Germania, con la scusa di proteggere i residenti tedeschi, compì un nuovo gesto dimostrativo, inviando nel porto di Agadir la cannoniera Panther, fiduciosi di ottenere dai francesi concessioni coloniali, se non nello stesso Marocco, almeno nel Congo francese, cosa che effettivamente si verificò. Ma, ancora una volta, il risultato fu di avvicinare Francia e Gran Bretagna e di evidenziare la poca sostanza dell’alleanza con l’impero austro-ungarico, che rifiutò persino il suo sostegno diplomatico. Nel 1878 il congresso di Berlino concluse la guerra russo-turca che era scoppiata a causa delle istanze autonomistiche di Bosnia-Erzegovina e Bulgaria ai danni dell’impero ottomano. Al congresso furono riconosciuti come stati indipendenti oltre la Grecia, già autonoma dal 1830, la Romania, la Serbia e il Montenegro. La Bulgaria, invece, fu divisa in tre parti: Bulgaria propriamente detta, principato tributario ottomano, la Rumelia orientale, provincia semiautonoma dell’Impero ottomano e la Macedonia, dominio ottomano diretto. In questo modo la situazione nei Balcani sembrava essere stabile.

Segni di instabilità, purtroppo, cominciarono a segnalarsi in quegli stessi anni. Questi riguardavano non solo i rapporti tra le nuove nazioni della penisola, ma anche le pretese di controllo sull’area avanzate dalla Russia e dall’Austria-Ungheria. Nonostante i continui dissapori, l’equilibrio continuò a resistere per un trentennio, almeno fintando ché si mantenne un’intesa tra Russia e Austria-Ungheria. I primi segni di cedimento si segnalarono nel 1906 quando salirono al potere uomini ambiziosi e bellicosi tanto in Austria quanto in Russia. Nonostante un iniziale accordo che avrebbe consentito all’Austria la definitiva annessione della Bosnia-Erzegovina, in cambio del sostegno alla russia nella rivendicazione della libera circolazione di navi russe nella regione degli stretti, i rapporti tra le due potenze si deteriorarono. Nel 1908 l’Austria compì l’annessione, ma non tenne fede al patto. La Russia, allora, cambiò strategia iniziando ad appoggiare apertamente la Bulgaria che nello stesso anno si era resa indipendente dal dominio ottomano approfittando del colpo diStato dei Giovani Turchi. Nel 1909 le due grandi alleanze avevano preso posizione anche in merito della questione balcanica: la Triplice Intesa si era schierata a favore di Serbia e Bulgaria, mentre la Triplice Alleanza a sostegno dell’impero ottomano.

Tra le cause della prima guerra mondiale vanno valutate anche le problematiche legate alla politica interna delle principali nazioni belligeranti.

In primis, consideriamo i conflitti etnici nell’impero austro-ungarico. Nel 1866, durante il regno di Francesco Giuseppe, l’Impero austriaco venne sconfitto dalla Prussia e dall’Italia. In questo modo perse alcuni territori (tra cui il Veneto) e con essi tutta la sua influenza sulle regioni tedesche e italiane. Questo indebolimento si riversò anche negli affari di politica interna, rappresentati in particolare modo dal difficile rapporto con la nazione magiara. L’anno dopo venne concluso un compromesso tra Austria e Ungheria e, in seguito a lunghe trattative, venne firmato l’Ausgleich (compensazione), che avrebbe diviso lo stato asburgico in Cisleitania (Austria) e Transleitania (Ungheria): nasceva così l’Impero austro-ungarico. Gli immensi territori gestiti dagli Asburgo riunivano in sé un’infinità di etnie, spesso in contrasto con il governo centrale e che rivendicavano la propria autonomia. Talvolta, come nel caso degli italiani e dei serbi, le spinte autonomiste erano ancora più stimolate dall’esistenza di stati nazionali al di là dei confini dell’Impero. La situazione serba in particolare divenne sempre più problematica, soprattutto a partire dal 1908, quando l’Austria-Ungheria annetté ai propri territori la Bosnia-Erzegovina, che presentava una popolazione di soli serbocroati. Le varie popolazioni, pur essendo unite dallo stesso desiderio di autonomia, erano spesso in contrasto tra di loro, tanto che si sviluppò una forte convergenza tra nazionalità e stratificazione sociale. In Austria le due popolazioni di maggiore rilievo erano quelle ceca e quella tedesca. La prima continuò a rivendicare fino alla fine dell’Impero la propria autonomia, anelando alla ricostituzione del Regno di Boemia, come ai tempi di Venceslao, mentre l’altra sottolineò sempre il carattere tedesco della monarchia asburgica, considerandosi l’unico stato nazionale legittimo dell’Impero.

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conflitti etnici nell’Impero austro-ungarico

L’unico modo efficace per tenere a bada le spinte rivoluzionarie stava in un’energica amministrazione centrale, in grado di neutralizzarle facendo leva sugli antagonismi tra le nazionalità. Questa fu la linea politica adottata dal conte Eduard Taaffe, che dal 1879 al 1893 ricoprì la carica di primo ministro. I primi segnali di cedimento di questa fragile struttura cominciarono ad apparire nel 1890, in occasione dell’Ausgleich che affrontava il problematico rapporto tra le nazionalità ceca e tedesca. Taaffe trattò l’Ausgleich solo con i rappresentanti del partito conservatore dei Vecchi Cechi, molto meno radicale nelle questioni di nazionalità rispetto a quello dei Giovani Cechi guidato da Karel Kramat.

Se nella zona transleitanica le spinte indipendentiste preoccupavano il potere centrale, in quella cisleitanica lo sviluppo interno era dominato dai contrasti nazionalistici tra partiti cechi e tedeschi, che non davano speranze in quanto a un compromesso, reso possibile dalla inconciliabilità delle proposte dell’una e dell’altra fazione. Per migliorare la situazione, Francesco Giuseppe assegnò la carica di primo ministro al conte Kazimierz Badeni, che con riforme atte a diffondere in tutto il territorio moravo e boemo il bilinguismo per tutti gli uffici, purtroppo ottenne esattamente l’effetto contrario, acuendo ancora l’odio tra le due nazionalità Seguirono quindi dimostrazione in tutti i territori da parte di tedeschi e cechi. I governi successivi pur cercando di attutire le conseguenze non riuscirono a cambiare la situazione che si manteneva esplosiva. Nella zona cisleitanica ormai non esisteva più un ordine costituzionale e il frazionamento della monarchia danubiana sembrava inevitabile. I cechi costituirono un partito nazional-socialista che premeva per l’indipendenza di uno stato ceco, i tedeschi, invece erano capeggiati dall’antisemita radicale Georg von Schonerer che entusiasmava i seguiaci con l’idea di una possibile annessione al Reich.

Il colonialismo britannico

Sul finire del diciannovesimo secolo la Gran Bretagna era bloccata dall’incapacità dei partiti di prendere in mano la situazione con decisione guidando la nazione verso gli orizzonti di uguaglianza sociale che andavano profilandosi in tutti i paesi europei. Da una parte i conservatori, principali responsabili di questa stasi politica interna, distraendo le masse con le avventure coloniali, continuavano a mantenere una politica reazionaria che bloccava al paese ogni progresso in ambito sociale; dall’altra i liberali, i soli in grado di ridare vita al paese, troppo divisi e troppo poco organizzati, avevano perso tutte le opportunità che si erano presentate.

La prima venne, nel 1884, dall’allargamento del diritto al voto a tutti gli uomini con famiglia a carico. Le elezioni dell’anno successivo portarono effettivamente a una vittoria liberale, affiancata dall’ingresso in parlamento di ottantadue deputati irlandesi, in grado di paralizzare l’intero meccanismo legislativo pur di avanzare le proprie istanze indipendentistiche. Per dare una scossa alla situazione, il leader liberale William Ewart Gladstone cercò di concedere all’Irlanda la Home rule.

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Sir Williaam Ewart Gladstone

Il tentativo si rivelò catastrofico e portò alla separazione dai liberali dei “Liberal Unionist” che, guidati da Chamberlain, si muovevano in difesa dell’imperialismo e, alleandosi con i conservatori, riportarono quest’ultimi al governo.

I primi segni di cambiamento cominciarono a farsi sentire nel febbraio del 1900, quando venne fondato il Labour Representation Committee, nato dalla separazione definitiva dei sindacati dai vecchi partiti tradizionali. La svolta decisiva avvenne alle elezioni del 1906, che registrarono la straordinaria vittoria dei liberali, che nel giro di pochi mesi cominciarono un’operazione di ammodernamento del sistema politico britannico, cominciando con la sistematica soppressione dei privilegi dell’aristocrazia, a partire dalla Camera dei Lord.