Mentre le prospettive di una soluzione diplomatica appaiono sempre più lontane e l’attenzione internazionale è concentrata su altri scenari di crisi, l’Ucraina si trova nuovamente a fare i conti con una delle offensive russe più intense degli ultimi mesi.
Da Kiev a Dnipro, passando per Odessa e Kharkiv, la notte è stata segnata da esplosioni, sirene e distruzione, in un’escalation che alimenta i timori di un ulteriore allontanamento della pace.
Il bilancio degli attacchi è pesante. Nella capitale ucraina almeno sei persone hanno perso la vita, mentre a Dnipro le vittime sono salite a quindici, tra cui due bambini, dopo il crollo di un edificio residenziale di quattro piani colpito dai raid. Complessivamente, i feriti nelle due città superano quota 120.
Per tutta la giornata i soccorritori hanno lavorato tra le macerie alla ricerca di superstiti, una scena che da oltre quattro anni accompagna la quotidianità della guerra in Ucraina. Una realtà che continua a consumarsi mentre il conflitto sembra scivolare in secondo piano nell’agenda internazionale, con Washington sempre più concentrata sulla crisi mediorientale e sul confronto con l’Iran.
Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il sostegno statunitense resta però indispensabile. Il capo dello Stato ha ribadito la necessità di ricevere ulteriori sistemi di difesa aerea Patriot, sottolineando che la protezione del cielo ucraino rappresenta una priorità assoluta.
“Nella notte, la Russia ha lanciato contro i nostri cittadini 656 droni d’attacco e 73 missili di vari tipi: balistici, da crociera e antinave”, ha dichiarato Zelensky, definendo l’offensiva una chiara dimostrazione delle intenzioni del Cremlino. “Se l’Ucraina non sarà protetta dagli attacchi balistici e da altri missili, questi attacchi continueranno”, ha avvertito.
A Kiev oltre 40 mila persone hanno trovato rifugio nelle stazioni della metropolitana trasformate ancora una volta in ricoveri antiaerei. Ad Odessa un ospedale maternità che ospitava neonati e donne in travaglio è stato colpito durante i bombardamenti, senza provocare vittime. A Kharkiv, invece, quindici persone, tra cui un bambino, sono rimaste ferite e le autorità regionali hanno disposto l’evacuazione obbligatoria di circa 7 mila residenti delle aree di confine con la Russia, temendo una possibile avanzata delle forze di Mosca.
Dal canto suo, il Cremlino ha rivendicato l’operazione sostenendo di aver colpito esclusivamente infrastrutture militari ucraine. Il portavoce Dmitry Peskov ha ribadito che Mosca preferirebbe raggiungere i propri obiettivi attraverso una soluzione negoziale, ma ha aggiunto che l’operazione militare proseguirà finché Kiev non accetterà condizioni considerate accettabili dalla Russia.
Peskov ha inoltre sostenuto che il conflitto potrebbe terminare rapidamente qualora il presidente ucraino ordinasse il ritiro delle proprie truppe dai territori rivendicati da Mosca, una posizione che continua a essere respinta dal governo di Kiev.
Secondo diversi analisti internazionali, l’intensificazione degli attacchi potrebbe rappresentare un tentativo del Cremlino di riaffermare la propria superiorità militare in una fase particolarmente complessa della guerra. Negli ultimi mesi la Russia è stata infatti colpita da numerosi attacchi contro infrastrutture energetiche e raffinerie, episodi che hanno alimentato preoccupazioni sulla stabilità delle forniture interne di carburante.
Anche sul terreno il quadro appare meno favorevole a Mosca rispetto al passato. Secondo dati riportati dall’Afp, per il secondo mese consecutivo l’Ucraina avrebbe riconquistato più territorio di quanto ne abbia perso, segnale di una situazione militare ancora fluida nonostante le difficoltà delle forze di Kiev.
Per il Washington Post, l’attuale escalation potrebbe avere anche una finalità politica: aumentare la pressione sull’Ucraina e riportare il conflitto al centro dell’attenzione dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, oggi impegnata principalmente sul dossier iraniano.
A suggerire che anche Mosca stia valutando nuove opzioni contribuisce un’analisi pubblicata da “Russia in Global Affairs”, tra le principali riviste russe di politica estera. Secondo il documento, gli obiettivi iniziali della guerra sarebbero ormai difficilmente raggiungibili, mentre il sostegno occidentale a Kiev avrebbe reso impraticabile per la Russia il superamento dell’Ucraina sul piano della spesa militare.
Lo stallo negoziale continua inoltre a bloccare prospettive economiche rilevanti per Mosca, tra cui potenziali investimenti statunitensi per miliardi di dollari e un possibile alleggerimento del regime sanzionatorio imposto dall’Occidente.
Nel frattempo, Kiev continua a guardare a Washington nella speranza di un rilancio del dialogo diplomatico. Il capo dell’ufficio presidenziale ucraino, Kyrylo Budanov, ha definito “realistica” la possibilità di raggiungere un accordo che ponga fine alla guerra entro l’inverno.
Segnali in direzione opposta arrivano però da San Pietroburgo, dove il Cremlino ha annunciato la partecipazione di una delegazione ufficiale statunitense al Forum economico internazionale in programma dal 4 al 6 giugno. Un ritorno che segna la ripresa dei contatti istituzionali dopo anni di assenza e che, agli occhi di Kiev, rischia di rappresentare un ulteriore elemento di incertezza nel delicato equilibrio diplomatico che circonda il conflitto.