Brunello Cucinelli: storia dell’imprenditore del lusso made in Italy

Di In Moda
Aprile 16, 2026

Brunello Cucinelli nasce a Castel Rigone il 3 Settembre del 1953, sin da bambino aveva un sogno e lo realizza: diventando un grande stilista, imprenditore e filantropo. Ma da dove nasce questa sua ispirazione? Lui proviene da una famiglia che vive in condizioni precarie, e la svolta avviene quando si trasferiscono dal piccolo borgo rurale vicino Perugia alla città. Qui, il giovane Brunello osserva da vicino le difficili condizioni di lavoro del padre in fabbrica, testimone delle umiliazioni subite. Questo vissuto lascia un segno indelebile e diventa, per sua stessa ammissione, la scintilla che accende il desiderio profondo di creare un’attività lavorativa fondata sul rispetto della “dignità morale ed economica dell’uomo”.

Tra chiacchiere da bar accresce la sua passione verso la filosofia scoprendo pensatori come Kant, Socrate e Marco Aurelio, le cui idee contribuiranno a forgiare la sua visione del mondo e dell’impresa. La filosofia aziendale di Cucinelli, dunque, non emerge come un costrutto a posteriori, ma scaturisce da una sintesi profondamente personale: da un lato, l’esperienza diretta del lavoro umiliante e della dignità negata al padre; dall’altro, la riflessione intellettuale nutrita dalla filosofia. Questa fusione tra vissuto emotivo e quadro concettuale rappresenta il motore differenziante dell’impresa fin dal suo concepimento. L’azienda nasce per realizzare questa visione umanistica, non il contrario.

A 25 anni, Cucinelli, ha un’intuizione destinata a rivoluzionare un segmento del mercato della moda: produrre maglioni in cashmere, ma tinti in una gamma di colori vivaci e contemporanei, rompendo con le tradizionali e sobrie tonalità neutre allora prevalenti per questa fibra pregiata. L’ispirazione potrebbe essere venuta dall’osservazione del successo dei maglioni colorati di Benetton, ma Cucinelli la applica a un materiale intrinsecamente nobile e lussuoso come il cashmere.

L’obiettivo è chiaro fin dall’inizio: creare un prodotto di altissima qualità, espressione dell’artigianalità e della manualità italiana, un capo “Made in Italy” che sia sì costoso, data la preziosità della materia prima e la cura della lavorazione, ma non percepito come “caro”, bensì come un investimento destinato a durare nel tempo, quasi un’eredità da tramandare. Il posizionamento ricercato è quello del “lusso assoluto”. Con questa visione, nel 1978, fonda la sua prima piccola impresa, la Smail S.r.l., a Ellera di Corciano, vicino Perugia, grazie a un modesto prestito di 500.000 lire (circa 500 dollari dell’epoca).

I primi tempi sono stati duri ma il suo primo fornitore di filato a cui lui chiede circa venti chilogrammi di cashmere écru ammettendogli di non poterli pagare anticipatamente gli consegna con fiducia il materiale dando inizio ad una grande magia. Altrettanto significativo è l’incontro con Alessio, esperto tintore inizialmente scettico sull’idea di tingere una fibra così nobile con colori accesi, ma che Cucinelli riesce a convincere a tentare l’esperimento, segnando un momento cruciale per la nascita del cashmere colorato Cucinelli.

I primi successi commerciali arrivano grazie a scelte mirate. Il primo ordine significativo, cinquantatré pullover, proviene dal signor Albert Franz di Naturno, in Trentino Alto Adige, regione scelta da Cucinelli dopo aver letto della proverbiale puntualità nei pagamenti dei suoi commercianti. Nel primo anno di attività, l’azienda totalizza 53 ordini. Data la scarsità di mezzi finanziari, la strategia di espansione iniziale si concentra su mercati noti per la loro affidabilità. La Germania diventa così il primo importante sbocco estero, scelta proprio per la reputazione di serietà e puntualità nei pagamenti dei clienti tedeschi. Queste prime mosse operative dimostrano come la visione umanistica di Cucinelli fosse fin da subito saldamente ancorata a un acuto pragmatismo commerciale. La fiducia ottenuta dai fornitori e la selezione strategica dei mercati per mitigarne il rischio finanziario rivelano una precoce capacità di integrare valori ideali e necessità operative, un tratto distintivo che caratterizzerà l’intera storia dell’azienda.

Cucinelli ha contribuito alla rinascita del Borgo di Solomeo, un piccolo borgo medievale nei pressi di Perugia. Nel 1982, Cucinelli sposa Federica Benda, originaria proprio di Solomeo. Frequentando il paese natale della moglie, Cucinelli ne rimane affascinato, nonostante il suo stato di relativo abbandono all’epoca, descrivendolo come “piuttosto offeso dallo scorrere del tempo”. Nasce così l’idea di trasferire qui la sua attività, allora situata nella periferia di Perugia. Solomeo diventa per lui un luogo “speciale”, destinato a diventare il cuore della sua vita familiare, imprenditoriale e spirituale ma il passo cruciale avviene nel 1985, quando Cucinelli acquista il castello trecentesco diroccato del borgo. La trattativa con il proprietario si conclude positivamente quando quest’ultimo comprende l’intenzione di Cucinelli non solo di restaurare, ma di conservare integralmente il castello, rendendolo un bene per la comunità. Nello stesso anno, l’azienda viene rinominata “Brunello Cucinelli S.p.A.”. Dopo due anni di accurati lavori di restauro, nel 1987, il castello diventa la nuova, prestigiosa sede dell’impresa. Inizialmente, le mura medievali ospitano anche parte delle attività produttive, oltre agli uffici. La scelta di Solomeo e l’imponente opera di restauro del castello non rappresentano un semplice cambio di indirizzo. Si tratta dell’atto fondativo dell’applicazione pratica della filosofia del “Capitalismo Umanistico”. Cucinelli interviene su un luogo segnato dal tempo e dal declino, trasformandolo nel simbolo fisico e tangibile dei valori del brand: bellezza, recupero, rispetto per la storia, dignità del lavoro, legame con la comunità. Solomeo diventa così un potentissimo strumento narrativo e un asset di marketing unico, un luogo dove i valori aziendali possono essere “toccati con mano”, differenziando nettamente il marchio dai concorrenti localizzati nelle grandi capitali della moda.

Che dire? Un borgo “abbandonato” che diventa la culla di quello che oggi risulta essere uno dei marchi più prestigiosi al mondo quotati persino in borsa. Da una piccola ad un’immensa realtà basata sui valori e il rispetto umano.