Fiat Seicento Sporting: L’ultima “Piccola Peste” compie vent’anni

Di In Motori
Maggio 13, 2026
Img wa

C’è stato un tempo, a cavallo tra la fine dei ’90 e l’alba del nuovo millennio, in cui per sentirsi un pilota non servivano 500 cavalli o una batteria agli ioni di litio. Bastavano poco più di 800 chili, un motore Fire 1.1 da 54 CV e un paio di cinture di sicurezza rosse. Quel tempo aveva un nome preciso: Fiat Seicento Sporting.

Oggi, mentre le concessionarie si riempiono della nuova Fiat 600 elettrica (un crossover da quasi 4 metri e mezzo), la vecchia “Sporting” sembra un reperto di un’altra civiltà. Eppure, per chi ha imparato a guidare su quelle ruote da 13 pollici, quella scatoletta torinese resta l’emblema del divertimento.

Lanciata nel 1998 come erede della Cinquecento Sporting, la versione “pepata” della Seicento non cercava di stupire con la velocità massima. Il suo segreto era il rapporto peso-potenza e un cambio a rapporti corti che rendeva ogni scatto al semaforo una questione di vita o di morte.

Esteticamente, la Sporting era inconfondibile:

Il Giallo Ginestra era il suo marchio di fabbrica, capace di rendere visibile l’auto anche nella nebbia più fitta.

Cerchi in lega a quattro razze, fendinebbia circolari, terminale di scarico cromato e, all’interno, sedili avvolgenti con trame sportive.

Per i più esigenti, il kit estetico Abarth aggiungeva minigonne, uno spoiler posteriore e loghi dello Scorpione che facevano guadagnare almeno 10 “punti stile” al bar del quartiere.

Nonostante i numeri modesti su carta, la Seicento Sporting aveva il pedigree delle corse. Il Trofeo Fiat Seicento è stato per anni la vera scuola dei piloti italiani, portando giovani talenti a sporcarsi le mani nei rally più prestigiosi, incluso il leggendario Rally di Montecarlo.

Paradossalmente, in un mondo di auto “filtrate” dall’elettronica, la Seicento Sporting sta vivendo una seconda giovinezza tra i collezionisti. I prezzi degli esemplari ben conservati sono in risalita. Perché? Perché è un’auto sincera. Non ha il servosterzo elettrico che ti isola dalla strada; senti ogni asperità, ogni cambio di pendenza, ogni imperfezione dell’asfalto.

Guidarla oggi significa fare un viaggio nel tempo. È rumorosa, stretta e decisamente poco sicura per gli standard moderni, ma ha un’anima che le moderne “lavatrici silenziose” faticano a replicare.