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Autonomia differenziata, la partita tra Nord e Sud si gioca su campi diversi

Di — In Politica
Ottobre 15, 2026
Meloni salvini tajani image photo
“Piove, governo ladro!” Anzi no! Se vogliamo essere precisi con la storia recente, dopo il referendum costituzionale del 2001 dovremmo cambiare questo famoso detto con “ente locale ladro”. La riforma del Titolo V, infatti, ha ridefinito la ripartizione delle competenze legislative tra Stato e autonomie locali e nel prossimo futuro potrebbe aggiungersi un altro tassello. Il governo Meloni, avendo battuto ogni record di longevità, sta cercando di recuperare il terreno perduto negli ultimi anni, puntando a raggiungere i risultati sperati nei mesi che precedono le elezioni politiche del 2027.
Dopo la fumata bianca sulla tanto discussa legge elettorale, lo Stabilicum — promulgata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 9 ottobre —, e il nuovo codice della strada approvato dal Consiglio dei Ministri nei giorni scorsi, a questi provvedimenti si aggiunge l’autonomia differenziata, altro argomento tornato prepotentemente in auge negli ultimi giorni.
Il Ddl del 2024, che porta la firma dell’ex senatore leghista Calderoli – già padre della legge elettorale del 2005 nota come Porcellum –, punta all’attuazione dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione italiana e consentirebbe alle 15 Regioni a statuto ordinario di richiedere e ottenere forme e condizioni particolari di autonomia gestionale e legislativa su un massimo di 23 materie. In base all’articolo 117 della Costituzione, che disciplina l’autonomia legislativa regionale, i settori fondamentali della società coinvolti dall’autonomia differenziata sono su tutti la sanità, seguita da istruzione, ambiente e trasporti. Possono essere altresì coinvolti la sicurezza del lavoro, il commercio estero, l’istruzione tecnica e la protezione civile.

L’iter dell’autonomia differenziata

Nell’ultima seduta del Consiglio dei Ministri l’autonomia differenziata è tornata in auge dopo un lungo periodo in cui sembrava essere stata accantonata. Il ddl Calderoli aveva incassato il via libera della Camera dei Deputati nel giugno 2024 al termine di un acceso confronto tra maggioranza e opposizioni, con la rissa sfiorata a Montecitorio di cui è stato protagonista il deputato del Movimento 5 Stelle Leonardo Donno. Tuttavia, dopo quella fumata bianca, la legge sull’autonomia differenziata ha subito una brusca frenata sul piano giudiziario. La Consulta, infatti, accogliendo alcuni ricorsi presentati dalle Regioni contrarie alla riforma, ha dichiarato incostituzionali diverse disposizioni specifiche della legge Calderoli, che ora tornerà in Parlamento per completare l’iter. Nel frattempo i governatori delle Regioni del Mezzogiorno, i grandi oppositori dell’autonomia differenziata, sono sul piede di guerra e hanno annunciato altri ricorsi legali per bloccare il testo. In particolare il governatore della Regione Puglia, Antonio Decaro, ha annunciato un ricorso alla Corte Costituzionale.

Autonomia differenziata: favorevoli e contrari

Il vario fronte delle opposizioni aveva definito la proposta tutta leghista dell’autonomia differenziata “una legge che spacca l’Italia”. Questo, prima ancora del merito dell’entrata in vigore del testo, è avvenuto principalmente sul piano politico. Tra i favorevoli a questa riforma c’è il governo Meloni e tutta la maggioranza di centrodestra, sostenuto da quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria. I sostenitori affermano che l’autonomia differenziata sia utile alla buona amministrazione delle Regioni, poiché andrebbe a ridurre sprechi e inefficienze.
Mentre tra i contrari ci sono soprattutto il centrosinistra e le Regioni del Sud, che denunciano la possibilità di un aumento del divario tra Nord e Sud, con i territori più ricchi del Settentrione che ne uscirebbero beneficiati. Tra i pomi della discordia ci sono i Livelli Essenziali delle Prestazioni (LEP), ovvero quei servizi e prestazioni che lo Stato deve garantire a tutti i cittadini. Su questo punto nevralgico si è espressa anche la Corte Costituzionale, chiedendo al Parlamento di ridefinirne i criteri e i soldi per finanziarli.

Autonomia differenziata: il nodo del Parlamento e le incognite sul futuro del Paese

In Consiglio dei Ministri il ddl Calderoli ha compiuto solo un altro passo del suo lungo processo e ora spetta alle intese in Parlamento renderlo operativo, secondo i limiti imposti dalla Corte Costituzionale. Il grande dubbio sulla riforma di stampo leghista è: spaccherà l’Italia o renderà davvero le Regioni più efficienti nei campi previsti dalla legge? Le conclusioni le trarrà padre tempo; il dubbio invece di noi contemporanei è se, prima di avventurarsi in una riforma di questo tipo, sarebbe stato meglio avviare dei lavori propedeutici per permettere alle Regioni del Sud di mettersi al pari di quelle del Nord. Nella realtà in atto, si rischia di giocare delle importanti partite su due tipi di campi differenti.
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