Le cause della Prima Guerra Mondiale (III parte)

Di In Cultura e Società
Maggio 12, 2026
Alfred dreyfus

La Terza Repubblica francese

Con la sconfitta di Sedan in Francia crollava definitivamente il sogno di una nuova egemonia francese. Il nuovo regime istituzionale che s’instaurò, la Terza Repubblica, presentò sin dall’inizio debolezze strutturali tali da portare il paese, anche a causa di gravi crisi e scandali, sull’orlo della rovina. La Francia era guidata dal partito repubblicano, perlopiù sostenuto dall’alta borghesia, che, ispirandosi all’ideale del laissez-faire e del juste-milien, operava in nome di un’economia prospera, da difendere anche a scapito dei ceti meno abbienti. A questo schieramento di centro si opponevano i radicali, sempre alla ricerca di riforme egualitarie, e i conservatori, nazionalisti e nostalgici della monarchia. Presto nuovi movimenti nazionalisti presero il sopravvento e al grido di “La Francia ai Francesi” iniziò a diffondersi una preoccupante ideologia antisemita che raggiunse il suo culmine nel settembre 1894 con l’Affaire Dreyfus, che riguardò l’accusa di spionaggio militare a favore della Germania di un ufficiale francese di origine ebrea. Le accuse, basate su elementi estremamente deboli, costarono a Dreyfus cinque anni di carcere sull’isola del Diavolo, per essere riabilitato completamente solo nel 1906.

L’imponente Impero russo

Dare una valutazione globale della situazione dell’impero zarista negli anni precedenti alla guerra é molto difficile, a causa di una grande quantità di dati incerti e spesso contrastanti. Per numerosi fattori, quale la sopravvivenza della servitù della gleba, la Russia é stata vista come un paese retrogrado e fondamentalmente agricolo. Nonostante tre quarti delle forze di lavoro fossero ancora costituite da contadini, l’industria e il settore terziario, tuttavia, partecipavano alla formazione di più del 50% del prodotto interno lordo. L’industria era affiancata da un efficiente sistema ferroviario in forte espansione a tal punto da concludere la costruzione dell’enorme Transiberiana in soli dieci anni.

Una vera e propria fase di regressione coincise proprio con lo scoppio della guerra. Sin dai tempi delle riforme di Alessandro II l’impero zarista aveva avviato un lento processo di sviluppo economico e culturale che negli anni prebellici ottenne significativi risultati. La guerra prima, la rivoluzione e la guerra civile poi, bloccarono inevitabilmente tutti i processi di sviluppo in atto tanto che i livelli produttivi del 1913 vennero nuovamente raggiunti solo nel 1928.

Riguardo alla politica estera, la Russia aveva avviato un processo espansionistico che l’aveva messa in contatto particolarmente con le nazioni dell’EST europeo. Nel 1877-1878 la vittoria nella guerra russo-turca consentì la conquista della Bessarabia e già nel 1875 l’isola di Sachalin nel Pacifico era stata strappata alla Cina e al Giappone. In questo modo l’impero russo andava sviluppandosi sulle coste dell’Oceano Pacifico entrando in contatto con nuove potenze, quali gli Stati Uniti e il nascente Giappone; questa fase di espansione territoriale terminò nel 1905, quando ulteriori avanzamenti avrebbero scatenato conflitti di ampia portata. L’ultima conquista fu la regione dell’Amur, su cui dovette ripiegare dopo aver perso ogni speranza in Manciuria e in Corea con la guerra russo-giapponese.

La situazione interna rimaneva in stallo. Nel 1881, comunque, lo zar “buono” finì vittima di un attentato e con Alessandro III ogni ulteriore tentativo riformista venne arrestato. Nel 1894 gli successe il figlio, Nicola II, che diede il via ai primi deboli tentativi di un regime parlamentare. Il primo organo russo degno di questo nome fu la Duma. Alla fine della rivoluzione lo zar concesse un regime parlamentare basato su due Camere con potere legislativo, ma con nessuna possibilità di influenzare l’attività di governo, continuando i ministri a dipendere dai voleri dello zar.

Sviluppi di una nuova potenza: l’Italia

Sino al 1876 rimase alla guida dell’Italia la destra dello schieramento parlamentare. Favorevoli alla cosiddetta “Italietta”, i conservatori cercarono di favorire lo sviluppo interno del paese, tenendolo lontano da pericolose ambizioni espansionistiche e da alleanze scomode, Nel 1876, però, la Destra Storica cadde, lasciando spazio a un’aggressiva Sinistra che, guidata da Agostino Depretis fino al 1887, e poi da Francesco Crispi, voleva portare il paese allo stesso livello delle grandi potenze. Le spese militari subirono un’improvvisa impennata e cominciarono a profilarsi le prime avventure colonialistiche. Nel 1882 la casuale occupazione di Massaua diede inizio a una lunga e dispendiosa guerra contro l’Etiopia. La finale annessione dell’Eritrea e della Somalia non poterono compensare le enormi spese militari che ritardarono inevitabilmente il decollo industriale italiano.

Il cattivo utilizzo dei capitali ebbe ripercussioni in tutto il paese. Tra il 1898 e il 1899 la fame e la disoccupazione portarono a una situazione apparentemente rivoluzionaria. Con l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele III, in seguito all’assassinio di Umberto I per mano dell’anarchico Gaetano Bresci il 29/07/1900, ebbe inizio un periodo di rapida evoluzione. Guidata dalla forte personalità di Giovanni Giolitti, l’Italia fece progressi notevoli, coronati con la vittoriosa guerra italo-turca, combattuta tra il settembre 1911 e l’ottobre 1912. Sotto l’aspetto sociale, tra il 1910 e il 1914 si conseguì la presa a carico dello stato dell’istruzione e l’ingresso della donna nel mondo del lavoro qualificato “la rivoluzione della macchina da scrivere”. Alla vigilia della prima guerra mondiale l’Italia passò da un’economia prevalentemente agricola a una di stampo industriale, avendo dato prova di buone capacità militari con il conflitto contro la Turchia.

La decadenza dell’Impero ottomano

Sul finire del XIX secolo l’enorme Impero ottomano era in piena crisi politica dovuta proprio alla ingente quantità di territori che lo costituivano. I domini extraeuropei erano governati con relativa facilità determinata dalla comune fede, che univa l’Arabia, la Mesopotamia, la Palestina, la Siria e zone del litorale nordafricano. Nelle province europee, invece, sorgevano in continuazione ribellioni a causa di spinte indipendentiste e anche religiose. La situazione era tesa ancora più insostenibile dalla ferocia del dominio turco, che domava senza pietà qualsiasi insurrezione. Costantemente minacciata a nord dal colosso russo, la Turchia stava ormai crollando a causa del cattivo governo e dell’arretratezza medievale in campo economico e militare. Solo la Gran Bretagna sembrava nutrire simpatia nei confronti dell’Impero ottomano, sentimento giustificato dall’eterna inimicizia che la legava alla Russia.

L’Impero ottomano cominciò ad avvertire i primi danni sin dal 1877, quando venne impegnato in un nuovo conflitto con la Russia. La reazione alle ribellioni in Bosnia ed Erzegovina cominciate nel 1875, e terminate nel febbraio del 1877, fu talmente violenta e sanguinosa da suscitare lo sdegno e l’orrore dell’intera Europa. Nell’aprile del 1877 la Russia si mosse minacciosamente contro la Turchia scavalcando la Romania e dando inizio allaa guerra russo-turca. Salvata in extremis dalla minaccia britannica di un attacco all’impero zarista, la Turchia ne uscì malandata, costretta, nel successivo congresso di Berlino a cedere alla Gran Bretagna l’isola di Cipro e all’Austria l’amministrazione della Bosnia e dell’Erzegovina. Inoltre Bulgaria, Serbia e Romania approfittarono della situazione disagiata dell’impero sottraendosi alla condizione di vassallaggio che le legava alla Turchia. Nel 1881 fu anche costretta a cedere la Tessaglia e parte dell’Epiro alla Grecia. Dopo dodici anni di relativa tranquillità, la Turchia tornò alle armi per sedare le rivolte autonomiste degli armeni e dei cretesi. Questi, in particolare, non si accontentarono delle autonomie loro concesse e, dopo i sanguinosi contrasti con i contadini turchi nell’isola, nel 1897 si ribellarono e proclamarono la loro indipendenza. aiutato dai tedeschi, che avevano affidato al generale von der Goltz la riorganizzazione dell’esercito turco, l’impero ottomano riuscì a uscire vittorioso dalla guerra greco-turca. Solo nel 1913 Creta renderà definitiva la propria annessione alla Grecia e l’impero austro-ungarico dichiarerà “territori dell’impero” la Bosnia e l’Erzegovina. Una nuova ribellione scoppiò in Albania, oppressa dai turchi e minacciata dai paesi confinanti, che, salvata dall’intervento delle grandi potenze, nel 1913 dichiarò la propria indipendenza. Con l’avvicinarsi del conflitto mondiale, la Turchia si trovava in una situazione di tale crisi da doversi affidare all’aiuto delle altre potenze: ai tedeschi, come già in precedenza, venne assegnata la riorganizzazione dell’esercito, ai britannici quella della marina e ad esperti francesi il riassetto delle finanze. In questo modo, venne scongiurata la bancarotta dello stato turco, che in seguito riuscì a mostrarsi un nemico ancora temibile.