Jochen Rindt è stato un pilota dalla breve carriera in Formula1, ma dalla rilevanza importante grazie alle sue straordinarie abilità
La sua carriera sulle 4 ruote è partita da lontano dal mondo della Formula 1: infatti nel 1965 ha conquistato la 24 Ore di Le Mans insieme a Masten Gregory su una Ferrari privata. Sin da questi primi avvicinamenti al motorsport, il pilota austriaco ha gettato le basi per diventare una leggenda. Il suo esordio effettivo è stato nel 1964 sulla Brabham al Gp d’Austria non chiudendo la gara. L’anno dopo, nel 1965 alla Cooper sono arrivati i primi punti: un quarto posto in Germania come massimo punteggio in stagione. Non male per un debuttante come lo era Jochen Rindt. Questa stagione di rodaggio è stata perfetta per la stagione successiva quando sempre con la Cooper ha chiuso al terzo posto nel mondiale raggiungendo 3 volte il podio (secondo in Belgio e Usa e terzo in Germania). L’ultimo anno però con la scuderia britannica è stato un vero e proprio calvario sportivo: in 10 gare solo 2 volte a punti e ben 8 ritiri. Un anno disastroso questo per l’austriaco decidendo poi di andare alla Brabham nel 1968 per potersi rilanciare.
Anche in questa stagione ci furono più ritiri che arrivi al traguardo: solo 2 volte Jochen Rindt ha visto la bandiera a scacchi chiudendo in SudAfrica e Germania al terzo posto. Ma è stato il biennio in Lotus a far diventare leggenda il pilota austriaco: con l’ingegno di Colin Chapman e le sue tecniche alla guida i successi erano garantiti. Nel 1969 l’austriaco è approdato alla scuderia con base a Hethel dettando nuovi paradigmi sportivi e soprattutto una ventata di novità. La vittoria negli USA e i podi in Italia e Canada sono stati la base per la vittoria (sanguinante) del 1970. Questo maledetto anno è stato l’ultimo del pilota austriaco e anche il più bello: 5 vittoria, di cui 4 di fila. La prima è stata a Monaco (intervallando due ritiri) e poi le altre quattro in Olanda, Francia, Gran Bretagna e Germania. Un vero e proprio dominio il suo che ha letteralmente fatto impazzire i tifosi e gli ingegneri delle altre scuderie: l’estro di Jochen Rindt e l’ingegno di ColinChapman hanno creato la Lotus 72 in un vero e proprio gioiello motoristico.
Il destino però è stato davvero malefico nei suoi confronti e il 5 settembre 1970, durante le prove del Gran Premio d’Italia a Monza la vita di Jochen Rindt si è spenta. Durante le prove qualificate del Gp, alla staccata della parabolica, la sua vettura ha avuto un problema all’impianto frenante o a un componente dell’avantreno e si è schiantato contro le barriere. A soli 28 anni la vita dell’austriaco è terminata a causa delle gravi ferite riportate lasciando tutti con un grosso magone. L’intero paddock è rimasto in un silenzio glaciale, tutti terrorizzati e sgomentati. Quel dannato mondiale è divento alla storia come maledetto. Grazie al suo notevole vantaggio nessuno è riuscito a recuperare il gap e il pilota è diventato campione del mondo (postumo) per la prima e unica volta in carriera.
Questo è stato il primo e unico mondiale a esser decretato concluso con un campione del mondo morto. Il trofeo è stato ritirato dalla moglie a fine campionato, ma la commozione e la rabbia è stata di grandissimo livello e ciò ha portato a un notevole incremento della sicurezza in pista e nelle auto. La morte di Jochen Rindt è ancora una ferita aperta non solo per la giovane età, ma soprattutto per l’impatto che in pochi anni ha dato in pista. Un talento puro fatto di grande visione e tecniche sopraffine e di grande coraggio. A Monza è morto da pilota diventando leggenda assoluto del motorsport. In pochi anni aveva domato questa categoria e con molta probabilità anche nel 1971 e 1972 il pilota poteva essere tranquillamente candidato come possibile campione del mondo.
Palmares di Jochen Rindt
6 vittorie, 13 podi, 10 pole position e un titolo mondiale (postumo) nel 1970