Louis Dassilva ha parlato pubblicamente per la prima volta dopo l’assoluzione in primo grado dall’accusa di aver ucciso Pierina Paganelli. Durante una conferenza stampa insieme ai suoi avvocati, Andrea Guidi e Riario Fabbri, l’uomo ha ringraziato tutte le persone che gli sono state vicine durante i quasi due anni trascorsi in carcere e ha ribadito la propria innocenza.
“Grazie a chi in questi mesi mi ha sostenuto con messaggi, lettere e affetto”, ha dichiarato Dassilva, scarcerato dopo la sentenza emessa nella notte del 10 giugno. L’uomo era stato arrestato nel luglio 2024 con l’accusa di aver assassinato la sua vicina di casa, Pierina Paganelli, nel condominio di via Del Ciclamino a Rimini.
Nonostante l’assoluzione, la vicenda giudiziaria non è ancora conclusa. La Procura ha infatti annunciato che, una volta depositate le motivazioni della sentenza, presenterà ricorso davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna. Solo l’eventuale conferma definitiva in Cassazione potrà chiudere definitivamente il procedimento.
Nel corso dell’incontro con i giornalisti, Dassilva ha spiegato di voler restare in Italia. “È un Paese che mi piace, è il mio sogno e non voglio andare via”, ha affermato. Rispondendo a una domanda su come abbia affrontato il lungo periodo di detenzione, ha aggiunto: “Ringrazio le mie mogli perché se ho avuto pazienza è grazie a loro”.
L’uomo ha inoltre raccontato che, non appena ne avrà la possibilità, si recherà in Senegal per incontrare la compagna e i due figli, per poi fare ritorno in Italia. “Ho sempre detto di essere innocente. Sono felice che la Corte d’Assise di Rimini abbia capito che non c’entro nulla con questo omicidio”, ha dichiarato.
L’omicidio di Pierina Paganelli risale alla sera del 3 ottobre 2023. La donna, rientrata a casa dopo un incontro religioso, venne aggredita e uccisa con 29 coltellate nell’area tra il garage e le scale del condominio. Le indagini si erano concentrate su Dassilva anche sulla base delle immagini registrate dalla telecamera di una farmacia situata nelle vicinanze, che avevano ripreso una figura maschile nei minuti successivi al delitto.
Secondo gli investigatori, quell’uomo avrebbe potuto essere l’assassino mentre si allontanava dopo aver nascosto l’arma del delitto, mai ritrovata. Inizialmente la corporatura appariva compatibile con quella di Dassilva, ma una successiva perizia indipendente ha escluso questa ipotesi. Nel corso del processo è stato infatti accertato che la persona ripresa nelle immagini non era lui, elemento che ha contribuito all’esito assolutorio.
I difensori dell’imputato hanno sottolineato come, dopo la scarcerazione, Dassilva abbia finalmente ritrovato serenità. “Abbiamo avuto un lungo colloquio fino alle sette del mattino e abbiamo visto finalmente una persona felice. Noi abbiamo sempre creduto nell’assoluzione”, hanno dichiarato.
La sentenza è arrivata al termine di una camera di consiglio durata circa 16 ore. Gli avvocati hanno ricordato la complessità del procedimento, caratterizzato da un fascicolo composto da circa 30mila pagine. “La mole di lavoro era enorme per la Corte”, hanno spiegato, aggiungendo che il loro assistito ha sempre sostenuto di non avere alcun coinvolgimento nell’omicidio e di voler contribuire all’accertamento della verità.
Con l’assoluzione di primo grado si chiude dunque una fase importante del caso, ma restano ancora aperti i possibili sviluppi giudiziari legati all’annunciato ricorso della Procura.