I numeri di chiusura del 2025 parlano chiaro: l’Italia è ufficialmente il “fanalino di coda” della mobilità elettrica in Europa. Se in Francia e Germania le auto a batteria hanno ormai superato stabilmente il 15% delle nuove immatricolazioni, nel Bel Paese la quota di mercato fatica a schiodarsi da un misero 5%. Un dato che stride con i proclami della transizione ecologica e che interroga produttori e decisori politici.
Ma cosa blocca davvero gli italiani? Non è solo una questione di “cuore” legato al rombo del motore termico, ma un mix di barriere economiche e strutturali:
- Il primo ostacolo resta il prezzo. Nonostante l’ingresso sul mercato di modelli cinesi più economici, un’auto elettrica media costa ancora circa il 30-40% in più rispetto alla corrispondente versione a benzina o ibrida. A questo si aggiunge la gestione degli incentivi, definita da molti concessionari “psicotica;
- Sebbene i punti di ricarica pubblici siano saliti a quota 73.000 a fine 2025 l’Italia è un Paese di condomini vecchi, spesso privi di box o con impianti elettrici inadeguati. Senza la possibilità di caricare l’auto durante la notte a costi contenuti, il passaggio all’elettrico diventa una scommessa logistica ed economica, dato che le tariffe alle colonnine pubbliche fast hanno raggiunto picchi di 0,75 €/kWh;
- Oltre alla paura di restare a secco, pesa la complessità del sistema delle ricariche. Tra decine di app diverse per pagare, abbonamenti che cambiano ogni mese e colonnine spesso occupate abusivamente da auto termiche, l’esperienza d’uso è percepita come troppo faticosa rispetto alla semplicità di un pieno di benzina in tre minuti.
In Italia l’auto non è solo un mezzo di trasporto, ma un investimento che deve durare anni. Con l’incertezza attuale sui valori dell’usato elettrico e sulla tenuta delle batterie, il consumatore medio preferisce il ‘sicuro’ usato termico.”
Senza una politica di incentivi strutturale e una reale semplificazione per le ricariche nei condomini, l’Italia rischia di diventare il “cimitero” delle auto a combustione d’Europa, restando esclusa dai benefici industriali e ambientali della nuova mobilità.