Nella gerarchia militare il grado di generale, rappresenta quello apicale nel ruolo degli Ufficiali superiori. Nei nostri precedenti articoli, abbiamo più volte parlato della figura del soldato di Cristo, ossia di colui che svolge la propria professione di soldato come una missione da compiere per servire gli altri. In questo modo egli riesce a dare alla sua figura di soldato, quella di un operatore dei principi del dogma religioso. Dando concretezza agli insegnamenti della fede, li attua attraverso la sua professione, svolgendo un servizio sociale partendo dal presupposto che così come Sant’Agostino ci ha insegnato, il potere è un mezzo per servire gli altri e non se stessi, aggiugeremmo noi. Questo principio dovrebbe valere per tutti coloro ai quali, operando per amministrare o governare un bene sociale, gli vengono conferiti pubblici poteri, ma tra il dire ed il fare c’è sempre di mezzo il mare ed a volte anche l’oceano, come la storia ci insegna. Ciò preposto vogliamo parlare oggi di un militare che ha dato, attraverso il suo esempio, testimonianza dell’essere un generale di Cristo e cioè il generale di brigata e presbitero italiano Gianfranco Chiti.
Egli nato il 6 maggio 1921 in provincia di Novara, dopo una lunga vita trascorsa da ufficiale pluridecorato dei granatieri e dopo essere stato un veterano della seconda guerra mondiale, all’età di 58 anni, dopo essersi congedato, entro’ nell’ordine minore dei frati cappuccini, venendo consacrato sacerdote nel 1982, assumendo il nome di padre Gianfranco Maria da Gignese, dal nome del suo paese d’orgine. Tralasciando l’aspetto biografico che è possibile ritrovare attraverso una ricerca enciclopedica, quello che vorremmo sottolineare è l’importanza di questa scelta, da parte di un soldato, ed in particolare, come in questo caso, di un soldato rivestito da un alto grado. Non si può non denotare il grande spirito di umiltà che lo spinse a diventare un umiltà servitore di Cristo e per questo un suo soldato, partendo dal presupposto che davanti a Gesù, a prescindere dal grado rivestito, siamo tutti suoi umili soldati. Egli non scelse di restare ancorato ai benefici scaturenti dall’appartenza al suo rango, ma sposando in pieno gli insegnamenti di Gesù, scelse di mettere a disposizione la sua figura regale, calandosi nei panni di un umile frate cappuccino, per compiere opere nel nome di Gesù Cristo. Ecco cosa davvero significa aver capito la vera essenza della vita, che non e’ solo fatta per essere serviti, ma principalmente per servire gli altri. Perché se oggi ci sono coloro che professano il motto” Lei non sa chi sono io!” Un giorno queste stesse persone che oggi, ordinano, valutano e giudicano gli altri e la loro vita con questo apodittico motto, un giorno si troveranno al cospetto di Colui che sapendo bene ciò che essi sono e sono stati, dara’ a loro ciò che realmente meritano.
Meditiamo tutti indistintamente