77 anni, come lo spieghi a una persona qualunque? Non poter abbracciare il proprio padre per ben 77 anni. Con questo spettro ha vissuto anche gli ultimi giorni della sua vita Sandro Mazzola. Un dolore, un abbraccio mancato, piccoli sorrisi di speranza abbozzati sotto a quel baffo, così tanto riconoscibile da arrivare a fondersi con il suo personaggio e la sua personalità. Personaggio? Sandro è sempre stato sincero, vero, in ogni piccola espettorazione della sua vita, a partire da quel giorno infame. Quel tonfo enorme che fece saltare tutti il 4 maggio 1949, il piccolo Sandro non sapeva bene cosa fosse successo perchè non glielo era mai stato davvero raccontato
Nel frattempo continuavano le visite e le passeggiate all’iconico stadio Filadelfia. Dov’è papà? “È partito per un lungo viaggio, gli dicevano, ma stai tranquillo tornerà”. “E dove sono tutti gli altri?, dov’è Bacigalupo?” Il mitico numero 1 del Grande Torino che lo intratteneva, con lui Sandro giocava, tirava i primi calci di rigore, si innamorava di quel pallone che come per suo padre ha significato tutta la vita. Nel frattempo il tempo passava, lo stadio Filadelfia diventava sempre più silenzioso, non c’erano più tifosi festanti a gioire sugli spalti in attesa del segnale di capitan Mazzola. Le inimitabili maniche alzate, segnale di sventura per tutti gli avversari. Il quarto d’ora granata, forse la più grande immagine di grandezza nella storia del calcio italiano, un quarto d’ora nel quale non si scendeva a patti, Valentino dimostrava di essere il più forte di tutti con il suo spirito indomito, selvaggio.
Al contrario di quello che aveva con il piccolo Sandrino, con lui era dolce, apprensivo, sempre una parola di conforto. Sandrino ha vissuto così i suoi primi anni di vita, con il mito, la fortuna di poter assistere alla squadra più iconica della storia del calcio italiano. Una squadra talmente bella che il fato ha voluto portare via nei suoi anni migliori, che ha voluto strappare al mondo ed al piccolo Sandro nel modo più fatale possibile.
Quando perdi un padre in tenera età cresci prima, i segni del tempo e della sventura sono ben evidenti anche sul tuo volto. Sandro è stato capace di convivere con quella eredità, così pesante da poter schiacciare un elefante. A 16 anni diventa il primo vero figlio d’arte della storia del calcio, al contrario del padre lui non è vulcanico, in balia delle emozioni forti. È schivo, paco, tranquillo, lo è anche nelle esultanze ma non nel modo di giocare a calcio. In campo ha conquistato tutto con forza, rapidità e spirito di sacrificio, tutto solo con 2 maglie, l’azzurro dell’Italia e il nerazzurro dell’Inter. Quei colori li ha portati per sempre nel posto più importante, il cuore, quel cuore sempre in continuo allarme tra l’orgoglio di poter portare quel cognome e la perdita troppo precoce del tanto amato padre.
Sandro appartiene a una categoria di uomini che oramai non esistono più, capaci di camminare, navigare a testa alta anche in balia delle onde, sempre più alte. Come lo era il suo grande compagno di nazionale, Gigi Riva, carattere diverso, stesso destino. Entrambi hanno indossato solo 2 maglie nel corso della loro magistrale carriera, indossando sempre con orgoglio quell’azzurro, a testa alta anche nei momenti di sconfitta. Non erano delle vere e proprie sconfitte quelle sul campo, la vera sconfitta per entrambi era aver perso i genitori così presto. Non poter dimostrare nel bene e nel male gli uomini che erano diventati, luci nelle notti buie, ispiratori nelle notti più belle. Loro erano anche questo, uomini ancor prima che calciatori, senso di appartenenza, spirito, poche parole che sapevano insegnare ed aiutarti nel momento del bisogno.
Entrambi adesso sono andati via, Gigi sarà sicuramente tornato in quelle campagne dove è cresciuto, in quegli alberi dove si è nascosto per giorni dopo la morte del padre. Sandrino dopo una vita di sofferenza nel cuore, sarà certamente tornato al Filadelfia, dove da bambino entrava mano nella mano con Valentino. I primi calci al pallone, le scarpe allacciate dal suo caro papà, le giornate trascorse a giocare con il mitico Grande Torino, adottato da tutti i compagni di squadra. Dopo 77 anni di esilio, Sandrino potrà tornare da suo padre e ricordare quanto sia bello poter stare accanto a lui, una scarpa allacciata, un pallone, un prato verde dove poter giocare insieme per l’eternità.