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Adolf Hitler l’ascesa e la caduta (I parte).

Di — In Senza categoria
Ottobre 06, 2026

Adolf Hitler nato a  Braunau am Inn, 20 aprile 1889 da Alois Hitler, che era stato un ufficiale della dogana austriaco e padre di Adolf Hitler.

Alois Hitler nacque nel piccolo villaggio di Strones nel Waldviertel, una regione collinare e boscosa nella Bassa Austria nord-occidentale, appena a nord di Vienna, da una contadina non sposata di 42 anni, Maria Anna Schicklgruber e padre ignoto. Il giorno della nascita, dopo che fu battezzato nel vicino villaggio di Döllersheim, il prete sul certificato lasciò bianco lo spazio riservato al cognome paterno e annotò illegittimo. La madre allevò il figlio a Strones nella casa dell’anziano padre Johannes Schicklgruber. Qualche tempo dopo, Johann Georg Hiedler traslocò presso gli Schicklgruber e sposò Maria quando il bambino aveva 5 anni. All’età di 10 anni, alla morte sia della madre che del nonno Alois, fu mandato a vivere presso il fratello di Hiedler, Johann Nepomuk Hiedler, proprietario di una fattoria nel vicino villaggio di Spital. Qui frequentò la scuola elementare e imparò il mestiere di ciabattino. Quando all’età di 13 anni lasciò la fattoria di Spital, si trasferì a Vienna, dove lavorò come apprendista ciabattino per i cinque anni successivi. In risposta ad una campagna di reclutamento del governo austriaco, volta all’assunzione di personale per servizio civile, Hitler si arruolò nelle guardie di frontiera del servizio doganale del Ministero delle finanze nel 1855, all’età di 18 anni. Alois Hitler ebbe una carriera costante nella professione semi-militare di guardia doganale. Il lavoro prevedeva frequenti riassegnamenti e Hitler prestò servizio in numerose località dell’Austria. Nel 1860, dopo cinque anni di servizio, raggiunse il grado di Finanzwach Oberaufseher (un ufficiale inferiore) con sede nella città di Wels. Nel 1864, dopo uno specifico addestramento ed esami, ebbe un avanzamento di grado e si trasferì a Linz. Nel 1875 era ispettore doganale a Braunau. Mentre il suo ruolo professionale prevedeva una grande attenzione e una ferrea applicazione di un insieme di regole, la sua vita privata sembrava ignorare le norme della società. Alla fine degli anni 1860, ebbe un figlio illegittimo con una donna di nome Thelka (o forse Thekla), che non sposò, di cui s’ignora il cognome. Hitler aveva 36 anni quando si sposò per la prima volta nel 1873, con Anna Glassl una benestante cinquantenne, figlia di un ufficiale, che all’epoca del matrimonio era malato e invalido.  Fino all’estate del 1876 Alois aveva utilizzato il suo cognome materno, Schicklgruber, ma, a 39 anni e con una consolidata carriera, chiese l’autorizzazione a cambiarlo in quello del suo patrigno. Si presentò alla parrocchia di Döllersheim sostenendo che suo padre biologico fosse proprio il patrigno Johann Georg Hiedler e che ora aveva deciso di riconoscerlo ufficialmente (che Johann Georg Hiedler era morto quasi venti anni prima). Si fece accompagnare da tre parenti come testimoni, uno dei quali era il genero di Johann Nepomuk Hiedler (lo zio adottivo di Alois). Il prete acconsentì alla modifica del certificato, le autorità civili assunsero automaticamente la decisione della Chiesa, e Alois ebbe un nuovo cognome. La modifica ufficiale, registrata presso l’ufficio governativo di Mistelbach il 6 gennaio 1877 trasformava “Aloys Schicklgruber” in “Alois Hitler”. Non è noto il motivo per cui fu assunta la grafia Hitler invece di Hiedler. Alois Hitler non aveva forti ambizioni di carriera. Alan Bullock lo descrisse come un uomo “duro, sgradevole e collerico”.

In seconde nozze sposa la Matzelberger che, per motivi ignoti, si recò a Vienna per dare alla luce la figlia Angela Hitler. Matzelberger, allora ventitreenne, si ammalò ai polmoni e morì a Ranshofen il 10 agosto 1884 all’età di 23 anni, un piccolo villaggio vicino a Braunau. Rimasto solo nella cura dei figli, Hitler richiamò Klara Pölzi.La Pölzl rimase presto incinta. Smith scrive che, se gli fosse stato possibile, Alois l’avrebbe sposata immediatamente ma, a causa del cambio di cognome (e conseguente riconoscimento di paternità), egli era legalmente il cugino della madre di Klara Pölzl. Fece un appello alla Chiesa per un esonero per motivi umanitari, non menzionando il fatto che Klara fosse già incinta. Quando il permesso fu accordato, il 7 gennaio 1885 si sposarono con una rapida cerimonia, dopo la quale Hitler andò al lavoro. Il 17 maggio 1885, cinque mesi dopo il matrimonio, nacque il figlio Gustav. Un anno dopo, il 25 settembre 1886, venne alla luce Ida. Un altro bambino, Otto, nacque nel 1887, ma morì poco dopo la nascita. Nello stesso anno sia Gustav che Ida morirono di difterite. Il 20 aprile 1889 nacque un altro bambino, Adolf. Fu un bambino cagionevole di salute e Klara se ne preoccupò sempre molto. Alois ebbe parte marginale nella cura del figlio, demandandolo completamente a Klara. Quando non si trovava al lavoro preferiva stare fuori di casa, alla taverna o impegnato nel suo hobby: l’apicultura. Nel 1892, Alois fu trasferito da Braunau a Passau. Aveva 55 anni, Klara 32, Alois Jr. 10, Angela 9 e Adolf 3. Nel 1894, Alois Hitler fu trasferito a Linz. A causa della recente nascita di Edmund, decise di lasciare temporaneamente moglie e figli a Passau.

La Pölzl rimase presto incinta. Smith scrive che, se gli fosse stato possibile, Alois l’avrebbe sposata immediatamente ma, a causa del cambio di cognome (e conseguente riconoscimento di paternità), egli era legalmente il cugino della madre di Klara Pölzl. Fece un appello alla Chiesa per un esonero per motivi umanitari, non menzionando il fatto che Klara fosse già incinta. Quando il permesso fu accordato, il 7 gennaio 1885 si sposarono con una rapida cerimonia, dopo la quale Hitler andò al lavoro. Il 17 maggio 1885, cinque mesi dopo il matrimonio, nacque il figlio Gustav. Un anno dopo, il 25 settembre 1886, venne alla luce Ida. Un altro bambino, Otto, nacque nel 1887, ma morì poco dopo la nascita. Nello stesso anno sia Gustav che Ida morirono di difterite. Il 20 aprile 1889 nacque un altro bambino, Adolf. Fu un bambino cagionevole di salute e Klara se ne preoccupò sempre molto. Hitler ebbe parte marginale nella cura del figlio, demandandolo completamente a Klara. Quando non si trovava al lavoro preferiva stare fuori di casa, alla taverna o impegnato nel suo hobby: l’apicultura. Nel 1892, Hitler fu trasferito da Braunau a Passau. Aveva 55 anni, Klara 32, Alois Jr. 10, Angela 9 e Adolf 3. Nel 1894, Alois Hitler fu trasferito a Linz. A causa della recente nascita di Edmund, decise di lasciare temporaneamente moglie e figli a Passau, con i coniugi Hitler, inoltre, vivevano anche i figli nati da un matrimonio precedente di lui, Alois Jr. (nato nel 1882) e Angela (nata nel 1883). Quando Hitler aveva tre anni, la famiglia si trasferì a Passavia, in Germania, dove il futuro dittatore acquisì la sua cadenza basso-bavarese che lo avrebbe accompagnato nelle orazioni della sua futura vita politica. Successivamente, la famiglia fece ritorno in Austria, trasferendosi a Leonding nel 1894, e nel giugno 1895 Alois si ritirò a Hafeld, nei pressi di Lambach, dove fu attivo nell’apicoltura.

Il trasferimento ad Hafeld coincise con l’inizio di intensi conflitti padre-figlio, causati dal rifiuto di Hitler di conformarsi alla rigida disciplina impartita dalla sua scuola: di conseguenza, il padre gli impartiva severe punizioni corporali, manifestando un carattere duro e dispotico, a fronte dell’attitudine più protettiva della madre. I progetti apicoltori di Alois Hitler ad Hafeld, frattanto, si conclusero con un fallimento e nel 1897 la famiglia si trasferì a Lambach. Hitler, raggiunta l’età di otto anni, intanto prendeva anche lezioni di canto, cantando nel coro della chiesa locale, e prendendo persino in considerazione l’idea di diventare prete. Nel 1898 la famiglia tornò definitivamente a Leonding. Hitler fu profondamente colpito dalla morte del fratello minore Edmund, stroncato nel 1900 dal morbillo. A causa di questo lutto, Hitler si trasformò da studente fiducioso, estroverso e coscienzioso in un ragazzo cupo e distaccato, in costante combattimento con il padre e gli insegnanti. Hitler iniziò invece a frequentare la Volksschule, nella vicina Fischlham.

Alois aveva fatto una carriera di successo nell’ufficio doganale e desiderava che suo figlio seguisse le sue orme. Hitler in seguito drammatizzò un episodio di questo periodo, in occasione del quale il padre lo portò a visitare un ufficio doganale, descrivendolo come un evento che accentuò uno spietato antagonismo tra di essi. Ignorando il desiderio del figlio di frequentare un liceo classico e diventare un artista, Alois obbligò Hitler a iscriversi alla Realschule di Linz nel settembre 1900. Hitler fu particolarmente insofferente a questo obbligo, e nel Mein Kampf scrisse poi che trascurava volontariamente lo studio, nella prospettiva che il padre, visti «i pochi progressi che facevo all’istituto tecnico, mi lasciasse dedicare al mio sogno». Così come molti austriaci e tedeschi, Hitler iniziò a coltivare e sviluppare idee nazionaliste e pangermaniche sin da una tenera età. Esprimeva lealtà solo alla nazione tedesca, ripudiando la monarchia asburgica e la sua società multietnica: già con gli amici, Hitler ricorreva all’«Heil» come saluto, e cantava il Deutschlandlied in luogo dell’inno nazionale austriaco. Alois Hitler morì il 3 gennaio 1903 per un’emorragia polmonare. La vedova, Klara, morì il 21 dicembre 1908. All’età di 19 anni Adolf rimasto così orfano, lasciò la sua casa per Vienna, dove aveva vaghe speranze di diventare un artista. Aveva diritto a una pensione da orfano, che integrava lavorando come illustratore. Aveva un certo talento artistico e spesso elaborava dipinti di case e grandi palazzi. Secondo Hitler stesso, fu a Vienna che il futuro dittatore iniziò ad avvicinarsi all’antisemitismo, un’ossessione che avrebbe dominato la sua vita e sarebbe divenuta la chiave di molte delle sue azioni successive. Vienna aveva una grossa comunità ebraica, comprendente molti ebrei ortodossi dell’Europa orientale. Hitler in seguito ricordò il suo disgusto nell’incontrare gli ebrei viennesi. A Vienna l’antisemitismo si era sviluppato dalle sue origini religiose in una dottrina politica, promosso da pubblicisti come Lanz von Liebenfels, i cui libelli venivano letti da Hitler, e da politici come Karl Lueger, borgomastro di Vienna, o Georg von Schönerer, che contribuì agli aspetti razziali dell’antisemitismo. Da loro Hitler acquisì il credo nella superiorità della razza ariana, che formò le basi delle sue idee politiche. Hitler arrivò a credere che gli ebrei fossero i nemici naturali degli “ariani” e fossero anche in qualche modo responsabili per la sua povertà e incapacità di ottenere il successo che credeva di meritare.

I soldi ereditati dalla zia ben presto terminarono e per diversi anni Hitler visse in una relativa oscurità; non si trovò mai in condizioni di reale indigenza, anche se dormiva in ostelli per soli uomini. Durante il tempo libero assisteva spesso all’opera nelle sale da concerto di Vienna, prediligendo i temi della mitologia norrena di Richard Wagner. Come ebbe a scrivere nel Mein Kampf, e come fu riconosciuto da chi lo conobbe nel periodo viennese, egli si dedicava instancabilmente alla lettura, a cui dedicava molte ore del giorno e della notte. Ciò, unito alle dure esperienze esistenziali, gli avrebbe fatto definire la capitale austriaca come “[…] la più seria e profonda scuola della mia vita […]. Non mi toccò di aggiungere poi gran cosa a quello che avevo accumulato allora”.

Il 25 maggio 1913 Hitler si spostò a Monaco di Baviera per evitare di prestare servizio militare nell’esercito austro-ungarico. Il 16 agosto 1914, quando l’Impero tedesco era ormai entrato nella prima guerra mondiale, Hitler si arruolò come volontario a 25 anni nell’esercito bavarese del Kaiser Guglielmo II, venendo assegnato nella 1ª Compagnia del 16º Reggimento di Fanteria “List”, appartenente alla 6ª Divisione di Riserva. In quello stesso reggimento militava anche il suo futuro Reichsleiter (successivamente definito “delfino” di Hitler) Rudolf Hess, a quell’epoca un tenente. Ottenne il grado di caporale e prestò servizio attivo in Francia e Belgio come staffetta portaordini (Ordonnanz). Contrariamente alla letteratura hitleriana successiva, il reggimento List non è stato un laboratorio del nazismo: solo il 2% dei commilitoni si iscriverà poi al partito e molti soldati volontari erano di religione ebraica, autorizzati a praticare tra le trincee i loro riti. Durante il servizio militare, Hitler si dimostrò un soldato coraggioso e probo: a differenza degli altri commilitoni rifiutava le sigarette e gli alcolici, non chiedeva licenze, non riceveva mai né lettere né pacchi postali da casa, non dimostrava alcun interesse per le ragazze e non si lamentava mai per i pidocchi, il fango, la sporcizia e il cattivo odore delle trincee. Era inoltre solitario e sembrava voler provare affetto solo a Foxl, il cane randagio da lui adottato prima di partire per il fronte. Al contrario, alcuni suoi soldati lo descrivevano anche in preda ad esaurimenti nervosi: infatti lo si vedeva dapprima immerso nei suoi pensieri con le mani appoggiate sulla testa e all’improvviso scattare imprecando contro i “nemici interni del popolo tedesco”, ossia gli ebrei e i marxisti. Il 29 ottobre del 1914 debuttò sul campo ai margini della prima battaglia di Ypres, nel villaggio fiammingo di Gheluvelt. Nel Mein Kampf scriverà di essere stato l’unico sopravvissuto di quella sortita; i documenti, però, fissano a soli tredici i soldati caduti: la vera mattanza di tedeschi avviene a dieci chilometri di distanza e in giorni differenti.

Il 7 ottobre 1916, mentre stava per consegnare un messaggio agli ufficiali impegnati sulla linea di Ligny-Thilloy, fu ferito alla coscia sinistra da una scheggia di granata durante la battaglia della Somme e fu ricoverato per due mesi nell’ospedale militare di Beelitz, 50 chilometri a sud di Berlino. Essendosi distinto in combattimento fu decorato con la Croce di Ferro di seconda classe (2 dicembre 1916) e quindi di prima classe il 14 agosto 1918. Quest’ultima onorificenza era all’epoca raramente usata per premiare militari di truppa, in particolare sottufficiali. Il 5 marzo 1917, cinque mesi più tardi, tornò sul campo di battaglia e combatté tutte le più sanguinose battaglie sul fronte delle Fiandre, tra cui la battaglia di Arras e la battaglia di Passchendaele. Per lunghi mesi scompare dalla prima linea, ma di guarnigione a Wavrin e si innamora di una contadina francese di 17 anni di nome Charlotte Lobjoie (conosciuta probabilmente nella primavera 1917), alla quale regala diversi acquarelli che lei conserverà in un granaio. Il 28 settembre 1918, dopo aver trascorso due settimane di congedo a Berlino, Hitler fu ferito da una scheggia in una trincea nel villaggio di Marcoing durante la battaglia di Cambrai-San Quintino in Francia, mentre era in corso un assalto a sorpresa da parte di un plotone britannico del Reggimento Duca di Wellington. Il 15 ottobre 1918 fu in seguito intossicato temporaneamente da un attacco di gas iprite, che lo lasciò cieco per tre giorni. Fu immediatamente ricoverato all’Ospedale Militare di Pasewalk dove, secondo alcune fonti, apprese la notizia della sconfitta tedesca del 9 novembre. Durante la guerra Hitler acquisì un appassionato patriottismo tedesco, anche se non era un cittadino dell’Impero tedesco (un aspetto a cui non pose rimedio fino al 1932). Hitler rimase disperatamente sconvolto dalla capitolazione tedesca nel novembre 1918, quando l’esercito, a suo dire, non era stato sconfitto. Egli, come molti altri nazionalisti, incolpò gli ebrei di avere attizzato focolai rivoluzionari bolscevichi, che avrebbero minato dall’interno la resistenza dei soldati al fronte e indotto i politici (i “criminali di novembre“) alla resa e alla sottoscrizione del trattato di Versailles. «Già negli anni 1913-1914 io cominciai ad esprimere in diversi circoli, oggi fedeli alla causa nazionalsocialista, il pensiero che la questione del futuro tedesco ruotava attorno alla distruzione del marxismo».

Dopo la guerra Hitler rimase nell’esercito, che veniva ora impegnato principalmente nella repressione delle rivoluzioni socialiste che scoppiavano in tutta la Germania, compresa Monaco di Baviera, dove Hitler tornò nel 1919. Mentre era ancora nell’esercito venne incaricato di spiare, per conto dell’esercito e della polizia, gli incontri di un piccolo partito nazionalista, il Partito Tedesco dei Lavoratori (DAP). Durante la sessione tenuta dalla formazione politica al Sterneckerbräu, una birreria nel centro della città, quella sera stessa, Hitler ebbe una discussione violenta con un altro cliente. Affascinato da un suo intervento, Anton Drexler, il fondatore e segretario del partito, lo iscrisse, senza averlo nemmeno consultato, al partito come membro numero 555 nella primavera del 1919. In realtà, già da un paio di settimane, Hitler era presente alle riunioni pubbliche del partito su indicazione delle forze dell’ordine, ma in quelle precedenti sedute non aveva annotato alcun particolare di specifico interesse. Nel Mein Kampf, a tal proposito troviamo scritto: “[…] Dopo alcune riunioni che trovai pedanti ed estremamente noiose, ha luogo una discussione, dove un tale se ne esce con una tesi che mi rese furibondo. Intervenni, indignato dalla tesi esposta da quel tale e dall’accoglienza che alcuni dei presenti riservarono alla medesima. Questi signori richiedevano un’unione della Baviera all’Austria, determinandone la secessione dalla Germania. Non avrei potuto fare altrimenti che controbattere e dire in faccia a quel tale quale fosse la mia opinione su questo punto. Alcuni giorni dopo questo stomachevole episodio, avendo io declinato in quell’occasione le mie generalità e l’indirizzo abitativo, ricevetti per posta una cartolina recante la comunicazione ch’ero stato a mia insaputa iscritto al DAP e inserito nientemeno che nel suo comitato direttivo! Non mi opposi e non avrei più potuto, voluto o dovuto tornare indietro”.

Il 14 agosto incontrò per la prima volta Dietrich Eckart, un antisemita e uno dei primi membri chiave del partito, in occasione di un discorso tenuto davanti ai membri del DAP. Il 16 settembre del 1919 venne redatta la prima opera antisemita conosciuta di Hitler, nota coma la lettera Gemlich.

Adolf Hitler l'ascesa e la caduta (I parte).
Hitler a bordo della sua automobile rossa nel 1923

Hitler non venne congedato dall’esercito fino al 1920, dopo di che cominciò a prendere parte a tempo pieno alle attività del partito. Ne divenne ben presto il leader e ne cambiò il nome in Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori (National Sozialistische Deutsche Arbeiterpartei, NSDAP), normalmente conosciuto come “partito nazista” da National Sozialistische, in contrasto con Sozi, un termine usato per indicare il Partito Socialdemocratico di Germania. Il partito adottò come emblema la svastica, concepito come simbolo solare “ariano” e indoeuropeo in opposizione agli ebrei creduti da alcuni essere “adoratori della luna”, nonché il saluto romano usato dai fascisti italiani.

Il Partito Nazista era solo uno dei numerosi piccoli gruppi estremisti della Monaco di quell’epoca, ma Hitler scoprì ben presto di avere un talento notevole nell’oratoria pubblica e nell’ispirare la lealtà delle persone. La sua retorica, che attaccava gli ebrei, i socialisti, i liberali, i capitalisti e i comunisti, iniziò ad attrarre nuovi aderenti. Tra i primi seguaci troviamo Rudolf Hess, Hermann Göring ed Ernst Röhm, che sarebbe stato il capo dell’organizzazione paramilitare nazista, la SA (Sturmabteilung), ufficialmente denominate “Squadre Sportive del Partito”. Nel 1921 fu condannato a tre mesi di prigione (di cui solo uno scontato) per aver personalmente guidato un attacco delle SA contro un comizio, culminato con l’aggressione dell’oratore, un federalista bavarese di nome Ballerstedt.

Considerato relativamente innocuo, Hitler ottenne una riduzione della pena e venne rilasciato nel 1924 dopo solo nove mesi di pena detentiva. A quel momento il partito nazista a malapena esisteva e i suoi capi dovettero adoperarsi a lungo per ricostruirlo. Durante questi anni Hitler formò un gruppo che sarebbe in seguito diventato uno degli strumenti chiave nel raggiungimento dei suoi obiettivi. All’interno delle SA Hitler costituì nel 1925 una guardia del corpo personale, le Schutzstaffel (“unità di protezione” o SS). Questo corpo d’élite dalle uniformi nere venne guidato da Heinrich Himmler, che poi sarebbe diventato il principale esecutore dei piani di Hitler sulla “questione ebraica“, durante la seconda guerra mondiale. Nel 1930 Hitler assunse la carica di Oberste SA (capo supremo), affidando la carica di comandante militare (Stabschef) delle SA a Ernst Röhm. Parallelamente a tutto ciò, Hitler effettuò diversi tentativi per diventare cittadino tedesco (essendosi reso apolide dall’aprile 1925 per sfuggire a eventuali estradizioni in Austria), attraverso i membri dell’NSDAP che a partire dal 1930 avrebbero iniziato già a ricoprire incarichi di governo locali (vedere sotto). Un elemento chiave del fascino esercitato da Hitler sul popolo tedesco si trovava nel suo costante fare appello all’orgoglio nazionale, ferito dalla sconfitta in guerra e umiliato dal trattato di Versailles, imposto all’impero germanico dagli Stati vincitori. L’impero infatti dovette cedere territori a Francia, Polonia, Belgio e Danimarca, abbandonare le sue colonie, dismettere la Marina, pagare un conto salatissimo per le riparazioni di guerra e assumersi la piena responsabilità e colpevolezza dello scoppio del conflitto: un vero e proprio diktat.

Siccome molti tedeschi non credevano che fosse stata la Germania a dare inizio alla guerra (essendo stata dichiarata dall’Austria) né di essere stati sconfitti sul campo, essi erano amaramente risentiti per questi termini. Anche se i primi tentativi, da parte dei nazisti, di guadagnare voti con la condanna delle umiliazioni e delle macchinazioni dell'”ebraismo internazionale” non ebbero particolare successo con l’elettorato, la propaganda di partito imparò la lezione, e presto capovolse la situazione a proprio vantaggio attraverso un’espressione più subdola dei suoi contenuti, che combinava l’antisemitismo con attacchi “spiritati” contro i fallimenti del “sistema di Weimar” e i partiti che l’appoggiavano. Non ha un peso ideologico, ma rappresenta un punto nodale della sua formazione culturale, l’opera del “tedeschissimo poeta” Friedrich Schiller. In particolare Hitler appare ossessionato da La congiura di Fiesco a Genova (Die Verschwörung des Fiesco zu Genua, 1873). Il passaggio su uno dei protagonisti, il Moro, lo cita insistentemente: due volte nel Mein Kampf, in un discorso pubblico a Berlino e nelle trattative con il presidente ceco Emil Hácha.Dopo anni di trattative, le potenze creditrici dei debiti di guerra giunsero nella seconda metà del 1929 ad elaborare il “Piano Young” (che sostituiva il “Piano Dawes“), che ammorbidiva le condizioni per la Germania. Le destre, comunque contrarie a qualsiasi accettazione della democrazia e delle responsabilità della guerra, a dicembre giunsero a indire un referendum contro il piano, che fallì per mancanza del quorum, ma che vide l’NSDAP e Hitler in persona per la prima volta essere parzialmente appoggiato dalle classi medie e borghesi, grazie anche all’appoggio dato dai nazional-popolari del DNVP e soprattutto dell’impero editoriale del loro leader, Alfred Hugenberg. Nel marzo 1930 la coalizione di Weimar crollò e da allora si cominciò a governare per decreto del Presidente della Repubblica. Alle elezioni amministrative della Sassonia del giugno 1930 per la prima volta il partito di Hitler ottenne una quantità considerevole di voti, oltretutto in una roccaforte socialdemocratica. Nelle immediatamente successive elezioni nazionali del 14 settembre 1930 il partito nazionalsocialista confermò l’exploit di tre mesi prima e guadagnò oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania.

Il regime democratico costituito in Germania nel 1919, la cosiddetta Repubblica di Weimar, non era mai stato genuinamente accettato dai conservatori e neanche dal potente partito comunista. I socialdemocratici e i partiti tradizionali del centro e della destra si mostrarono inadeguati nel contenere lo shock della depressione ed erano, inoltre, tutti segnati dall’associazione con il “sistema di Weimar”.

Il successo di Hitler si basava sulla conquista della classe media, colpita duramente dall’inflazione degli anni venti e dalla disoccupazione portata dalla depressione. Contadini e veterani di guerra costituivano altri gruppi che supportavano i nazisti, influenzati dai mistici richiami dell’ideologia Volk (popolo) al mito del sangue e della terra. La classe operaia urbana, invece, in genere ignorava gli appelli di Hitler; Berlino e le città della regione della Ruhr gli erano particolarmente ostili; infatti, in queste città il Partito Comunista era ancora forte, ma si opponeva anch’esso al governo democratico, ragion per cui si rifiutò di cooperare con gli altri partiti per bloccare l’ascesa di Hitler. Dopo anni di trattative, le potenze creditrici dei debiti di guerra giunsero nella seconda metà del 1929 ad elaborare il “Piano Young” (che sostituiva il “Piano Dawes“), che ammorbidiva le condizioni per la Germania. Le destre, comunque contrarie a qualsiasi accettazione della democrazia e delle responsabilità della guerra, a dicembre giunsero a indire un referendum contro il piano, che fallì per mancanza del quorum, ma che vide l’NSDAP e Hitler in persona per la prima volta essere parzialmente appoggiato dalle classi medie e borghesi, grazie anche all’appoggio dato dai nazional-popolari del DNVP e soprattutto dell’impero editoriale del loro leader, Alfred Hugenberg.

Nel marzo 1930 la coalizione di Weimar crollò e da allora si cominciò a governare per decreto del Presidente della Repubblica. Alle elezioni amministrative della Sassonia del giugno 1930 per la prima volta il partito di Hitler ottenne una quantità considerevole di voti, oltretutto in una roccaforte socialdemocratica. Nelle immediatamente successive elezioni nazionali del 14 settembre 1930 il partito nazionalsocialista confermò l’exploit di tre mesi prima e guadagnò oltre il 18% dei voti e 107 seggi nel Reichstag, diventando così la seconda forza politica in Germania. Il regime democratico costituito in Germania nel 1919, la cosiddetta Repubblica di Weimar, non era mai stato genuinamente accettato dai conservatori e neanche dal potente partito comunista. I socialdemocratici e i partiti tradizionali del centro e della destra si mostrarono inadeguati nel contenere lo shock della depressione ed erano, inoltre, tutti segnati dall’associazione con il “sistema di Weimar”. Le elezioni del 1930 furono un disastro per il governo di centrodestra di Heinrich Brüning, che si vedeva privato della maggioranza al Reichstag, affidato alla tolleranza dei socialdemocratici e costretto all’uso dei poteri d’emergenza da parte del Presidente della Repubblica per restare al governo.

Le misure austere introdotte da Brüning per contrastare la grande depressione erano avare di successi e le istituzioni erano sempre più sotto attacco da parte di fette crescenti del popolo: nell’agosto 1931 si svolse un plebiscito sullo scioglimento del Landtag prussiano, indetto da un’organizzazione di destra chiamata “Stahlhelm” e a cui partecipò sia l’NSDAP di Hitler che il KPD comunista, pur non raggiungendo il quorum (ma inaugurando una serie di convergenze ufficiali tra i due partiti che porteranno ad indire anche grandi scioperi comuni). Il governo era, dunque, ansioso di evitare le elezioni presidenziali del 1932 e sperava di garantirsi l’accordo con i nazisti per estendere il mandato di Hindenburg. Tuttavia, Hitler si rifiutò e, anzi, corse contro Hindenburg nelle elezioni presidenziali, arrivando secondo nelle due tornate elettorali, superando il 35% dei voti nella seconda occasione, in aprile, nonostante i tentativi del ministro degli interni Wilhelm Groener e del governo socialdemocratico della Prussia di limitare le attività pubbliche dei nazisti, soprattutto bandendo le SA. L’imbarazzo delle elezioni pose fine alla tolleranza di Hindenburg nei confronti di Brüning e il vecchio Maresciallo di Campo dimise il governo e ne nominò uno nuovo guidato dal reazionario Franz von Papen, che immediatamente abrogò il bando sulle SA e indisse nuove elezioni per il Reichstag. Alle elezioni del luglio 1932 i nazisti ottennero il loro migliore risultato, vincendo 230 seggi e diventando il partito di maggioranza relativa; grazie a questa vittoria, Hitler riuscì inoltre ad ottenere finalmente la cittadinanza tedesca. In quel momento i nazisti e i comunisti controllavano la maggioranza del Reichstag e la formazione di un governo di maggioranza stabile, impegnato alla democrazia, era impossibile. A seguito quindi del voto di sfiducia sul governo von Papen, appoggiato dall’84% dei deputati, il nuovo Reichstag si dissolse immediatamente e furono indette nuove elezioni per novembre.

Von Papen e il Partito di Centro (cattolico) aprirono entrambi dei negoziati per assicurarsi la partecipazione nazista al governo, ma Hitler pose delle condizioni dure, chiedendo il cancellierato e il consenso del presidente che gli permettesse di utilizzare i poteri d’emergenza dell’articolo 48 della costituzione. Il tentativo fallito di entrare nel governo, unito agli sforzi nazisti di ottenere il supporto della classe operaia, alienarono alcuni dei precedenti sostenitori e nelle elezioni del novembre 1932 i nazisti persero dei voti, pur rimanendo il principale partito del Reichstag. Poiché von Papen aveva chiaramente fallito nei suoi tentativi di garantirsi una maggioranza attraverso la negoziazione che avrebbe portato i nazisti al governo, Hindenburg lo dimise e chiamò al suo posto il generale Kurt von Schleicher, che era stato per lungo tempo una forza dietro le quinte e successivamente Ministro della Difesa, il quale promise di poter garantire un governo di maggioranza attraverso la negoziazione con i sindacalisti socialdemocratici e con la fazione nazista dissidente, guidata da Gregor Strasser. Quando Schleicher si imbarcò in questa difficile missione, von Papen e Alfred Hugenberg, segretario del Partito Popolare Nazionale Tedesco (DNVP), che prima dell’ascesa nazista era il principale partito di destra, cospirarono per persuadere Hindenburg a nominare Hitler come cancelliere in coalizione con il DNVP, promettendo che sarebbero stati in grado di controllarlo. Quando Schleicher fu costretto ad ammettere il suo fallimento e chiese ad Hindenburg un altro scioglimento del Reichstag, Hindenburg lo silurò e mise in atto il piano di von Papen, nominando Hitler Cancelliere con von Papen come Vicecancelliere e Hugenberg come Ministro dell’Economia, in un gabinetto che comprendeva solo tre nazisti: Hitler, Göring e Wilhelm Frick. Il 30 gennaio 1933 Hitler prestò giuramento come Cancelliere nel nuovo Reichstag, sotto gli sguardi e gli applausi di migliaia di sostenitori del nazismo.

Adolf Hitler l'ascesa e la caduta (I parte).
Hitler stringe la mano al presidente Paul von Hindenburg

Usando il pretesto dell’incendio del Reichstag, Hitler emise il “decreto dell’incendio del Reichstag” il 28 febbraio 1933, a meno di un mese dall’insediamento. Il decreto sopprimeva gran parte dei diritti civili garantiti dalla costituzione del 1919 della Repubblica di Weimar in nome della sicurezza nazionale: i leader comunisti, assieme ad altri oppositori del regime, si trovarono ben presto in prigione. Al tempo stesso le SA lanciarono un’ondata di violenza contro i movimenti sindacali, gli ebrei e altri “nemici”. Tuttavia, Hitler non aveva ancora la nazione in pugno. La nomina a Cancelliere e il suo uso dei meccanismi incastonati nella costituzione per approdare al potere hanno portato al mito della nazione che elegge il suo dittatore e del supporto della maggioranza alla sua ascesa. In verità, Hitler divenne Cancelliere su nomina legale del presidente, che era stato eletto dal popolo, ma né Hitler né il partito disponevano della maggioranza assoluta dei voti. Nelle ultime elezioni libere i nazisti ottennero il 33% dei voti, guadagnando 196 dei 584 seggi disponibili. Anche nelle elezioni del marzo 1933, che si svolsero dopo che terrore e violenza si erano diffuse per lo Stato, i nazisti ricevettero solo il 44% dei voti. Il partito ottenne il controllo della maggioranza dei seggi al Reichstag attraverso una formale coalizione con il DNVP. Infine, i voti addizionali necessari a far passare il decreto dei pieni poteri (Ermächtigungsgesetz), che investì Hitler di un’autorità dittatoriale, furono assicurati con l’espulsione dei deputati comunisti dal Reichstag e con l’intimidazione dei ministri del Partito di Centro. Con una serie di decreti che arrivarono subito dopo, vennero soppressi gli altri partiti e bandite tutte le forme di opposizione. In soli pochi mesi Hitler aveva raggiunto un controllo autoritario senza aver mai violato o sospeso la costituzione del Reich, minando, tuttavia, il sistema democratico. «Verrà un giorno in cui sarà più grande onore avere il titolo di cittadino del Reich in qualità di spazzino che essere re in uno Stato straniero, e questo giorno verrà certamente, poiché, in un mondo come il nostro, che permette la mescolanza delle razze, uno Stato che dedica tutti i suoi sforzi allo sviluppo dei migliori elementi razziali deve fatalmente diventare il padrone del mondo».

Essendosi assicurato il potere politico supremo in maniera legale con libere elezioni, Hitler rimase estremamente popolare fino ai momenti finali del suo regime. Era un maestro di oratoria e con tutti i mezzi d’informazione tedeschi sotto il controllo del suo capo della propaganda, Joseph Goebbels, fu in grado di persuadere la maggioranza dei tedeschi che egli fosse il loro salvatore dalla depressione, dai comunisti, dal trattato di Versailles e dagli ebrei.[35] Su quelli che non ne erano persuasi, le SA, le SS e la Gestapo (la polizia segreta di Stato) avevano mano libera e a migliaia scomparirono nei campi di concentramento. Molti di più emigrarono, compresi circa metà degli ebrei tedeschi.

Per consolidare il suo regime, Hitler aveva bisogno della neutralità dell’esercito e dei magnati dell’industria. Questi erano allarmati dalla componente “socialista” del nazionalsocialismo, che era rappresentata dalle camicie brune delle SA di Ernst Röhm, in gran parte appartenenti alla classe operaia. Per rimuovere questa barriera all’accettazione del regime, Hitler lasciò libero il suo luogotenente, Heinrich Himmler, di assassinare Röhm e decine di altri nemici reali o potenziali, durante la notte del 29-30 giugno 1934 (conosciuta come la “notte dei lunghi coltelli“). Un effetto meno visibile della purga, che venne poco percepito all’epoca, ma che probabilmente rientrava nei progetti di Hitler, fu di focalizzare le energie del partito non più su aspetti sociali (come desiderato dalle SA), ma sui «nemici razziali» della Germania. Secondo alcuni autori, il nazionalsocialismo, nato come ideologia gemella al fascismo italiano, rimase tale solo fino a questo momento dato che con l’eliminazione della corrente “di sinistra” facente capo a Röhm, la corrente “di destra” facente capo ad Hitler prese il sopravvento. Da questo momento il Partito Nazista avrebbe abbracciato implicitamente il capitalismo prefigurandosi come un’ideologia prettamente conservatrice, abbandonando ogni ipotesi rivoluzionaria e quindi rimanendo “socialista” solo nel nome. Questo sarebbe avvenuto come pegno ai poteri economici internazionali che l’avevano sostenuto finanziariamente nell’ascesa al potere.

Adolf Hitler l'ascesa e la caduta (I parte).
L’ufficio del Führer al Berghof, la sua residenza privata nell’Obersalzberg delle Alpi Salisburghesi vicino a Berchtesgaden, in Baviera

Quando Hindenburg morì il 2 agosto 1934, Hitler – che in quanto già capo del governo, ossia cancelliere del Reich, non poteva diventare anche presidente del Reich (capo di Stato) – creò per sé una nuova carica, quella di Führer, che in pratica gli consentì di cumulare i due incarichi. Egli era Führer und Reichskanzler (guida e cancelliere del Reich). Dal 1934 sino alla sua morte in Germania non ci fu alcun presidente del Reich. Quegli ebrei che non erano emigrati in tempo ebbero a pentirsi della loro esitazione. In base alle leggi di Norimberga del 1935 persero il loro status di cittadini tedeschi e vennero espulsi dagli impieghi statali, dagli ordini professionali e da gran parte delle attività economiche. Furono oggetto dello sbarramento di una feroce propaganda. Pochi non ebrei tedeschi si opposero a questi passi. Queste restrizioni vennero ulteriormente aggravate, specialmente dopo l’operazione anti-ebraica della notte tra il 9 e il 10 novembre 1938, conosciuta come la “notte dei cristalli” (“Kristallnacht” o “Reichskristallnacht”). Dal 1941 gli ebrei furono obbligati ad indossare una stella di David gialla in pubblico. Nel marzo 1935 Hitler ripudiò il trattato di Versailles, reintroducendo la coscrizione in Germania. Il suo scopo sembrava quello di costruire una massiccia macchina militare, comprendente una nuova marina militare (la Kriegsmarine) e una nuova aeronautica militare (la Luftwaffe). Quest’ultima venne posta sotto il comando di Hermann Göring, un comandante veterano della prima guerra mondiale. L’arruolamento di grandi quantità di uomini e donne nel nuovo esercito sembrava risolvere i problemi di disoccupazione, ma distorse seriamente l’economia.

Nel marzo 1936, mentre l’attenzione del mondo era concentrata sull’attacco fascista all’Etiopia, Hitler violò nuovamente il trattato rioccupando la zona demilitarizzata della Renania e, poiché Regno Unito e Francia non si mobilitarono per fermarlo, prese coraggio. Nel luglio dello stesso anno scoppiò la guerra civile spagnola dove i militari, guidati dal generale Francisco Franco, si ribellarono contro il governo regolarmente eletto del Fronte popolare. Hitler inviò delle truppe ad aiutare i ribelli. L’intervento in Spagna servì da prova sul campo per le nuove forze armate tedesche e per i loro metodi, compreso il bombardamento di città indifese come Guernica, che venne distrutta dalla Luftwaffe nell’aprile 1937.

Adolf Hitler l'ascesa e la caduta (I parte).
Hitler e Mussolini a Monaco nel 1940

Per dimostrare al mondo la potenza tedesca, Hitler (su idea di Goebbels) ospitò a Berlino l’XI Olimpiade, con una cerimonia iniziale trionfale. Il 25 ottobre dello stesso anno ci fu a Berlino la firma di un trattato di amicizia fra il Regno d’Italia e la Germania e il 1º novembre successivo, in un discorso a Milano, Mussolini userà per la prima volta il termine Asse Roma-Berlino, riferendosi a tale accordo. Da qui l’usanza diffusa di considerare il trattato di amicizia come istitutivo dell’Asse anche se l’alleanza militare nascerà più tardi, il 22 maggio 1939, con il Patto d’Acciaio: questa alleanza venne in seguito allargata a Giappone, Ungheria, Romania e Bulgaria, ossia le Potenze dell’Asse. Il 5 novembre 1937 Hitler tenne un incontro segreto alla Cancelleria del Reich, in cui dichiarò i suoi piani per l’acquisizione di “spazio vitale” per il popolo tedesco. Il 10 aprile 1938 con un plebiscito l’Austria si univa alla Germania (il cosiddetto Anschluss) e Hitler, che così poneva le basi della Grande Germania, fece un ingresso trionfale a Vienna. In seguito intensificò la crisi che coinvolgeva gli abitanti di lingua tedesca della regione dei Sudeti in Cecoslovacchia. Questo portò agli accordi di Monaco del settembre 1938 in cui Regno Unito e Francia, con la mediazione di Mussolini, cedettero debolmente alle sue richieste per evitare la guerra, “sacrificando” quindi la Cecoslovacchia, che fu occupata. I tedeschi entrarono a Praga il 10 marzo 1939. A questo punto Francia e Regno Unito decisero di prendere posizione e resistettero alla successiva richiesta di Hitler per la restituzione del territorio di Danzica, un territorio tedesco ceduto alla Polonia in base al trattato di Versailles. Le potenze occidentali non furono però in grado di giungere ad un accordo con l’Unione Sovietica per un’alleanza contro la Germania e Hitler ne approfittò. Il 23 agosto 1939 concluse un patto di non-aggressione (il patto Molotov-Ribbentrop) con Stalin, definendo anche i criteri per la spartizione del territorio polacco.

Il 1º settembre la Germania invase la Polonia. Hitler era certo che Francia e Regno Unito non avrebbero onorato il loro impegno con i polacchi per dichiarare guerra alla Germania: “Ho giudicato i loro capi a Monaco: Daladier, Chamberlain, dei vermiciattoli!”.[37] Quando la mattina del 3 settembre l’aiutante Schmidt entrò nello studio di Hitler consegnandogli la dichiarazione di guerra del Regno Unito, questi restò pietrificato e voltosi verso il suo ministro degli Esteri Ribbentrop, con lo sguardo furibondo disse: “Was nun?” (E adesso?). Nell’anticamera, affollata di generali e dignitari del partito, la voce di Göring, appena informato, ruppe il silenzio che si era creato: «Se perdiamo questa guerra, Dio abbia pietà di noi!».«Dobbiamo essere crudeli. Dobbiamo riabituarci ad essere crudeli con la coscienza pulita». Nei tre anni seguenti Hitler conseguì una serie quasi ininterrotta di successi militari. La Polonia venne rapidamente sconfitta e spartita con i sovietici. Nell’aprile 1940 la Germania invase la Danimarca e la Norvegia (operazione Weserübung). In risposta all’invasione della Polonia, Francia e Inghilterra dichiararono guerra alla Germania. Nel mese di maggio iniziò un’offensiva lampo che travolse rapidamente i Paesi Bassi, il Belgio, il Lussemburgo e la Francia (conosciuta come la campagna di Francia), che collassò nel giro di sei settimane. Il piano per la conquista della Francia, nato dalle idee di Hitler, di Heinz Guderian, leader dei Panzer, e del generale von Manstein, fu un’operazione magistrale, un capolavoro tattico che permise ai tedeschi di travolgere tre eserciti, oltre al BEF. Nell’aprile 1941 toccò alla Jugoslavia e alla Grecia essere invase (campagna dei Balcani). Nel frattempo le forze tedesche (Deutsches Afrikakorps), unite a quelle italiane, avanzavano attraverso il Nordafrica verso l’Egitto, puntando su Alessandria d’Egitto e Il Cairo.

Queste invasioni furono accompagnate dal bombardamento di città indifese come Varsavia, Rotterdam (avvertita e quindi evacuata) e Belgrado. L’unico insuccesso di Hitler fu quello di non riuscire a piegare la Gran Bretagna con i bombardamenti aerei della battaglia d’Inghilterra. Il 22 giugno 1941 ebbe inizio l’operazione Barbarossa. Le forze tedesche, appoggiate dalle nazioni dell’Asse e della Finlandia, invasero l’Unione Sovietica, occupando rapidamente parte della Russia europea, assediando Leningrado e Stalingrado e minacciando Mosca. Durante l’inverno, l’armata di Hitler venne respinta alle porte di Mosca e il furibondo Führer assunse egli stesso il comando delle forze armate, ma l’estate successiva l’offensiva riprese. Per il luglio del 1942, le truppe di Hitler erano sul Volga, dove vennero sconfitte nella battaglia di Stalingrado: si trattava della prima grossa sconfitta tedesca. In Nordafrica i britannici sconfissero i tedeschi nella seconda battaglia di El Alamein, contrastando i piani di Hitler di occupare il canale di Suez e il Medio Oriente. A proposito della certezza della vittoria bellica da parte del dittatore e dei suoi fedeli, Hitler dichiarò testualmente in presenza dei suoi generali: «Quanto alla propaganda, troverò qualche spiegazione per lo scoppio della guerra. Non importa se plausibile o no, al vincitore non verrà chiesto poi se avrà detto o no la verità”.