Due Spicci: la recensione della serie tv di Zerocalcare

Di In Serie TV
Maggio 27, 2026
Due spicci

Ormai, etichettare Zerocalcare solo come fumettista sarebbe ridicolo, questo perché l’artista ha dimostrato, ancora di più con questa terza stagione, di aver raggiunto una maturità che in molti ancora non hanno messo a schermo.

Non solo nei disegni, perché sappiamo che lo stesso Zero crea le animazioni dei suoi personaggi da anni ormai, ma anche nella crescita della scrittura della storia e della trama che viviamo insieme a tutti i protagonisti. Torna l’alone di oscurità che è dentro ognuno di noi, quel lato buio della coscienza che non vogliamo mostrare e che spesso viene sottovalutato da tutti, amici e non.

Due Spicci è una storia di crescita tramite le nostre esperienze, ma non solo. Come ormai ci ha abituato il disegnatore, ogni stagione prova a denunciare dei fatti che troppo spesso accadono, e che in alcuni casi abbiamo anche vissuto, nei quali magari potremmo rivederci e rivivere, anche in tono amaro, nel guardare gli eventi messi in scena.

Emozioni e lacrime: Zerocalcare torna a farci piangere con Due Spicci

Due Spicci vede Zerocalcare e Cinghiale aprire un bar. L’amico, più festaiolo e fuori controllo, ha però messo la testa a posto, dopo essersi sposato ed aver avuto due bambini. Questo è uno dei temi che viene subito messo sul piatto, la situazione attuale di persone che vogliono avere dei figli e le difficoltà che si hanno per arrivare alla fine del mese. I due, quindi, si mettono in società, ed è da qui che le cose iniziano ad andare male.

Due Spicci approfondisce ancora di più Sara e Secco, dando ad entrambi degli sviluppi interessanti, con storie che ricoprono spaccati di vita reale, con esperienze con le quali molti possono immedesimarsi. I temi trattati infatti, ripercorrono molte delle tematiche che hanno fatto discutere negli ultimi anni.

 

Due Spicci: la stagione più politica delle tre

 

Tra matrimoni tra coppie omosessuali, situazione economica italiana ed altri diversi dettagli, Due Spicci non le manda a dire alla situazione attuale della nostra politica ed una battuta di Sara verso la fine, è una stilettata all’attuale governo, messa in scena e ben inserita, solo come Zerocalcare sa fare.

Oltre a questo, c’è la voglia di evidenziare una situazione non proprio rosea che riguarda la criminalità e la voglia di cambiamento che si ha nelle periferie, nelle quali gag e gruppi organizzati si contendono la distribuzione di droga e sostanze illegali. Zerocalcare riesce a mettere in scena tutto questo, in maniera profonda ed anche facendoci entrare nel vivo della vicenda, affezionandoci ai personaggi ed alle nuove comparsi che decide di fare intervenire nella storia.

Due Spicci: tra citazioni alla cultura pop e molto altro

A memoria, questa è una delle stagione che cita più delle altre la cultura pop. Tra cartoni anni 80 e 90, riferimenti a moltissimi film della nostra infanzia, con scene prese pari pari da pellicole iconiche di genere, Due Spicci è per i ragazzi cresciuti tra gli anni 80 e 90, e visto che Zerocalcare è un nostro coetaneo è una parentesi sulle nostre vite, che ci riguarda da vicino, che ci entra dentro e che, molto spesso, fa male, e ti colpisce duro, facendoti riflettere e iniziare a tirare le somme di una vita che non è infinita.

Due Spicci usa serie e film che negli anni sono diventati icone della cultura popolare per accentuare concetti e sottolineare significati riguardanti scelte di vita ed avvenimenti, paragonandoli a scene di film che tutti abbiamo amato. Un colpo di genio da parte di Zerocalcare che, come sempre, non sbaglia un colpo.

Una vita che va vissuta: Due Spicci colpisce duro e non sbaglia un colpo

C’è una frase che penso colpirà un po’ tutti, che dice la madre di Zerocalcare e che in molti si sono sentiti dire. Prima della risoluzione finale, Zero va a casa della madre per salutarla, e dopo una conversazione, la mamma pronuncia una delle frasi che, come dice anche Zerocalcare, lo mette in una crisi profonda:

“Io non so quello che fai o che vuoi, basta che sei felice…”