Negli ultimi giorni il confronto tra Stati Uniti e Iran sembra essere entrato in una nuova fase diplomatica. Washington e Teheran hanno infatti avviato nuovi negoziati per il raggiungimento di un possibile accordo volto a ridurre il rischio di un’escalation più ampia in Medio Oriente.
La questione dello Stretto di Hormuz
Uno dei punti centrali dei negoziati riguarda la riapertura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di petrolio e gas, la cui chiusura ha causato conseguenze gravi e immediate sui mercati energetici internazionali.
Il possibile accordo prevede una tregua di 60 giorni tra Stati Uniti e Iran durante la quale, si riapre lo Stretto di Hormuz e vengono aboliti i pedaggi imposti alle navi commerciali.
Dal canto suo, l’America si impegna a revocare il blocco sui porti iraniani e a permettere all’Iran di vendere il petrolio senza sanzioni.
I fondi iraniani
Un’altra questione importante è quella dei fondi iraniani congelati all’estero. L’Iran chiede lo sblocco immediato di questi fondi, ritenendola una clausola fondamentale per il proseguo degli accordi, mentre l’America vorrebbe prima ottenere garanzie concrete sul programma nucleare iraniano. Questo è infatti ancora uno dei punti più complessi e delicati delle trattative poiché mentre gli USA chiedono un maggiore controllo per l’attività nucleare iraniana, l’Iran rivendica il suo diritto a sviluppare un suo programma nucleare civile.
Le opinioni americane e iraniane sugli accordi
Il segretario di Stato americano Marco Rubio si è mostrato fiducioso sul raggiungimento di un accordo, egli infatti ha dichiarato: “Restiamo in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso. Si sono registrati alcuni lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi: l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari”. Il presidente americano Donald Trump, invece, ha specificato che nonostante i progressi non c’è fretta per la stipulazione dell’accordo e che non accetterà un accordo che non sia grandioso.
Anche l’Iran è rimasto prudente con le sue dichiarazioni. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha confermato i progressi fatti, ma ha anche aggiunto che la soluzione non è vicina poiché comunque persistono divergenze di vedute su questioni importanti.
La posizione degli altri Paesi
A spingere in direzione dell’accordo ci sono anche gli Emirati Arabi, il Qatar e l’Arabia Saudita i quali stanno facendo pressione a Donald Trump affinché non riprenda la guerra con l’Iran sottolineando come lo scontro militare sia inutile per il raggiungimento degli obiettivi americani. I tre paesi, sebbene d’accordo su questo aspetto, conservano tre diverse posizioni sul tipo di accordo diplomatico che andrebbe stipulato.
La situazione sul campo
Sebbene le premesse sembrino buone la situazione sul campo nelle ultime ore è stata inquieta: l’Iran ha infatti colpito con un missile balistico il Kuwait, sede di una grande base militare statunitense. L’attacco è stato respinto tuttavia esso è stato una risposta ai raid statunitensi che nelle ore precedenti avevano colpito il sud dell’Iran. Entrambi gli attacchi sembrano rappresentare già una violazione della tregua.