Il 7 maggio si sono svolte in Regno Unito le elezioni amministrative e l’esito ha portato non poche sorprese. Ancora non sono state scrutinate tutte le sezioni e pertanto non ci sono numeri definitivi, ma quel che è certo è che, ad oggi, lo storico bipartitismo inglese è solo un ricordo. Sono crollati, infatti, i due partiti tradizionali del sistema politico d’oltremanica, Conservatori e Laburisti, e al loro posto si sono imposte altre forze politiche ben più giovani.
La forza politica del premier Keir Starmer — i Labour — rischia un risultato elettorale tra i peggiori della loro storia recente, mentre i Tories non si sono ancora ripresi dalla pesante sconfitta subita alle elezioni generali del 2024.
Un risultato, quello delle elezioni amministrative, che riaccende il dibattito politico e accademico: si continua spesso a richiamare il modello britannico dei “due grandi partiti”, ma molti studiosi sottolineano come anche nel Regno Unito quel bipartitismo sia ormai attenuato. Proprio la paura di un “salto nel vuoto” verso un sistema più frammentato e potenzialmente instabile frena, in diversi contesti, le ipotesi di riforma o di superamento di questo assetto tradizionale.
A dieci anni dal referendum sulla Brexit, che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il nazionalista britannico Nigel Farage, già figura centrale dell’euroscetticismo, continua a raccogliere consensi. La scorsa settimana, infatti, le urne hanno incoronato protagonista il partito Reform UK (ex Brexit Party), che ha fatto incetta di consensi anche in autentiche roccaforti laburiste come il Galles, storicamente governato dai Laburisti da trent’anni, e potrebbe conquistare circa 800 seggi.
Bene anche i Liberal Democratici e, come avviene in molte parti d’Europa, i Verdi. Dinanzi a questo cambiamento epocale, il leader del movimento ecologista Zack Polanski e Nigel Farage, pur con visioni politiche opposte, concordano sul fatto che il sistema tradizionale destra-sinistra sia ormai in crisi.
In Scozia, invece, le previsioni della vigilia sono state confermate con il successo del Partito Nazionalista Scozzese, che ha conquistato la maggioranza dei consensi. Il primo ministro John Swinney ha già rivendicato la vittoria e, in caso di maggioranza a Holyrood, ha ribadito l’intenzione di proseguire la storica battaglia per l’indipendenza scozzese.
Risultato invece deludente per il Partito Laburista a Edimburgo, che si avvia a perdere consensi nonostante il suo leader locale Anas Sarwar abbia cercato di prendere le distanze da Londra durante la campagna elettorale. Sulla scia di questi risultati deludenti, vacilla la posizione del primo ministro Keir Starmer, con dimissioni chieste a gran voce. Il leader laburista, pur assumendosi la responsabilità della sconfitta, non intende fare passi indietro e, come riportato da Il Sole 24 Ore, ha dichiarato che intende restare per realizzare i cambiamenti che la gente vuole: “Dobbiamo ritrovare la speranza e convincere gli elettori che le cose miglioreranno”.
Nuove alleanze e campo progressista: il centrosinistra italiano guarda alle prossime elezioni
Se in Regno Unito si è registrato un calo del Partito Laburista alle ultime amministrative, il centrosinistra in Italia, al momento all’opposizione, si sta preparando alle prossime elezioni politiche che si terranno tra poco più di un anno.
Nei giorni scorsi la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha preso parte al Global Progress Action Summit. Al vertice internazionale, svoltosi a Toronto, l’obiettivo era quello di individuare una linea comune per la costruzione di un nuovo ordine mondiale alternativo a quello sovranista.
In questo contesto, la leader dem ha incontrato il premier canadese Mark Carney, ringraziandolo per le parole pronunciate nei giorni precedenti in Armenia, dove aveva sottolineato come il futuro dell’ordine internazionale debba essere ricostruito partendo dall’Europa.
Nel corso del summit, la leader del Pd ha avuto anche un incontro con l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che le ha ribadito il suo sostegno ai giovani leader politici. Schlein ha ricordato a sua volta la propria esperienza nelle campagne elettorali americane del 2008 e del 2012, quando partecipò da volontaria alle campagne dell’allora candidato democratico alla Casa Bianca.