Dior Cruise 2027: J.Anderson racconta il sogno hollywoodiano

Di In Moda
Maggio 21, 2026
Laura chouette wsdodnjjues unsplash

Blazer impeccabili, abiti drappeggiati, look hollywoodiani, hanno sfilato all’interno del Los Angeles County Museum of Art. In passerella anche i cappelli di Philip Treacy ispirati al modello iconico di Isabella Blow. Icone mai dimenticate del cinema e l’universo di Monsieur Dior, hanno padroneggiato la scena. Anderson parte dal “«Niente Dior, niente Dietrich!». L’attrice, amica di Alfred Hitchcock, con questa frase detta con tono imperativo comunicava ai dirigenti della Warner Bros che se l’avessero voluta nella pellicola avrebbero dovuto garantire un guardaroba Dior sullo schermo, affinché il suo personaggio, la seduttrice Charlotte Inwood, apparisse davvero glamour.

Il direttore artistico della Maison ha dichiarato: «Christian Dior disegnò costumi per Le Lit à Colonnes nel 1942, prima ancora di fondare la Maison», spiega lo stilista. «Ricevette una candidatura agli Oscar nel 1955 per i costumi di Terminal Station. E nel 1950 uscirono due film a cui aveva lavorato: Les Enfants Terribles di Jean-Pierre Melville e Stage Fright, che è stato uno dei principali punti di partenza di questa collezione». In effetti Monsieur Dior le più grandi star hollywoodiane del passato le ha vestite tutte: Lauren Bacall, Ingrid Bergman, Marlene Dietrich, Ava Gardner, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Sophia Loren, Marilyn Monroe ed Elizabeth Taylor.

«Christian Dior aveva capito quanto l’idea del ‘sogno’ fosse importante per le persone nel dopoguerra, come forma di evasione», continua Anderson. «Lo esplorava nell’alta moda, i suoi amici surrealisti erano ossessionati dai sogni e, naturalmente, Hollywood è la ‘fabbrica dei sogni’. Faceva tutto parte dello stesso cambiamento culturale».

Il tramonto è stata la perfetta cornice per la sfilata, gli ultimi raggi di sole illuminavano la passerella, mentre artisti, attori, registi e figure dell’industria creativa arrivavano all’evento. Lo show è cominciato con una serie di abiti plissettati decorati con grandi rose di tessuto. I fiori come motivo principale della collezione. L’abito successivo, arancione, che ricordava un campo di papaveri. «Il papavero californiano è stato un altro riferimento chiave», spiega lo stilista. Alcuni sono decorati con una cascata di applicazioni a forma di fiori, mentre su altri sono cuciti cristalli. I look maschili presentavano copricapi realizzati su misura da Philip Treacy. «Lavorare con Jonathan Anderson su questi pezzi è stato come tornare a una parte della mia storia personale. Ho ripreso una tecnica creata per il cappello ‘BLOW’ di Isabella Blow e l’ho trasformata in qualcosa di nuovo. Le piume formano lettere e tipografie con una precisione assoluta, pur restando leggere e vive».

C’è una collaborazione importante con l’artista Ed Ruscha: camicie particolarissime che si aggiungono al focus della sfilata. «Quando penso a Los Angeles, penso al lavoro di Ruscha, a questo suo affascinante senso dell’ordinario e al modo in cui dialoga con la grandiosità della città». Di questo mondo fanno parte anche i jeans strappati e poi ricamati con sottilissime catene d’argento che imitano i fili del cotone. Al centro della scena anche le gonne e gli abiti fluidi, drappeggiati da un solo lato con fiori décor.

Immancabile il modello rosso: «Christian Dior inseriva sempre un abito rosso a metà delle sue collezioni, semplicemente per risvegliare il pubblico, ed è un espediente con cui ho voluto sperimentare», conclude Anderson.

Per concludere la it bag. «Le auto americane vintage, che hanno ispirato le nuove Saddle bag con superfici che ricordano la vernice automobilistica e charm a forma di chiavi d’auto».

Beh, che dire? Che sogno (hollywoodiano)!