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Putin apre ai negoziati: “La guerra in Ucraina si avvia alla conclusione”

Di In Politica
Maggio 10, 2026
Zelensky apre incontro con putin

La guerra in Ucraina, che vede coinvolti l’esercito ucraino contro quello russo, è uno dei conflitti più longevi in questo complesso contesto storico in cui, più della tanto temuta terza guerra mondiale, è in corso una vera e propria guerra globale. Cominciato ufficialmente il 24 febbraio 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, dopo anni di tensioni e combattimenti nei territori russofoni del Donbass, il conflitto non ha mai conosciuto una vera tregua e l’esercito di Kiev è riuscito a resistere per tutto questo tempo anche grazie agli aiuti militari ed economici arrivati dagli Stati dell’Unione Europea e dagli Stati Uniti.

Ma adesso qualcosa potrebbe presto cambiare, perché il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, come riportato dall’Ansa, ha annunciato, in occasione della giornata dedicata alla vittoria contro il nazifascismo, che la guerra “si avvia verso la conclusione”.

Le dichiarazioni del leader del Cremlino sono arrivate al termine di una lunga giornata cominciata con una parata sulla Piazza Rossa decisamente più sobria rispetto agli anni precedenti. Putin ha sostenuto che l’Occidente avrebbe “intensificato la sfida contro la Russia” e che questa situazione starebbe ormai arrivando alla fine, pur senza chiarire se facesse riferimento a una vittoria militare russa oppure a una possibile soluzione diplomatica.

Nel frattempo, però, da Mosca è arrivata anche un’apertura nei confronti dell’Unione Europea. Il presidente russo ha infatti dichiarato che la Russia “non ha mai rifiutato” il dialogo con Bruxelles, rispondendo così alle recenti aperture del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che nei giorni scorsi aveva parlato della disponibilità europea a partecipare a futuri negoziati per una pace “giusta e duratura” in Ucraina.

Putin, nel corso del suo intervento, ha inoltre ironizzato sulla scelta di eventuali mediatori, affermando che preferirebbe come negoziatore l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder, figura storicamente vicina a Mosca. Condizione fondamentale, secondo il Cremlino, sarebbe comunque quella di avere interlocutori che non abbiano utilizzato toni offensivi nei confronti della Russia.

Più fredda invece la posizione russa rispetto all’ottimismo mostrato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul cessate il fuoco temporaneo annunciato fino all’11 maggio. Trump aveva parlato della possibilità di una “estensione significativa” della tregua e dell’inizio della fine della guerra, ma dal Cremlino sono arrivate immediate frenate.

Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha spiegato che gli Stati Uniti avrebbero fretta di arrivare a un risultato rapido, mentre la soluzione del conflitto richiederebbe “un percorso molto lungo e pieno di dettagli complicati”. Ancora più netto il consigliere diplomatico del Cremlino Yuri Ushakov, che ha definito “infondate” le speranze di prolungare il cessate il fuoco oltre l’11 maggio.

Secondo Ushakov, la tregua di tre giorni sarebbe stata raggiunta soltanto dopo intense trattative con Washington, mentre i negoziati diretti tra Russia e Ucraina restano ancora in pausa. Anche l’ipotesi di uno scambio immediato di mille prigionieri per parte, annunciata con entusiasmo da Trump, richiederebbe tempi più lunghi per la preparazione delle liste.

Nel suo discorso alle truppe, Putin ha poi ribadito la narrativa già utilizzata fin dall’inizio del conflitto, paragonando l’attuale offensiva russa in Ucraina alla lotta sostenuta dall’Unione Sovietica contro il Terzo Reich durante la Seconda guerra mondiale. Il presidente russo ha affermato che i soldati impegnati nella cosiddetta “operazione militare speciale” starebbero resistendo “alla forza aggressiva sostenuta dall’intero blocco Nato”.

A sottolineare simbolicamente questo parallelismo storico, durante la parata sulla Piazza Rossa hanno sfilato soltanto i vecchi carri armati T-34 utilizzati dall’Armata Rossa nella conquista di Berlino del 1945. Presenti alla cerimonia anche alcuni reduci del conflitto in Ucraina e pochi ospiti stranieri, tra cui il presidente bielorusso Alexander Lukashenko e il premier slovacco Robert Fico, unico rappresentante di un Paese dell’Unione Europea presente a Mosca.