Dopo mesi in cui la guerra del Golfo è stata al centro dell’attenzione mondiale e dopo l’operazione di polizia internazionale di inizio anno, denominata “Absolute Resolution”, in Venezuela, dove lo scorso 3 gennaio 2026 sono stati arrestati il presidente socialista Nicolas Maduro e la moglie Cilia Flores, accusati di essere a capo di un cartello di narcotrafficanti, anche la Groenlandia sta tornando in cima alla lista dei desideri del presidente americano Donald Trump.
Proprio l’operazione in Venezuela ha segnato, almeno simbolicamente, un cambio di rotta nella politica estera del leader MAGA, che sembra aver definitivamente accantonato l’abito del pacificatore per indossare quello del presidente più aggressivo e assertivo sullo scacchiere internazionale.
Donald Trump, in questo suo secondo mandato alla Casa Bianca, nonostante l’età, ha rivoluzionato radicalmente la comunicazione e ormai, più che gli organi ufficiali, basta seguire i suoi canali social, su tutti Truth.
A questo si aggiungono anche i montaggi realizzati con l’AI. L’ultimo riguarda proprio l’isola più grande del mondo, situata tra l’oceano Atlantico del Nord e l’oceano Artico.
Ed è proprio attraverso uno di questi contenuti realizzati con l’intelligenza artificiale che Trump è tornato a puntare i riflettori sulla Groenlandia. Un fotomontaggio mostra infatti il presidente americano in versione gigante mentre sovrasta le caratteristiche casette colorate dell’isola. Un’immagine che potrebbe sembrare un semplice meme, ma che riporta al centro una delle ambizioni geopolitiche più controverse del tycoon.
Trump continua infatti a considerare la Groenlandia un asset strategico fondamentale per gli Stati Uniti e non ha mai abbandonato l’idea di portarla sotto il controllo americano. Una “scommessa sicura”, secondo la narrazione rilanciata dal presidente, che si scontra però con la posizione della Danimarca, determinata a difendere la propria sovranità sull’isola.
Copenaghen ha infatti deciso di rafforzare la propria presenza nell’Artico, anche attraverso una nuova generazione di reclute chiamate a presidiare il territorio e pronte, nelle parole delle autorità danesi, a difendere “ogni centimetro” della Groenlandia. Una nuova contrapposizione che riporta così l’Artico al centro della partita tra Washington e Copenaghen.
La Groenlandia riserva di materie prime
Dietro l’interesse di Donald Trump per la Groenlandia non ci sono soltanto ragioni strategiche e militari. L’isola rappresenta infatti un vero e proprio forziere di risorse naturali, con un sottosuolo ricco di materie prime considerate fondamentali per l’economia e per le tecnologie del futuro.
La società americana Greenland Energy, vicina all’amministrazione Trump, punta ad avviare entro ottobre alcune trivellazioni esplorative. Le operazioni sono state però bloccate dalle autorità di Nuuk, che non avrebbero riscontrato le autorizzazioni necessarie. Lo stop non sembra comunque aver modificato i piani del presidente americano, che, secondo quanto riportato da Tgcom24, avrebbe rilanciato l’obiettivo di arrivare al controllo dell’isola entro il 2029.
A rendere ancora più interessante la Groenlandia sono le sue risorse minerarie. Nel territorio sarebbero presenti 43 dei 50 minerali considerati critici dagli Stati Uniti, tra cui cobalto, litio e nichel. Si tratta di materie prime indispensabili per settori strategici come l’industria tecnologica, l’elettronica e la transizione energetica. Le riserve stimate sarebbero inoltre particolarmente consistenti, al punto da rappresentare una delle principali ragioni dell’interesse internazionale verso l’isola.
Ma nella partita groenlandese entra anche la Cina. Washington teme infatti che Pechino possa aumentare la propria presenza nell’Artico attraverso investimenti nel settore minerario e attività di esplorazione. Il progressivo scioglimento dei ghiacci sta inoltre modificando la geografia commerciale della regione, aprendo nuove rotte marittime che potrebbero accorciare sensibilmente i collegamenti tra Asia ed Europa. Un cambiamento destinato a rendere la Groenlandia ancora più importante dal punto di vista economico e geopolitico.
La risposta di Copenaghen
Di fronte alle ambizioni americane, la Danimarca ha scelto di rafforzare la propria presenza militare nell’Artico. Circa 1.600 reclute hanno iniziato un nuovo percorso di leva, la cui durata è stata estesa da quattro a undici mesi. La novità più significativa riguarda però proprio la Groenlandia: entro la fine del mese, secondo quanto riportato da Adnkronos, una compagnia composta da oltre 100 soldati di leva dovrebbe essere schierata direttamente sull’isola per svolgere attività operative, andando a sostituire parte delle truppe professionali.
La strategia di Copenaghen punta più in generale a rafforzare il sistema di difesa nazionale, aumentando il numero dei cittadini coinvolti e allargando la coscrizione anche alle donne. L’obiettivo del governo danese è arrivare progressivamente a 7.500 coscritti ogni anno entro il 2033, rispetto ai circa 5.000 attuali.
Un segnale politico e militare arrivato mentre cresce la pressione sulla sicurezza dell’Artico e prosegue la guerra in Ucraina. La premier danese Mette Frederiksen ha ribadito con fermezza la volontà di difendere l’intero territorio nazionale, Groenlandia compresa, in una posizione che rappresenta una risposta diretta alle mire espansionistiche manifestate dal Tycoon.
I rapporti tra Washington e Copenaghen si raffreddano
La questione groenlandese sta intanto lasciando conseguenze anche sul piano diplomatico. Come riportato da Adnkronos, il senatore americano Mark Kelly ha raccontato che i vertici della Danimarca e della Groenlandia sarebbero profondamente preoccupati dalle intenzioni di Washington. Secondo quanto riferito dal senatore, il primo ministro groenlandese gli avrebbe confidato che persino i bambini dell’isola avrebbero iniziato ad avere paura degli americani.
Un elemento che fotografa il deterioramento dei rapporti tra due Paesi storicamente alleati. La tensione sarebbe arrivata a modificare anche la percezione degli Stati Uniti in Danimarca, dove alcuni sondaggi avrebbero registrato una fiducia nei confronti della Cina superiore a quella verso Washington.
Sul dossier è intervenuto anche il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Come riportato da Adnkronos, il titolare della Farnesina ha ribadito che la Groenlandia non dovrebbe finire sotto il controllo degli Stati Uniti e che l’Italia sostiene i diritti della Danimarca. Allo stesso tempo, Tajani ha sottolineato l’importanza di preservare il rapporto transatlantico e di rafforzare la capacità di difesa europea senza arrivare a una rottura con Washington.
Il ministro ha inoltre definito la Cina un “pericoloso rivale commerciale”, accusandola di puntare su prezzi molto bassi per mettere in difficoltà le imprese europee e sostenendo la necessità di costruire nuove alleanze commerciali.
La partita sulla Groenlandia, dunque, è ormai molto più ampia della semplice contesa territoriale. Mentre la Danimarca prepara una nuova generazione di soldati destinati anche all’Artico, l’isola diventa il punto di incontro tra risorse strategiche, rotte commerciali, competizione con la Cina e sicurezza militare. E soprattutto un nuovo banco di prova per i rapporti tra gli Stati Uniti di Trump e l’Europa.