Carlo Puca, giornalista e scrittore, è Assessore alla Partecipazione Attiva e all’Immagine della Città di Napoli nella Giunta Manfredi. Una conversazione sui punti chiave del neo assessore napoletano, sulla città, sul futuro tra rigenerazione e coprogettazione della Napoli che verra’.
Carlo Puca è l’uomo che deve gestire il brand più complesso, esplosivo e contraddittorio del pianeta.
“Beh, è una bellissima avventura, devo dire. E’ un brand anche in questo momento facile da valorizzare perché Napoli è diventato in questi anni, in questi ultimissimi anni davvero esplosiva, come dicevi, con una cosa, secondo me, molto importante: una caratteristica veramente unica al mondo. Se tu pensi, che ne so, a Milano, pensi alla Madonnina, no? Al Duomo. Se pensi a Roma pensi al Colosseo, se pensi a Napoli pensi ai napoletani”
Quindi è fortemente identitaria.
“È perché sono le persone che compongono il brand, l’immagine della città, mentre in altri luoghi sono monumenti, paesaggi: qui a Napoli sono le persone, persone che sono uniche al mondo davvero”.
C’è una narrazione del tipo Napoli Disney come la raccontano i turisti o ci siamo un po’ distaccati dal realismo crudo? Insomma la stiamo valorizzando?
“I turisti in verità, sono felicissimi. Sarebbe un discorso lunghissimo da fare, ma la stiamo valorizzando. Cerco di sintetizzare. Abbiamo sicuramente un particolare tipo di turismo. Questo turismo è un turismo esperienziale, cioè chi viene qui un giorno, due giorni, 5 giorni, una settimana vuole diventare napoletano. La bellezza è il mood: vogliono entrare in questo, in questa allegria contagiosa che c’è in questa città e diventare come noi. Mi sembra una cosa molto bella, non una cosa brutta. Dobbiamo stare attenti ad una sola cosa, cioè non a eccedere nel folklore, abbiamo percepito questa necessità del turista che arriva qui e a volte un po’ esageriamo quando invece questa città è tante cose, non è soltanto folklore, alcune icone che pure ci ben ci rappresentano, la pizza, San Gennaro, la sfogliatella, il cibo, il corno: sono tutte cose che appartengono alla città e sarebbe un peccato perderle, ci mancherebbe, ma noi siamo anche tante altre cose. Noi siamo una città capace di produrre, per esempio, un polo tecnologico a San Giovanni a Teduccio che è tra i primi in Europa. In questo momento siamo una città che ha la sua musica in classifica Spotify tra le prime posizioni del mondo perché la lingua napoletana è diventata la lingua della musica italiana. Insomma, abbiamo un consumo teatrale che è tra i più grandi d’Europa, i nostri teatri mentre d’altre parti chiudono, da noi invece sono sempre pieni. Dobbiamo essere anche orgogliosi di queste tante altre caratteristiche che abbiamo, delle tante voci della città”.
Se potessi scegliere una classifica di Spotify, parlavamo di musica, un brano di Pino Daniele, una canzone di Murolo, un pezzo neomelodico. Ecco, qual è il suono che Carlo Puca vorrebbe inviare al mondo?
“Ogni epoca ha la sua musica, naturalmente io sono quello della generazione di Pino Daniele e qui mi apri, diciamo, un sentimento. Certo, Geolier o i “geolier” che popolano adesso la scena musicale napoletana, la Nina…ci sono tanti cantanti bravissimi e sono figli di questo tempo. Quindi non possiamo pensare alla musica napoletana ccome una sola cosa, cioè non è solo Murolo, non è solo Pino o è solo Giolier, non è solo i neomelodici, naturalmente è un po’ la narrazione che si fa al nord, no? Ricordo sempre che molti di questi “scienziati” che dicono per me la vera Napoli è Totò, è Pino Daniele e Massimo Troisi che poi Totò, Pino Daniele, Massimo Troisi in vita, durante la loro carriera, hanno subito delle critiche feroci dagli stessi ambienti dell’epoca, come se fossero appunto folkloristici e grotteschi”.
Prima del successo bisognerebbe aiutare questo grande bacino creativo? Come assessore puoi fare qualcosa?
“Intanto li ringrazio perché fanno già tanto loro per noi come comunità, portare Napoli napoletano nel mondo è qualcosa di straordinario, sono i veri testimonial della napoletanità nel mondo. Questo è incredibilmente importante e forte. Noi ci siamo organizzati: Napoli sapete che è la città della musica, ha moltiplicato gli eventi musicali negli ultimi anni di qualità davvero importanti. Napoli è una città che offre tante occasioni per fare musica. Certo, non basta mai perché bisognerebbe sempre andare avanti. Io che abito, per esempio, in centro storico, la mattina passo tutte le mattine e sento le prove del conservatorio e vi assicuro che è un’emozione unica. Quando tu esci, senti il piano, le arpe, i violini e così via: è una cosa straordinaria, la città ha già dentro di sé la musica. Devo dire che questa amministrazione, secondo me, io sono l’ultimo arrivato, il vero grande e straordinario contributo che ha dato, è stato organizzare la creatività. Abbiamo sempre avuto il problema di organizzarci. Anni fa ho scritto un libro su questo, su questa presunta superiorità del nord sul sud, antropologica e non si spiega con un fatto che la grande ricchezza del nord del paese l’abbiamo fatta noi emigranti”
Parliamo del Sud deve morire.
“Si’…del Sud deve morire”.
È un libro che adoro e che vi consiglio di leggere.
“Noi siamo andati al nord, abbiamo costruito le fortune di quei luoghi quindi se fossimo stati inferiori, come dicono tanti ma che hanno anche smesso un po’ di dirlo, diciamoci la verità, non avremmo costruito quelle fortune. Quella che a noi è sempre mancato, è l’organizzazione, tra l’altro, tanto più importante in un mondo globalizzato che ha inventato quasi tutto, la cosa che più conta è la creatività perché stai generando nuove idee. Quando hai una nuova idea non c’è arretratezza da nessuna parte del mondo perché la buona idea puoi averla a Sydney, a Philadelphia, nel piccolo paese di montagna: a Napoli ne abbiamo tanta. Oggi stiamo imparando a mettere a reddito questa creatività nel campo naturalmente artistico musicale che è quello più visibile”.
Carlo Puca, assessore con un grande bagaglio, sei un grande giornalista, hai raccontato pagine importanti della storia di questo paese: Bagnoli era una ferita aperta che oggi rinasce. Ma c’è ancora qualche scetticismo. Pensi che questa volta, l’immagine di Bagnoli, sia veramente rilanciata?
“Guarda, intanto dico sempre una cosa alla quale tengo tantissimo. Allora, Bagnoli non è soltanto un luogo fisico, Bagnoli è un sentimento. Perché la fabbrica è stata per questa città qualcosa di importantissimo. Intere generazioni, compresa la mia, i miei amici d’infanzia erano figli di un operaio dell’intero.
Io sono figlia di un operaio dell’Italsider, mio nonno.
E tu sai meglio di me che cosa era e cosa è stata la fabbrica per noi napoletani. Ad un certo punto questa fabbrica viene chiusa e io mi ricordo le lacrime degli operai che sono state incredibili, che però dicevano ai figli, quelli della mia età di allora, dicevano “è per il vostro futuro, è per il vostro bene, voi qui potrete tornare a fare il bagno, potrete godervi questi posti, sarà la vostra nuova casa, sarà il vostro luogo dell’anima”. Non è avvenuto niente per 35 anni, totalmente. Quegli operai, la gran parte sono morti. I nipoti si godranno quel posto, finalmente. Allora, questo sentimento che è dentro la città non viene compreso da un pezzo della città. Devo dire che però quando questa amministrazione si è incaricata di convocare un consiglio comunale a Bagnoli con le associazioni del posto che hanno anche esposto critiche feroci rispetto al progetto, ma alle quali è stato risposto, è stata una spiegazione”.
Infatti c’è un tavolo permanente
“Siamo tutti usciti soddisfatti comunque dall’incontro, se n’è parlato: alla fine chi è rimasto fuori volutamente per scelta sua, sono state 112 persone contate dalla Questura, ma devo dire anche da me da un balcone perché le ho viste, come la stampa era presente, abbiamo visto c’eri anche tu, erano 112. Secondo me sta calando pure questo numero. Io non ho mai incontrato qualcuno per strada che non dicesse “Per favore andate avanti su Bagnoli, non vi fermate, per favore andate avanti. No, andate, andate, continuate”.
Diventerà un posto d’elite e non quel posto popolare creativo?
“No, questo è escluso, non potrà mai accadere: diventerà la spiaggia dei napoletani, il lungomare dei napoletani e aggiungo, naturalmente rispettando i tempi, qua i miracoli non li fa nessuno. Si sta facendo un cronoprogramma che si sta rispettando al minuto: il mare tornerà balneabile tra il 2032 e il 2033. Adesso non entro nei dettagli tecnici, ma è stato detto in tutti i modi. Nel frattempo noi usufruiremo del lungomare di Bagnoli e poi, sarò grandicello, porterò i miei figli a fare il bagno lì e già soltanto l’idea, è un’emozione,è pazzesco”.
Napoli, capitale culturale del Mediterraneo Cosa farai per questa città? Qual è la tua idea?
“Penso che per come è Napoli in questo momento, il Mediterraneo sia un po’ riduttivo: Napoli è una capitale globale ormai. So che per decenni e anche in quel libro che hai citato, pensavo che il Mediterraneo fosse un po’ troppo stretto per Napoli. Napoli è un brand globale, è un brand internazionale. Noi siamo la città del sud del mondo più occidentale che ci sia, siamo a pieno titolo una città occidentale. Questo deve essere chiaro. Siamo il sud dell’Occidente, dell’Europa. Questo è il mio punto di vista. Io cosa posso fare? Intanto posso dare una mano a questa organizzazione della creatività, un’organizzazione dei saperi e poi c’è una cosa che la città deve riprendere a fare perché i vari ambienti parlano poco tra loro, come se fossero scollati. Non c’è un amalgama imprenditoriale, bisogna cercare di far combaciare questi mondi, per far esplodere ancora di più la potenza non solo immaginifica ma anche economica della città. E’ una città che può produrre ancora tanto indotto economico nel turismo, nella musica. La progettazione è importante. I problemi non si risolvono in un minuto. C’è il progetto del palazzetto dello sport che sarà un palazzetto polifunzionale. Per esempio a Napoli manca un turismo congressuale importante perché non c’è ancora un luogo dove puoi radunare tante persone, alcune strutture mancano e si sta lavorando, però sempre programmando, ribadisco, non si fanno miracoli, si fa programmazione. Se si fa programmazione si riescono a fare le cose. Lo stadio Maradona si sta programmando, cominciano i lavori. Ci sono 3 anni di lavoro, c’è un progetto, adesso si farà, sarà pronto per gli europei del 2032, creando qualche disagio con i cantieri. Attenzione Non ci si può lamentare se la città non avanza se poi non si fanno i cantieri. Bisogna immaginare che qualche disguido c’è, che naturalmente va governato, questo si deve essere chiaro”.
Chiudiamo su una parola che mi è piaciuta moltissimo, multicentrica, mi ha ricordato gli arrondissement che girano intorno…
“Sì, perché personalmente, combatto contro la parola periferie, io che vengo dalla periferia non voglio sentirmi dire che sono periferico. È proprio una cosa che non mi va. Vivo il mio centro rispetto alla grande città. Quindi penso che la città si debba sviluppare in maniera multicentrica, cioè ogni quartiere, municipalità, rione, deve avere una società dentro un meccanismo naturalmente più ampio intorno alla città di Napoli, perché sennò siamo sempre lì. Ho anche la delega alla coprogettazione. Che cos’è questa delega alla coprogettazione? Significa che quando tu fai un progetto urbanistico non è soltanto rigenerazione urbana edilizia, ma devi avere accanto anche un progetto culturale, un progetto sociale, devi mettere insieme tutte queste cose perché puoi portare le migliori infrastrutture del mondo, ma se non accompagni il processo infrastrutturale con un processo sociale, economico e culturale, l’infrastruttura non ti serve. Noi abbiamo un esempio incredibile a Napoli che è Scampia. Scampia, la metropolitana c’è da 15 anni. Non sono migliorate le condizioni di Scampia, tutto uguale. Stanno migliorando adesso perché hai abbattuto le vele, è un fatto culturale l’abbattimento delle vele, non è soltanto un fattore urbanistico. Abbiamo costruito l’edilizia sostitutiva dove i legittimi assegnatari con un bando, di un’efficienza e di una pulizia unica, hanno ottenuto l’assegnazione delle case e vanno a vivere in case belle. Finalmente è arrivato l’università: hai portato risorse umane, hai portato cultura. Si porterà anche un polo tecnologico a Scampia. Il risultato di tutto questo è che se tu guardi la borsa immobiliare, l’anno scorso il quartiere di Napoli dove c’è stato la maggiore valorizzazione delle case, è Scampia. In termini percentuali Scampia è diventato il quartiere dove è aumentato il valore delle case perché è diventato un quartiere, un centro di qualcosa. Non è più periferia, è centro”.