Falcone e Borsellino, 34 anni dopo: un’eredità che vive

Di In Almanacco, Cronaca
Luglio 19, 2026
Borsellino falcone

Falcone e Borsellino, 34 anni dopo: il coraggio che continua a interrogare l’Italia

Il 2026 segna il 34° anniversario delle stragi di Capaci e di via D’Amelio, due eventi che hanno cambiato per sempre la storia della Repubblica italiana. Il 23 maggio 1992, sull’autostrada A29 nei pressi di Capaci, un attentato organizzato da Cosa Nostra uccise il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Cinquantasette giorni più tardi, il 19 luglio, in via D’Amelio a Palermo, un’autobomba assassinò il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.

A distanza di 34 anni, il ricordo di quei giorni non appartiene soltanto alla memoria collettiva, ma rappresenta ancora un punto di riferimento nella lotta alla criminalità organizzata e nella difesa dello Stato di diritto. Falcone e Borsellino non furono semplicemente due magistrati impegnati contro la mafia: incarnarono una nuova idea di giustizia, fondata sulla preparazione, sulla collaborazione tra istituzioni e sulla convinzione che la mafia potesse essere sconfitta attraverso il rigore della legge.

La rivoluzione del metodo Falcone

Giovanni Falcone comprese prima di molti altri che Cosa Nostra era un’organizzazione unitaria, dotata di una struttura gerarchica e di una capacità imprenditoriale che andava ben oltre la violenza criminale. Le sue indagini seguirono il denaro, i traffici internazionali di droga e le connessioni economiche della mafia, introducendo un approccio investigativo moderno che ancora oggi costituisce un modello per il contrasto alle organizzazioni criminali.

Il lavoro svolto insieme al Pool Antimafia di Palermo rese possibile il Maxi Processo, celebrato tra il 1986 e il 1987, che portò alla condanna di centinaia di affiliati a Cosa Nostra. Quel risultato dimostrò che la mafia poteva essere processata e condannata attraverso prove solide e un’attenta attività investigativa, incrinando il mito dell’invincibilità delle cosche.

Paolo Borsellino: il magistrato della responsabilità

Paolo Borsellino condivise con Falcone non solo un’amicizia profonda, ma anche una visione comune della giustizia. Dopo la strage di Capaci, era consapevole di essere il prossimo obiettivo di Cosa Nostra. Nonostante ciò, continuò a lavorare con determinazione, convinto che fermarsi avrebbe significato concedere una vittoria alla mafia.

Le sue parole conservano ancora oggi una straordinaria attualità. Borsellino sosteneva che la lotta alla mafia non dovesse essere soltanto un’opera di repressione giudiziaria, ma un movimento culturale capace di educare le nuove generazioni al rispetto della legalità, della responsabilità e della partecipazione civile. Una lezione che continua a essere richiamata nelle scuole, nelle università e nelle istituzioni.

Le stragi che cambiarono il Paese

Gli attentati del 1992 rappresentarono uno spartiacque nella storia italiana. Lo Stato reagì con nuove leggi, un rafforzamento degli strumenti investigativi e una più intensa collaborazione tra magistratura e forze dell’ordine. Negli anni successivi furono arrestati importanti boss mafiosi e furono inflitti duri colpi alle organizzazioni criminali.

Tuttavia, il percorso verso una piena verità sulle stragi è stato lungo e complesso. Processi, collaborazioni di giustizia, depistaggi accertati e nuove indagini hanno contribuito a ricostruire molti aspetti di quella stagione, ma alcuni interrogativi continuano ad alimentare il dibattito pubblico e giudiziario, confermando quanto quelle vicende siano ancora centrali nella storia della Repubblica.

Un’eredità che va oltre il ricordo

Ricordare Falcone e Borsellino non significa limitarsi alla commemorazione. La loro eredità vive nelle istituzioni che ogni giorno combattono la criminalità organizzata, nelle associazioni impegnate nella promozione della legalità, nei beni confiscati alle mafie restituiti alla collettività e nell’impegno di cittadini che scelgono di non voltarsi dall’altra parte.

La mafia, pur profondamente trasformata rispetto agli anni delle stragi, continua a rappresentare una minaccia. Oggi investe nell’economia legale, sfrutta le opportunità offerte dalla finanza, dalla tecnologia e dalla globalizzazione, adattandosi ai cambiamenti della società. Per questo il messaggio dei due magistrati conserva una forza straordinaria: la lotta alle organizzazioni criminali richiede competenza, trasparenza, collaborazione istituzionale e una diffusa cultura della legalità.

Il valore della memoria

Ogni anniversario rappresenta un’occasione per riflettere sul significato del sacrificio di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e degli uomini e delle donne delle loro scorte. Il loro esempio continua a ricordare che il coraggio non consiste nell’assenza di paura, ma nella scelta di compiere il proprio dovere anche di fronte ai rischi più grandi.

Trentaquattro anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, il loro insegnamento rimane un patrimonio civile dell’Italia. La memoria, tuttavia, non può essere soltanto un esercizio commemorativo: deve tradursi in impegno quotidiano, nella difesa delle istituzioni democratiche, nella lotta a ogni forma di illegalità e nella convinzione che la giustizia rappresenti il fondamento di una società libera.

È in questa responsabilità collettiva che il sacrificio di Falcone e Borsellino continua a vivere, parlando ancora oggi alle nuove generazioni e ricordando a tutto il Paese che la legalità è una conquista che va difesa ogni giorno.